Scripty Manent e la scritta misteriosa

Giu 29

IN ANTEPRIMA MONDIALE, siamo lieti di pubblicare la prima puntata di una straordinaria storia che vedrà come protagonisti Scripty Manent, l’avventurosa studiosa della scrittura, la sua amica Priscilla Verbavola e il terribile professor Giocondor…

 L’INVITO

Gent.ma dott.ssa Scripty Manent

Via Papirini 10

CITTA’ TI MERAVIGLI

 

Mia cara Scripty,

permettimi di darti del tu.

Da quando ci siamo conosciuti, l’anno scorso, ho continuato a seguirti nei tuoi studi e a leggere le tue storie. Ora, però, è giunto il momento di scriverti.

No, non sentirti sopraffatta dall’emozione. Capisco che ricevere una lettera autografa del famoso professor Giocondor può far girare la testa, ma perfino un grand’uomo come me può abbassarsi e scrivere a una collega più giovane e del tutto sconosciuta. Quindi, attenua i battiti del tuo cuore e sta’ serena …

So che ami stare tra le carte antiche e moderne, che addirittura hai la passione di studiarle e raccontarle (non so come tu possa resistere con tutta quella polvere… io mando sempre i miei studenti in archivio al posto mio!). Ed ecco che ho l’onore, il privilegio, il potere e il piacere di invitarti alla Veramente Grande Conferenza Sulla Scrittura che si terrà il mese prossimo nella nostra bella città Ti Meravigli.

L’invito ti giunge su una lettera di carta perché mi pareva, a me che sono di una sensibilità superiore alla media del genere umano, il modo più adeguato per farti conoscere la gioia di un tale evento. In questi tempi tecnologici, sono forse uno dei pochi rimasti a scrivere lettere a mano.

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Una super-mostra a Bolzano!

Mag 24

Purtroppo è già terminata, ma niente paura! Ho le foto.

Sto parlando della mostra ‘Noi ri-scriviamo la storia. La scrittura ieri e oggi’ che i ragazzi delle prime classi delle medie “Ugo Foscolo” di Bolzano hanno allestito nell’atrio della scuola.

Non lo dico perché è la mostra che ha concluso i percorsi fatti con me, anche se ne sono molto orgogliosa, ma perché tutti sono stati davvero in gamba. Certo, le straordinarie insegnanti e la fantastica bibliotecaria Alessandra hanno coordinato energie e idee, ma tutti i ragazzi hanno partecipato all’allestimento con molto impegno.

Avreste mai pensato che la storia della scrittura potesse scatenare tanta creatività?

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Che rivoluzione!

Mag 14

Che rivoluzione! Il titolo che avevo scelto per il libro dedicato alla stampa e ai bambini, ha dato il nome anche al corso dedicato alla storia del libro che quest’anno terrò presso il Museo diocesano tridentino di Trento. Anzi, che ho appena cominciato, per la precisione.

Ieri ho mostrato alcuni dei codici medievali del Museo a un gruppo piuttosto numeroso di ascoltatori pazienti e curiosi, che mi ha sollecitato con molte domande e che spero di non aver tediato troppo. Ho raccontato loro di oggetti e testi, di scritture e segni, ma soprattutto di persone, di artisti e artigiani, di lettori. Di persone, cioè.

Se le storie sono piaciute, lo scoprirò solo martedì prossimo… se qualcuno avrà il coraggio di tornare…

Ogni anno ci si stupisce delle tante persone, di ogni età, che si iscrivono a un corso di storia del libro, ma non è che la dimostrazione dell’enorme bisogno, dell’esigenza di conoscenza che c’è. In particolare, la necessità e il desiderio di conoscere la propria storia, il proprio patrimonio culturale.

Coloro che avranno il coraggio di arrivare fino in fondo alle cinque lezioni, scopriranno con me una piccola parte del mondo dei libri, in particolare quella che tra Quattro e Cinquecento vide l’epocale passaggio dal libro manoscritto e il libro a stampa.

