Per libri e per scritture

Mar 11

Va bene, ve lo dico. Mi imbarazza un po’ raccontarvelo, ma ho scritto un libro che si intitola Per libri e per scritture. Una passeggiata per la storia. Editrice Bibliografica l’ha pubblicato nel 2012 nella collana Conoscere la biblioteca.

Lo scopo della collana è quello di arrivare alle persone che meno frequentano le biblioteche, e per questo l’editore predilige un tono colloquiale e un soddisfacente (per chi legge) taglio divulgativo. Sarebbe bello anche che i libri pubblicati arrivassero in mano a coloro, bibliotecari, insegnanti.., sempre alla ricerca di motivazioni e idee per trasmettere l’importanza dei libri e il divertimento che spesso viene dal frequentare una biblioteca.

Il mio compito era di parlare dei fondi librari antichi e così ho pensato di inventarmi una passeggiata per i luoghi della scrittura e dei libri. Ho cominciato nei palazzi di governo e ho proseguito per librerie, mercati, tipografie, scuole e piazze. Nelle piazze mi sono divertita moltissimo tra ciarlatani predicatori e cantastorie, mangiando cibo da strada, ma poi ho concluso la giornata in casa, a leggere diari e lettere, e ricette di cibi quotidiani. Anzi no, la vera conclusione del libro e della passeggiata è in biblioteca, dove tutte le scritture, i libri e le vite di chi ha scritto, letto e di chi non ha potuto farlo sono conservate.

Se lo vorrete leggere e farmi sapere che ne pensate, mi farete contenta. Grazie

Per libri e per scritture

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Ho scritto a Fabio Fazio (e non mi ha ancora risposto)

Gen 20

Non è strano, direte voi: “Chi sei tu che pensi di avere risposta da FF in persona, chi ti credi di essere!” Vero, avete ragione sicuramente.

Comunque ci ho provato. Ho pensato: vedi mai che una piccola provocazione che porti l’attenzione su tutti coloro che lavorano nei beni culturali, inventandosi anche vere e proprie forme di sopravvivenza pur di continuare a produrre cultura, non sia una buona cosa…

Per ora pare che non funzioni… ma se mi risponde ve lo faccio sapere.

Se nel frattempo avete suggerimenti per rafforzare il messaggio, ve ne sarò grata e magari ci riproverò…

Gentile Fabio,

deve sapere che anch’io ho scritto un libro. Anzi, tre. Allora un mio amico mi ha detto “dovresti andare da Fazio”, e naturalmente ho risposto, per celia, “certo, perché no? adesso gli scrivo”, tirandogli una bella pacca energica sulla spalla…

Ma poi ho pensato, perché no?
Con l’avanzare dell’età sono diventata più sfacciata e il mio slogan preferito è ‘non si sa mai nella vita’, dunque eccomi qui.

Lavoro con e sui libri antichi, con una particolare attenzione ai manoscritti. Li studio, li catalogo, li valorizzo, come si dice oggi, e lo faccio da libera professionista. Che cosa questo significhi nel dettaglio, potrei scriverlo in un libro (un altro), in cui alcuni capitoli sarebbero di certo sorridenti di ironiche sfumature, altri, decisamente, no. 

Tra le mie attività di valorizzazione dei libri antichi, preferisco quella che faccio nelle scuole e nelle biblioteche: laboratori, incontri, conferenze, rivolti ad adulti ma soprattutto ai bambini.

Ho scritto due libri per ragazzi insieme a Roberto Piumini, che conoscerà come importantissimo autore per bambini e adulti, e che ho coinvolto nel mio progetto. Con questa collaborazione ho inteso fornire una doppia chiave per entrare nel mondo dei libri, quella delle storie e quella della Storia. Sono libri usciti nel 2009, il primo, sulla scrittura e sui manoscritti fino all’invenzione della stampa, e nel 2010 il secondo, sui libri a stampa da Gutenberg agli ebook.

Posso stupirla con effetti speciali perché ‘incredibilmente’ vendono perfino in libreria! Certo, vengono usati perlopiù da insegnanti e bibliotecari, ma sono letti volentieri dai bambini, per loro stessa ammissione, e da adulti curiosi.

Il primo, che si intitola L’invenzione di Kuta. La storia della scrittura e del libro manoscritto, è stato anche tradotto in Brasile. Ho pubblicato questi libri con Carthusia edizioni, patrocinati dal Centro per il libro del Ministero dei beni culturali, che ne aveva acquistato delle copie. Ne ho scritto un terzo, dedicato alla scrittura a mano dopo la stampa (lettere, diari, memorie scritti da donne, bambini, in condizione di analfabeti, semialfabeti…) ma non si riesce a pubblicarlo perché il Centro non ha altri fondi da dedicare a questa iniziativa e non abbiamo ancora individuato una istituzione che possa sostenere il completamento del progetto.

