Nomination!

Feb 07

Nomination!

Ho avuto la mia prima nomination. Posso fare il discorso di ringraziamento? Anche se, sì, in effetti non me l’aspettavo e dirò ciò che mi passa per la mente.

Non importa se non arriverò in finale, per me è già un enorme, sorprendente successo entrare nella selezione del Premio Bancarellino 2016.

Volevo ringraziare tutti i ragazzi che hanno votato il libro Datemi una penna. Le scritture a mano dopo l’invenzione della stampa, Milano, Carthusia edizioni, 2015 (Racconti con le ali, 13).

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La repressione politica, e storie di alfabeti

Nov 22

Ormai quasi un anno fa, è apparsa sui giornali una notiziola che mi ha colpito molto, chissà se l’avete notata: in Turchia il premier Erdogan avrebbe accettato alcune delle richieste del partito curdo del PKK e avrebbe abolito il divieto di usare le lettere Q, X e W, introdotto nel 1928 da Mustafa Kemal Ataturk.

Che cosa mai ci sarà di particolare in quelle lettere, da averle dovute proibire? Le loro forme ipnotizzano i lettori sprovveduti? Celano terribili segreti? Niente di tutto questo.
All’inizio della Repubblica turca, il presidente Ataturk avviò delle riforme per occidentalizzare il paese dopo la caduta dell’Impero ottomano. Uno dei primi provvedimenti fu il passaggio dall’alfabeto arabo a quello latino. Le lettere (la loro pronuncia) Q, X e W vennero ritenute troppo ‘arabeggianti’ e furono escluse dal nuovo alfabeto.

L’aspetto tanto interessante quanto inquietante è che i suoni prodotti da queste lettere sono tra quelli caratteristici della lingua curda. Com’è noto, i curdi sono un popolo di 30 milioni di persone che vivono in un’area, da loro chiamata Kurdistan, che si estende in Turchia, Iraq, Iran, Armenia e Siria. La maggior parte di loro (12 milioni) è concentrata nel territorio della Turchia orientale. Qui, i curdi combattono dal 1920 per il riconoscimento del loro diritto di autodeterminazione e nel 1974 si sono organizzati nel Partito del Lavoratori del Kurdistan (PKK).

Da parte del governo turco, alle forme di lotta e di repressione ‘tradizionali’, si aggiunse anche il fatto che coloro che trasgredivano la legge utilizzando quelle lettere su cartelli, brochure o documenti di identità potevano essere condannati dai due ai sei mesi di detenzione.

Pensate a quanto, di questi tempi, stiamo sottovalutando il potere dell’alfabeto… Colpire la scrittura di una lingua, come quella curda, ha significato non solo colpire la cultura (nel senso più ampio del termine) ma anche le più elementari forme di comunicazione di un intero popolo.

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A che cosa serve la Storia?

Nov 09

Continua la serie delle domande epocali che abbiamo deciso di porci sin da quando abbiamo scoperto quanta gente in effetti mangi con la cultura.

Ora la domanda importante è: a che cosa serve la Storia?

A chiederselo sono milioni di studenti sbadiglianti davanti al manuale, o peggio, durante la lezione a scuola o in università, ma anche tutti coloro che alla Storia guardano con sospetto. La Storia è noiosa, è inutile, queste alcune delle obiezioni più diffuse: e poi, scusate, non servirà mica per mangiare!?!! Poi ci sono quelli più furbi che sanno benissimo quanto possa essere importante la conoscenza storica e allora la impediscono, la appiattiscono, la governano e incoraggiano la diffidenza.

Di fronte a tante difficoltà diventa complicato convincere giovani e adulti a leggere, ad ascoltare, a informarsi, a imparare, a rivolgersi alla Storia. Eppure è necessario, oserei dire vitale, provarci, e provarci con convinzione.

Perché?

Innanzitutto perché la conoscenza è una forma di piacere, anzi, è molte forme di piacere. Come tale, va condivisa. Le forme di piacere migliorano la qualità della nostra vita.

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