Qui trovate il programma, casomai ci fosse qualche ritardatario…

 

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Cosenza e Bernardino Telesio

Apr 13

Legato al post dedicato al Censimento delle cinquecentine del filosofo Bernardino Telesio, vi propongo ora un mio articolo uscito qualche giorno fa sulla Gazzetta del Sud in occasione dell’inaugurazione del Centro Studi Telesiani a Cosenza.

Ho capito subito che essere coinvolta nel Censimento delle Cinquecentine con le opere di Telesio sarebbe stata una preziosa opportunità per me e la mia collega Giliola Barbero. Lo studio delle opere, e dei libri che le contenevano, di un intellettuale importante per la cultura calabrese, quanto per quella italiana ed europea, era una sfida per mettere a frutto le nostre competenze e acquisirne di nuove.

Che cosa sia un censimento non è semplice da spiegare, eppure è un lavoro importante, grazie al quale si può conoscere la diffusione di un’opera e valutarne l’impatto culturale in un dato momento storico. Si può verificare il successo di un libro, di fronte a un numero abbondante di copie, o al contrario chiedersi che cosa ci sia dietro una scarsa diffusione, o nella concentrazione di presenze in un certo luogo, oppure nella diffusione di un’opera in particolare in un determinato periodo.

Si considerino in questa prospettiva le opere di Telesio, che hanno dato avvio a una svolta nel pensiero filosofico-scientifico dell’epoca moderna, opere critiche nei confronti delle teorie accreditate, e ricche di argomenti ‘rivoluzionari’, tanto da essere messe all’attenzione della commissione dell’Indice dei libri proibiti, perché venissero corrette: «in Indice prohibitus donec corrigatur». È pensando a questo che si può avere più forte la consapevolezza dell’importanza del lavoro che il Centro Internazionale di Studi Telesiani sta portando avanti.

Organizzare un censimento coinvolgendo istituti culturali italiani e stranieri non è stato banale: bisognava capire che cosa già si conoscesse e dove si potesse cercare qualcosa di nuovo. Abbiamo consultato centinaia di cataloghi di libri pubblicati a stampa e migliaia online, compresi quelli delle biblioteche asiatiche e africane; sono state spedite quasi tremila lettere e mail solo in Italia, e con altrettante missive abbiamo raggiunto i bibliotecari di tutta Europa e degli Stati Uniti.

Determinante e prezioso il coinvolgimento dei bibliotecari, nella maggior parte dei casi assai disponibili nel fornire informazioni. Coloro che non avevano libri da farci consultare ci hanno scritto lettere di sincero rammarico per la mancata partecipazione al progetto.

Dopo aver individuato oltre 670 esemplari, abbiamo viaggiato alla ricerca dei libri e delle storie che quei libri potevano raccontarci dal vivo. Da Milano a Lecce, da Padova a Messina, e poi Roma, Firenze, Napoli, Bari, per dirne alcune, e naturalmente Cosenza, e la Calabria tutta; e poi all’estero, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Russia, e non solo. Il contatto con chi custodisce i nostri preziosi fondi antichi è stato spesso interessante, e non solo dal punto di vista scientifico. Per la prima volta, abbiamo avuto la possibilità di entrare in piccole biblioteche, aperte solo per noi, o nelle grandi istituzioni antiche, sempre emozionanti da visitare.

I viaggi all’estero ci hanno dato la possibilità di confrontarci con modi diversi di intendere la cultura e sono stati spesso avventurosi, nei sotterranei dei Colleges inglesi e nella Biblioteca reale del Diamante Nero di Copenhagen, o a San Pietroburgo, presso l’Accademia delle Scienze, o nelle biblioteche tedesche.