Dopo queste esperienze, mi è stato chiesto di occuparmi di adulti, per carità, sempre per raccontare di libri… e così ne ho scritto un altro, che è appena uscito, per Edizioni bibliografiche. Un amico saggio mi ha suggerito di scrivere divertendomi e ho provato a farlo, portando a passeggio i lettori nei luoghi della scrittura e del libro.

Nel frattempo, ho scritto alcuni articoli sulla didattica del libro, su come far conoscere e utilizzare i fondi antichi delle biblioteche, che sono un patrimonio dal valore inestimabile (culturale ed economico) e che sono sconosciuti ai più. Ho tenuto corsi per educatori di varie regioni e ho una docenza a contratto all’Università di Trento.
In novembre ho presentato domanda, titoli e pubblicazioni all’Abilitazione scientifica nazionale per i docenti di seconda e prima fascia. L’ho fatto per tener fede al mio slogan, che non si sa mai nella vita, ma so che non una di queste mie attività verrà presa in considerazione perché non sono abbastanza scientifiche. Così come molto probabilmente non verranno presi in considerazione i cataloghi di manoscritti che ho curato, a stampa e online.

Sì, faccio molte cose, come la maggior parte dei liberi professionisti nei beni culturali, che per poter condurre una vita dignitosa devono lavorare a quattro o cinque progetti grossi e ai vari corollari.

A mio figlio sto insegnando però che è l’unica chance in questo periodo storico: (almeno) tentare di fare un lavoro che piace, di seguire le proprie inclinazioni ché forse è l’unica possibilità che si ha di riuscire. Sperando che ciò accada con uno stipendio fisso, anche se non sempre (quasi mai nei beni culturali, e non solo ora) è possibile.
Tralascio i problemi di questo modo di vivere per cui io e chi lavora come me viene quasi accusato di essersi procurato, e ciò perché, non serve che lo ricordi, nessuno o ben pochi riconoscono una ricchezza e una vitale importanza alla cultura. Se poi professori universitari, ‘intellettuali’ e simili la sviliscono con giochi di potere e becere performances, come si può dare torto a chi ritiene la cultura inutile?

Ho conosciuto recentemente un professore dell’Università di Leeds, il quale mi ha raccontato che le Università in Gran Bretagna ricevono fondi solo se nei loro progetti c’è una parte legata alla divulgazione: devono dimostrare di essere utili alla comunità. Non è estremamente civile questo? Non è il modo giusto per fare cultura? Qui, pensi, capita che si organizzino seminari internazionali che non vengono pubblicizzati e a cui non assiste nessuno, col risultato che gli studenti e gli studiosi non conoscono altro se non le proprie piccole ricerche, che non esiste confronto, in poche parole, che si dimostra di essere in effetti inutili per la comunità.

Ma torniamo a noi. La proposta è questa: mi inviti a parlare dei libri antichi, di quanto possano essere interessanti, di quanto la loro storia potrebbe esserci utile. Del fatto che noi possiamo conoscere noi stessi conoscendo il passato, che la storia di oggi e del secolo scorso non si può spiegare senza conoscere ciò che accadde prima, che il libro è vita. Che quelli che noi abbiamo per le mani ora hanno una vita simile a quelli di mille anni fa. Che non dobbiamo scegliere tra ebook e libri di carta perché possiamo usare tutti e due. Perché dovremmo rinunciare a essere migliori e capaci di usare due strumenti diversi?
E anche di come sia possibile fare ‘politica’, nell’antica accezione, insegnando ai piccoli e ad alcuni grandi che è necessario porsi delle domande…

Caro Fabio, accetti la sfida, e mi inviti anche per far conoscere al suo pubblico che c’è moltissima gente che fa cultura con completo sprezzo del pericolo (altro che Indiana Jones, che aveva una cattedra all’università, peraltro), e di cui nessuno conosce i volti, ma nemmeno il valore del loro lavoro.

La ringrazio della pazienza con cui avrà letto questa lettera e le auguro buon lavoro.

Adriana Paolini

 

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Orgoglio e pregiudizio… in classe

Nov 03

Ovviamente il romanzo di Jane Austen non c’entra alcunché, soprattutto perché il tema di questo post riguarda le mie prime lezioni del corso in università.

Eppure ho sperimentato con ORGOGLIO un approccio un po’ sui generis con i miei studenti contro il PREGIUDIZIO loro e dei miei colleghi.

Il corso di quest’anno è su testo e immagine nei libri antichi. È un argomento che mi interessa da tempo, sul quale ho pensato diversi progetti, di varia natura, e credo sia arrivato il momento di condividerlo con qualcuno: per esempio con gli studenti del corso di Codicologia alla laurea Magistrale dell’Università di Trento.

