Ambassadors of the book in Antwerp

Ago 04

Ambassadors of the book. Competences for heritage librarians. È il titolo di un convegno che si è tenuto nel febbraio di quest’anno, organizzato dalla dipartimento Biblioteca e scienza dell’informazione dell’Università di Anversa, dalla Biblioteca Flanders Heritage and dalla École nationale supérieure des sciences de l’information et des bibliothèques (ENSSIB, Lyon), in collaborazione con FARO – Flemish interface centre for cultural heritage, e sotto gli auspici dell’IFLA Rare Books and Manuscript Section, del LIBER Steering Committee for Heritage Collection and Preservation, and the Consortium of European Research Libraries (CERL).

La richiesta degli organizzatori si rivolgeva a tutti coloro che avessero idee o esperienze che potessero arricchire le competenze, già di alto profilo, dei bibliotecari conservatori.

Sono andata anch’io – è stata la mia prima esperienza internazionale (e spero ce ne saranno altre perché mi sono divertita moltissimo) – e ho presentato i miei progetti sui corsi rivolti a bibliotecari ed educatori per la valorizzazione dei libri antichi attraverso la didattica.

C’erano relatori da biblioteche e università prestigiose di tutta Europa, ma anche dagli Stati Uniti. Ognuno ha portato la propria esperienza e ha proposto idee su cui lavorare: dall’uso della tecnologia (digitalizzazioni o uso della rete, a cominciare da facebook), al miglioramento dei servizi al pubblico, alla collaborazione con le scuole.

Gli atti verranno pubblicati nel prossimo volume della serie verde dell’IFla, pubblicati da De Gruyter-Saur, ma vi propongo in anteprima il mio testo Paolini_Writings and books

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Kuta a Firenze

Lug 25

Nell’aprile del 2010 ho incontrato anche i bambini di Firenze presso la biblioteca delle Oblate, insieme a Teresa Porcella, Ilaria Maurri di Carthusia e Giovanna Lazzi, direttrice della Biblioteca Riccardiana

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Paolo Rumiz, La cotogna di Istanbul

Lug 25

Ballata per tre uomini e una donna.

Paolo Rumiz ha scelto il ritmo di una ballata per raccontare (per cantare) la storia d’amore tra Max, un ingegnere austriaco che viene mandato a Sarajevo per lavoro, e Maša, la bellissima figlia di partigiani.

La ballata è una danza, un’armonia, un fluire di parole e di immagini che mi ha coinvolto fino a desiderare di vivere amori tanto profondi da essere disperati (e li conosco, irrinunciabili, visceralmente amati, e maledetti).

La storia mi ha portato in Bosnia, a Sarajevo, nei Balcani e non nascondo che quei luoghi quasi mi hanno spaventato con i loro colori e i loro odori così forti da sembrare (da essere) violenti.

Eppure, come degli amori da follia, ho sentito la nostalgia di quei monti, di quelle città, di quei popoli, anche se non li ho mai visti.

Il racconto mi ha avvolto, mi ha commosso. Mentre chiudevo il libro mi sono sentita felice e anche fortunata di aver trovato una storia così bella e struggente, così viva di poesia.

Fu l’amore fra due giovani

Per un mese per un anno,

quando chieser di sposarsi,

di sposarsi aman aman,

i nemici disser no.

 S’ammalò Fatma la bella

Figlia unica di madre:

per guarir mi porterai,

lei gli disse aman aman,

la cotogna di Istanbùl.

 

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