Ma in un censimento non si deve solo ‘contare’. L’aspetto più interessante è in realtà capire come quei libri siano stati usati, a chi siano appartenuti e perché. Il lavoro di ricostruzione della circolazione dei libri avviene attraverso lo studio delle note di possesso, degli ex-libris e delle legature , che a differenza delle copertine di oggi, venivano scelte dall’acquirente e dunque possono darci informazioni preziose sui loro possessori. Coloro che avevano Telesio in biblioteca erano scienziati, medici, filosofi, forse curiosi, collezionisti appassionati di scienze, di certo erano persone colte. Li conosciamo dalle tracce che hanno lasciato sui libri, sui frontespizi o sulle legature: a volte, sullo stesso esemplare si leggono i nomi dei proprietari e lettori che si sono succeduti nel corso del tempo. Spesso l’ultimo si è preoccupato di cancellare il precedente, ma quando siamo fortunati e riusciamo a leggerli tutti, allora possiamo tentare di indovinare il ‘cammino’ di quel libro.

Su una delle edizioni del De rerum natura del 1570 conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze troviamo addirittura quattro nomi: quello del cardinale Scipione Gonzaga (1542-1593), che divenne principe dell’Impero nel 1585; quindi un certo Bernardo Guana, di epoca cinquecentesca, poi Francesco Bonamico e infine depennata ma ancora leggibile è la nota di Paolo Chiapperini, medico o fisico di Firenze, sembrerebbe anch’egli della fine del Cinquecento. Sono prestiti o doni? O forse acquisti? Quando (e se) sarà possibile delineare con più forza i profili dei personaggi meno noti, forse si potrà dare una risposta più convincente.

Alcuni erano affascinati dalle teorie di Telesio, altri lo studiavano per avversarlo con più forza, come dimostra la sua presenza nella sezione dei libri proibiti delle biblioteche ecclesiastiche, e in generale in conventi e monasteri, capitoli e cattedrali, dove per leggere le sue opere era necessario chiedere il permesso ai superiori, come a volte viene precisato sui libri stessi.

Ma lo dimostrano anche le fitte note marginali di alcuni lettori che hanno criticato e ragionato sui suoi scritti, come sull’esemplare della Biblioteca dei Lincei e Corsiniana di Roma, dove una mano a lui contemporanea ha segnato e contraddetto molti dei passaggi più delicati.

Grazie a questo lavoro, anche alcuni problemi che si davano per risolti vengono riproposti alla luce di nuove conoscenze, altre nuove questioni verranno invece proposte ma solo parzialmente risolte, bisognose di studi specifici e di ricerche particolari.

E pure si riesce a dimostrare con più evidenza quale influenza abbiano avuto le sue idee sugli studiosi che a lui si ispirarono, come per esempio in Inghilterra. Qui la quasi totalità delle opere di Telesio arrivò all’inizio del Seicento e circolò con un certo successo tra gli intellettuali che seguivano Francis Bacon, importante filosofo di quegli anni. Sorprendente è stato, poi, trovare una testimonianza di quell’interesse inglese per Telesio, anche a Madrid. Nella biblioteca del Palacio Real, infatti, è conservata l’opera telesiana del 1565 acquistata da don Diego Sarmiento de Acuña (1567-1626), conte di Gondomar a Londra, dov’era ambasciatore del re spagnolo Filippo III, proprio nei primi anni del ‘600: forse affascinato dal fervore culturale che avvertiva intorno a sé, volle in qualche modo parteciparvi, con il possesso del libro.  Lavorare al censimento ha significato, dunque, individuare e ricostruire relazioni e scambi di idee e di libri, che portarono a un progresso. Tutto questo adesso dovrà prendere corpo nel Catalogo dedicato. Descrizioni, letture e ipotesi di ricostruzioni storiche dovranno essere discusse e rese disponibili e accessibili in uno strumento che auspichiamo prezioso per la comunità scientifica, e di lustro per la città di Cosenza.

http://rassegna.unical.it/rassegna/locale/speciale-il-censimento-delle-opere-un-avventura-cu/

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Beautiful Beautiful Copenhagen!

Mar 29

Quando ho saputo che sarei andata a Copenhagen non mi sono potuta trattenere dal cantare come Danny Kaye. Chissà se qualcuno si ricorda il film dedicato a Hans Christian Andersen del 1952, Il favoloso Andersen, era il titolo in italiano. L’ho visto da ragazzina (e non certo in prima visione!), e di quel film in effetti ricordo solo la canzone, e Danny Kaye, che mi piaceva tanto.