Questi ragazzi sono obbligati a seguire il mio corso: fa parte del loro curriculum ma non è detto che il loro indirizzo di studi preveda l’epoca medievale. Ma un libro è per sempre, e dovunque, e comunque, e il metodo storico è applicabile sulle fonti antiche come su quelle moderne. Nel tempo ho trovato le strade per comunicare questo e altro, e lavorando con loro in biblioteca sui manoscritti di certo qualche risultato l’ho ottenuto. Ma quest’anno è speciale…

Quest’anno alla prima lezione ho saccheggiato la mia libreria e ho portato in classe una ventina di libri illustrati: per bambini, per ragazzi, per adulti. Illustrazioni per testi classici, illustrazioni per racconti originali, testi per illustrazioni… Ho portato anche Il libro nero dei colori (Menena Cottin, Rosana Farìa, in Italia edito da Gallucci), un libro illustrato per non vedenti.

All’inizio i ragazzi sono rimasti un po’ spiazzati, quasi sospettosi, poi hanno cominciato a guardare questi libri bellissimi. Hanno scoperto che le forme dei libri sono assai diverse, che cambiano a seconda del loro obiettivo e dei loro lettori: scritture illustrazioni materiali dimensioni colori… Hanno osservato come cambiano gli equilibri tra i testi e le illustrazioni, la loro posizione nella pagina…

Hanno imparato che esistono i colophon dove si trova il nome di tutti coloro che si sono occupati di quel libro.

Hanno scoperto che un libro è molto di più di un oggetto che contiene un testo, hanno scoperto qualcosa in più sul mondo dell’editoria e della lettura (dicevano di non saperne niente). Credo che guarderanno i loro libri con occhi diversi adesso..

Quello che mi ha fatto più piacere è che pian piano si sono fatti prendere dalla curiosità e hanno cominciato a far domande, e a tentare di dare delle risposte. Avere poi questi libri per le mani li ha di certo rallegrati, divertiti.  Sono entrati in contatto con un mondo che pochissimi di loro conoscevano e che legavano solo alla loro infanzia.

Nella seconda lezione ho parlato del concetto di immagine tra tardo antico e medioevo. Qualche collega ha commentato che era ora che ci fosse una lezione seria, che mica possono solo sollazzarsi…

Non sa che lunedì porterò la mia classe a fare un percorso sulle scritture esposte, per parlare di scritture come immagini, di linguaggi comuni, di signori dello spazio grafico e di pubblico, e che ai libri antichi arriverò solo alla quarta lezione…

Lo so che insegno codicologia, e vi prometto che farò codicologia nelle prossime lezioni. Ma forse si può cominciare a trasmettere l’interesse (e poi l’amore) per i libri antichi a cominciare da quelli moderni. E amore e interesse si trasmettono attraverso la conoscenza e la sollecitazione di punti di osservazione diversi. O no?

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Giocare con le parole a S. Cataldo

Ott 28

Di nuovo S. Cataldo?! Mi direte. Certo che sì! Dico io.

Se una relazione, un’amicizia, uno scambio prosegue anche dopo un ‘semplice’ incontro sulla storia della scrittura, non può che far bene al cuore e alla mente. Ed è anche la dimostrazione che parlare di storia e di scrittura muove emozioni e idee.

All’incontro di maggio con la maestra Ninfa Quattrocchi e le quarte elementari del 2° Circolo didattico di S. Cataldo (Caltanissetta) ci siamo divertiti tutti moltissimo, e così, dopo, maestra e bambini mi hanno chiesto di collaborare con loro a un progetto sulle parole…

Ed eccolo qua! Dopo un anno intero a lavorare su limerick e non-sense, i bambini delle quarte hanno inventato, composto, elaborato dei bellissimi giochi di parole che poi sono stati pubblicati in un libretto intitolato “Giocare con le parole”.

Con molto orgoglio ho partecipato anch’io con uno scrittino che loro hanno voluto mettere come presentazione. Per me, vi assicuro, è stato un onore, un grandissimo onore.

E poi, la verità è che adoro giocare con le parole, e con i loro suoni: è uno dei divertimenti più stuzzicanti per me. Giocare insieme a questi vivacissimi bambini e alla loro straordinaria maestra, mi ha dato un gusto ancora più grande.

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Il fascino del potere: la Bibbia atlantica di Trento

Ott 14

A Trento, presso il Museo diocesano tridentino, è conservato uno dei manoscritti più affascinanti e interessanti del patrimonio librario trentino: la Bibbia atlantica, cod. 326, risalente alla metà del XII secolo. E’ possibile ammirarlo nella sala codici del Museo, ma a breve farà parte del percorso di una mostra dedicata al principe-vescovo Federico Vanga: Un vescovo, il suo tesoro, la sua cattedrale. La committenza artistica di Federico Vanga (1207-1218) (dal 14 dicembre 2012 al 7 aprile 2013).

