Il progresso e la ricerca

Giu 14

Il progresso e la ricerca

Da febbraio ascoltiamo disorientati le ipotesi e i ripensamenti di esperti e di scienziati sul Covid-19, ma è davvero faticoso capire che cosa stia accadendo, distratti come siamo da chiacchiere di bassa lega che pretendono di mescolarsi alle discussioni scientifiche. Di sicuro c’è che dobbiamo iniziare una nuova vita e che questa nuova vita va affrontata con cautela. A queste certezze aggiungiamo l’evidenza che il Covid-19 è ancora tra noi, e, soprattutto, che la ricerca su questo virus è ancora in corso.

Poiché i risultati degli studi non sono definitivi, possiamo comprendere le difficoltà degli studiosi, dai quali vorremmo la soluzione e il conforto, che, però, non possono arrivare. Non ancora.

Chi non ha mai avuto occasione di vedere come lavorano gli scienziati, sta forse prendendo coscienza di che cosa significhi fare ricerca. E se invece non vi ha ancora posto attenzione sarebbe meglio che lo facesse.

La nostra quotidianità è data anche da conoscenze che noi diamo per assodate e di cui mai ci siamo chiesti di quale lavoro siano l’esito: l’uso delle medicine, la spiegazione di fenomeni celesti, e anche la ricostruzione storica di alcuni avvenimenti, la narrazione di un’opera d’arte antica, la conoscenza dell’origine di una città e dunque di una comunità.

Che cosa c’è dietro? Come si arriva a ricostruire qualcosa che non c’è più o a definire qualcosa che non vediamo a occhio nudo? La conoscenza si produce partendo dalla necessità di comprensione di un fenomeno, dal desiderio di sapere (conoscenza che genera nuova conoscenza), da una naturale propensione a porre domande per capire il senso della vita, per migliorare le nostre condizioni. Tutto questo, e altro, spinge alcune persone a fare della ricerca il proprio mestiere.

La scelta dell’oggetto da studiare può essere provocata da una congiuntura straordinaria, come nel caso del Covid, per cui l’attenzione di virologi ed epidemiologici si è necessariamente rivolta allo studio del virus, delle dinamiche del suo propagarsi, delle possibili soluzioni di contenimento e delle medicine che potrebbero contrastarlo. Altri studiosi si sono concentrati sugli eventi in ambito culturale, sociale, economico, psicologico che la presenza del virus ha prodotto. La ricerca non si esaurirà nel momento in cui qualcuno annuncerà la fine di questa emergenza, ma proseguirà per creare le condizioni per essere pronti, stavolta, qualora dovesse accadere di nuovo.

Perché si sceglie di fare ricerca? Per dimostrare un’idea, per comprendere la propria esperienza, la propria vita, per l’interesse nei confronti di un particolare fenomeno, storico o scientifico. Quindi, possiamo dire che una ricerca parte per seguire un interesse ‘personale’.

Si prosegue, allora, nella valutazione e nella classificazione delle fonti da utilizzare; per fare questo è vitale avvalersi di un metodo rigoroso che allarghi il più possibile lo sguardo. La scelta e l’interpretazione delle fonti porta a inevitabili e umani rischi di parzialità. Di questo bisogna essere consapevoli per spingersi a interrogare ogni tipologia di fonte ed esplorare ogni punto di vista.

Chi fa ricerca non smette mai di studiare, perché questi criteri vanno continuamente verificati e consolidati, così come è importante la raccolta di dati e informazioni, da interpretare. Si sbaglia continuamente. Per questo è buona norma condividere i risultati con la comunità scientifica che, grazie alla discussione, permette di superare limiti ed errori. Tutto questo accade nella maggior parte dei casi. Non sempre, ma spesso.

L’onestà intellettuale di chi decide di dedicare la propria vita alla ricerca e all’applicazione di un metodo di ricerca scientifico garantisce la correttezza formale dei risultati ottenuti. Almeno fino a quando qualcuno non li metta in discussione con un nuovo punto di vista o con una nuova fonte di informazioni. Che accada questo dovremmo sempre augurarcelo: è così che si progredisce. Scienziati, ricercatori, studiosi, qualunque sia il loro ambito di studi, lavorano per la ricostruzione e la comprensione di fatti, fenomeni, comportamenti e teorie. La loro attività consiste nel chiedere e ipotizzare, cercare e dubitare, valutare l’impatto esterno sul fenomeno, l’influenza del fenomeno sull’ambiente circostante, possibilmente in tempi diversi. Purché siano sempre accompagnati dalla consapevolezza della propria finitezza e umanità.

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