Martedì 1 aprile partirò per partecipare alla 15ma conferenza sul manoscritto, organizzata dall’Università di Copenhagen, per parlare a un consesso, mi dicono, di circa 150 persone, del mio progetto per un catalogo ragionato sui manoscritti della Grande Guerra, conservati presso l’Archivio della scrittura popolare di Trento.  Per coloro che sono interessati, posterò il testo fra qualche giorno…

Naturalmente in queste settimane ho lavorato sulla relazione e sulla presentazione con immagini dall’Archivio che mi farà da ‘sottofondo’, ma mi sono preparata al viaggio, come faccio sempre, anche attraverso altre piccole divertenti attività.

Per prima cosa mi sono procurata una cartina, rigorosamente di carta.., di quelle da aprire in mezzo alla strada senza essere capaci di ripiegarla correttamente e da buttare nella borsa così come viene… Ho individuato albergo, luogo della conferenza, e il Diamante nero, che è uno dei palazzi della Biblioteca Reale di Copenhagen, dove andrò a consultare delle cinquecentine (anche lì, sì, anche lì).

Quindi mi sono riletta le favole di Hans Christian Andersen, poi un paio di gialli. Uno, piuttosto divertente, di Dan Turell (in cui ho trovato la descrizione di una zona nominata anche nelle favole, la Rotonda, e mi sono sentita tanto intima della città…), e l’altro, pieno di suspence, di Anders Bodelsen.

Ora sto leggendo i racconti di Karen Blixen.. e anche la guida di Copenhagen… Non vorrete mica farmi solo lavorare!?!

Per il momento vi saluto, devo esercitarmi nella performance… Al mio ritorno avrete testi e racconti, e se riesco anche qualche foto.

Farvel!

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Datemi un ‘qualcosa’, ché ho bisogno di scrivere…

Mar 15

– Un qualcosa che?

– Uno spazio, un materiale, qualcosa, per favore, ché non riesco più a trattenermi, devo scrivere!

-Sì, ma che cosa devi scrivere? A chi? Quante persone devono leggere quello che hai in mente? È un pensiero che deve durare o deve essere subito fatto sparire?

È uno scritto ufficiale? Personale?

Che cosa hai a disposizione? Hai carta? Penna? Una matita? Un coltellino svizzero? Niente? Le mani, hai le mani. E su che cosa vuoi scrivere?

 

Avete mai pensato che in maniera più o meno consapevole, sappiamo sempre che cosa usare per scrivere ciò che vogliamo dire? Siamo così abituati a trattare la scrittura e la comunicazione che sappiamo sempre quale materiale e strumento scrittorio scegliere perché il nostro messaggio sia efficace. Lo sappiamo ma la mancanza di consapevolezza (è infatti di più un’abitudine) non ci permette di sfruttare le potenzialità che la scrittura ci offre.

A guardare la storia della comunicazione scritta, si assiste a una sperimentazione continua da parte dell’uomo di trovare il materiale giusto e il luogo adatto per trasmettere e diffondere il proprio messaggio.

Dapprima si usa ciò che si ha a disposizione, a cominciare dal proprio corpo (ma dove li scrivete i numeri di telefono che quelli carini vi dicono al volo?), poi si raccolgono pezzi di corteccia e si incidono (e non lo faranno per esempio anche i soldati che scrivono dalla Siberia?), si disegna e si scrive sulle pareti di caverne ed edifici (e non lo facciamo anche adesso?).

Si fanno tavolette d’argilla, pesanti e poco adatte alla circolazione, e si depositano in biblioteche, si fanno rotoli di papiro, più leggeri più semplici da maneggiare, ma non troppo comodi da scrivere e da leggere.

Si usano materiali grezzi e altri dopo averli lavorati. Si scelgono materiali poveri o preziosi e si affidano loro messaggi diversi. Un testo sacro o una lettera a un amico avranno supporti diversi, è indubbio.