Sono stata coinvolta dal curatore per scrivere una scheda di descrizione da inserire nel catalogo, ma è molto tempo che desidero studiare questo manoscritto.

Entrare nel vivo di un codice significa scoprirne i colori, l’odore, la fattura dei materiali, come anche il lavoro degli intellettuali e degli artigiani che hanno partecipato, il loro impegno, la loro fatica. Per me è anche ricostruire la ricerca che quegli intellettuali e quegli artigiani hanno fatto di oggetti e di parole, usati per ottenere l’effetto migliore, una soluzione efficace per arrivare al risultato che desideravano raggiungere.

Significa indagare i mezzi e gli obiettivi di un’operazione che, in particolare per questa tipologia di libri, è stata anche politica, oltre che culturale e religiosa.

“Le Bibbie atlantiche, infatti, sono dette così per le grandi dimensioni e sono legate alla riforma gregoriana della seconda metà del sec. XI.

Tra le diverse iniziative per restaurare l’autorità della Chiesa, che era stata avviata già dai papi precedenti a Gregorio VII, in difesa e contro le ingerenze imperiali, era stata prevista anche l’elaborazione di strumenti di lavoro (libri liturgici, raccolte giuridiche), preliminari alla redazione di nuove norme. La necessità di fornire la corretta interpretazione delle Sacre Scritture portò all’edizione di un testo che venne poi ‘affidato’ a queste nuove, mirabili dimensioni dei codici.

Gli studiosi indicano tre fasi nella produzione di Bibbie atlantiche: la prima negli anni ’50-’60 dell’XI secolo; la seconda negli anni ’70-75 e la terza tra il 1080 e il 1120. La provenienza comune è l’Italia centrale: area umbro-romana per le prime due versioni, e toscana per la terza. Ormai, però, l’intento riformatore era esaurito, e forme eleganti e grandi dimensioni erano scelte per onorare i destinatari.

Il codice di Trento, di cui è conservato solo il secondo volume, sembra risalire a quest’ultimo periodo, ma in realtà non è nota, per ora, documentazione che ne chiarisca l’origine.

Della storia del codice è documentabile solo la presenza a Trento dal 1746, come si legge nell’inventario dei libri della Biblioteca Capitolare”.

Questo è un brevissimo estratto dalla scheda che consegnerò, ma state certi che vi terrò aggiornati.

Chi si è incuriosito può dare un’occhiata al catalogo Le Bibbie atlantiche. Il libro delle Scritture tra monumentalità e rappresentazione, a cura di Marilena Maniaci e Giulia Orofino, [Milano], Centro Tibaldi, stampa 2000.

 

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Ambassadors of the book in Antwerp

Ago 04

Ambassadors of the book. Competences for heritage librarians. È il titolo di un convegno che si è tenuto nel febbraio di quest’anno, organizzato dalla dipartimento Biblioteca e scienza dell’informazione dell’Università di Anversa, dalla Biblioteca Flanders Heritage and dalla École nationale supérieure des sciences de l’information et des bibliothèques (ENSSIB, Lyon), in collaborazione con FARO – Flemish interface centre for cultural heritage, e sotto gli auspici dell’IFLA Rare Books and Manuscript Section, del LIBER Steering Committee for Heritage Collection and Preservation, and the Consortium of European Research Libraries (CERL).

La richiesta degli organizzatori si rivolgeva a tutti coloro che avessero idee o esperienze che potessero arricchire le competenze, già di alto profilo, dei bibliotecari conservatori.

Sono andata anch’io – è stata la mia prima esperienza internazionale (e spero ce ne saranno altre perché mi sono divertita moltissimo) – e ho presentato i miei progetti sui corsi rivolti a bibliotecari ed educatori per la valorizzazione dei libri antichi attraverso la didattica.

C’erano relatori da biblioteche e università prestigiose di tutta Europa, ma anche dagli Stati Uniti. Ognuno ha portato la propria esperienza e ha proposto idee su cui lavorare: dall’uso della tecnologia (digitalizzazioni o uso della rete, a cominciare da facebook), al miglioramento dei servizi al pubblico, alla collaborazione con le scuole.

Gli atti verranno pubblicati nel prossimo volume della serie verde dell’IFla, pubblicati da De Gruyter-Saur, ma vi propongo in anteprima il mio testo Paolini_Writings and books

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Kuta a Firenze

Lug 25

Nell’aprile del 2010 ho incontrato anche i bambini di Firenze presso la biblioteca delle Oblate, insieme a Teresa Porcella, Ilaria Maurri di Carthusia e Giovanna Lazzi, direttrice della Biblioteca Riccardiana

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