Lab≠ legge il Canto V dell’Inferno

Ott 24

Lab≠ legge il Canto V dell’Inferno

Lab≠ (Laboratorio disuglianze) è un gruppo aperto, agerarchico, laico, acategoriale, all’interno del quale vogliamo proporre un’analisi collettiva del linguaggio e dei discorsi al fine di far emergere le complessità di ciò che si dà per scontato.

Il tema di riflessione è sempre aperto, la confusione non è esclusa, non c’è un obiettivo di lotta specifico ma la costruzione di temporanei punti di fuga. Consideriamo uno stimolo l’esperienza situazionista, la fluidità, l’inaspettato, la circolarità.

Il canto quinto dell’Inferno di Dante l’abbiamo riletto e riscoperto con occhi nuovi, ormai adulte, dopo averlo fatto a scuola per la prima volta. Abbiamo realizzato un prodotto che è diventato quasi uno ‘strumento’ per conoscere meglio noi stesse, ognuna nel suo intimo ma in relazione con le altre, aperte al dialogo con l’esterno.

Un ringraziamento va al prof. Christoph Mayer, della Technische Universitaet di Dresda, e all’Italien Zentrum Dresden per averci coinvolto nel progetto ‘Al Dante’ – 100 x 5 Minuten Dantes Commedia

 

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Donne e studio

Ott 17

Donne e studio

Saper riconoscere l’operato di una donna è sempre molto difficile, e lo è per le donne e per gli uomini. Si leggano, a esempio, i titoli dei giornali degli ultimi giorni: le scienziate vincitrici del Nobel per la chimica sono diventate “Thelma e Louise”, quella per la fisica è soprattutto una madre e per la letteratura erano in lizza “Murakami e una donna”. Per spiegare questo fenomeno si indicano vaghe motivazioni ‘culturali’ forse derivanti da questioni psicologiche, insicurezza, complessi di inferiorità, mescolate ai tradizionali stereotipi di genere in cui cadono anche i migliori. A questi motivi si può aggiungere un’abitudine, quasi una tentazione, a limitare le donne in ruoli – in primis quello materno – che si ritiene impediscano il successo in altri ambiti. Per esempio, nello studio.

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Future Ruins 2022

Set 23

Future Ruins 2022

Una finta conferenza stampa per presentare la Biennale di arte contemporanea “Future Ruins 2022”. Finta, sì. Una “falsa” conferenza per denunciare problemi reali, quelli della cultura e in particolare dell’arte contemporanea. Nella Sala delle quattro colonne del Palazzo delle Poste a Trento, sabato 12 settembre, la performance in forma di conferenza stampa istituzionale pensata dal collettivo Museo Wunderkammer (Giusi Campisi e Luca Bertoldi) ha proposto una «riflessione su quei beni culturali che diventano rovina a causa del conflitto tra interessi pubblici e privati, sulle politiche territoriali basate sulla produzione di eventi, che, quando sopravvivono brandizzano la città, e, quando falliscono, lasciano precariato e rovine». Perché al Palazzo delle Poste? Perché il Palazzo è chiuso da 13 anni, da quando è stata smantellata l’esposizione di “Manifesta 7”, la Biennale europea di arte contemporanea che nel 2007 era stata organizzata in Trentino Alto Adige. Grazie al progetto “Atlas curae”, dell’Associazione H2+, curata da collettivo Mavi (Veronica Bellei e Francesca Piersanti), il Palazzo resterà aperto fino al 27 settembre.

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