E poi c’è la storia della pergamena, più semplice da procurarsi rispetto al papiro. Oh guarda, permette anche una diversa forma di libro. E la carta? All’inizio non dà tanto affidamento: è leggerina… Certo che però, costa molto meno…!

Se dovessimo far leggere il nostro messaggio a più persone possibili e farlo durare il più a lungo possibile, dove lo scriveremmo?

Se volessimo far arrivare un messaggio velocemente a tante persone su quale materiale lo scriveremmo? Sì, lo so, questo è un discorso fuori dal tempo, abbiamo telefoni, pc e mille altri dispositivi elettronici. Sì ma che cosa resta dei nostri pensieri affidati a quei mezzi?

Scrivere sui muri resta ancora la forma più efficace di comunicazione, qualsiasi sia il tipo di messaggio, politico, celebrativo, di protesta, d’amore…

Su un muro di Roma si può leggere anche questo: «Sono stati in molti a scrivere qui: io solo non ho scritto niente». Ah sì?!

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Sandro Bonvissuto, Dentro

Feb 01

Non faccio recensioni vere, sono pigra.

Del resto leggo tanto e adoro condividere quello che mi piace. Allora ho pensato che qui, nel blog, posso fare proprio questo, condividere le letture che ho gradito. Ecco, il libro di Sandro Bonvissuto mi è piaciuto moltissimo.

Comincio dalla scrittura. Perché l’ho trovata notevolissima. Bella. Posso definirla così? Non so, ho provato un grande piacere già solo nel leggere la lingua, lo stile, le parole, l’italiano che l’autore ha scelto per esprimere racconti ed emozioni. Non c’è solo la storia, in un libro, ma anche il modo di dirla, che rende quella storia importante, affascinante, avvolgente…, e che rende migliore di altri quel libro.

Sandro Bonvissuto la dice in una lingua emozionante. Niente di sofisticato e aulico (grazie al cielo), ma il linguaggio è curato, cercato, forse, eppure ‘naturale’, umano, vero. Entra nell’anima, e nel cervello.

I libro racconta di tre momenti della storia di un uomo, che parla di sé adulto, chiuso in carcere perché ha sbagliato, che parla dei suoi compagni di cella e di questa esperienza con semplicità e forza. Una forza che permette alle parole, e a quel mondo, di arrivare dritti al centro (dell’anima? del cuore? della coscienza?).  Una forza che porta a conoscere situazioni ignote ai più, ma che spinge a riflettere sulla dignità umana, in ogni circostanza. L’unica cosa per cui vale la pena battersi (oltre che per i propri figli).

Il secondo episodio riguarda il primo giorno alle scuole superiori e l’incontro con il compagno di banco. Straordinario. Divertente e delicato, insieme. E io che in questo periodo vedo il mondo degli adolescenti molto da vicino, ho ritrovato atti e parole, e ho ricordato i miei.

L’ultima parte racconta di quando bambino, imparò ad andare in bicicletta grazie a suo padre. Un padre che si dedica al figlio per la trasmissione di questo fondamentale sapere che rappresenta il primo passo verso l’emancipazione dalle gonne e dalle giacche genitoriali, e soprattutto verso l’avventura della vita, che, lo sappiamo, è molto meglio affrontare a cavallo di una bici.

Il cuore si stringe di fronte alla disperazione e alla solitudine dei carcerati, e poi si commuove e si diverte. Insomma, questo libro mi è parso pieno di sorprese, di originalità, e anche di sorrisi, molti sorrisi. Compreso quello di piacere che non ho potuto evitare dopo averlo finito di leggere, anche se ero sul treno davanti a tanta gente stupita di quel sorriso gratuito (ma che da tutti è stato ricambiato…).

«Non è vero che si cresce lentamente e armoniosamente, si cresce tutto insieme. In un giorno. In un’ora. Questa è la storia. Infine imparai ad andare in bicicletta. È stato mio padre ad insegnarmi. Era d’estate, e non avrebbe potuto essere altrimenti».

Sandro Bonvissuto, Dentro, Torino, Einaudi, 2013

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