Mark Twain, Il diario di Eva

Giu 22

Ironia e poesia non si trovano spesso nello stesso racconto.

“La notte scorsa la luna si è liberata, è scivolata verso il basso ed è uscita dal disegno (una perdita gravissima; al solo pensarci mi si spezza il cuore). Non esistono un ornamento e una decorazione che possano reggere al suo confronto, tanto è bella e rifinita con cura. La si sarebbe dovuta fissare meglio. Se soltanto potessimo riaverla”.

Come anche verità e sorriso. Un sorriso ironico, di chi riconosce la sua forza e, forse, o soprattutto, anche la sua debolezza… e (ri)conoscere le proprie debolezze rende le passioni più sincere e quindi più travolgenti. Lo sappiamo tutti (lo sappiamo?).

“Certi uccelli li amo per il loro canto; ma Adamo non lo amo per come canta – no, proprio no; anzi, più canta e meno riesco ad accettare che lo faccia. E tuttavia gli chiedo di farlo, perché vorrei imparare ad amare tutto quello che lo interessa.”

La grandezza di Eva raccontata da Mark Twain. O la grandezza di Mark Twain che racconta delicatamente, gentilmente, sinceramente, ironicamente della prima donna e di tutte le donne, è la lettura che vorrei dirvi di non perdere.

Non è certo (o non è solo) perché Eva fa una figura decisamente migliore di Adamo… Ma il piacere che ho provato nel leggere e rileggere un gioiello della letteratura come questo, è stato inaspettato. Oh sì, lo so che da un autore come Twain non potevo aspettarmi niente di diverso, ma il canto di Eva non è mai stato così limpido e gioioso.

E se mi permettete ancora un consiglio, cercate l’edizione di Principi & Principi, con le illustrazioni di Guido Scarabottolo. Non bisogna rinunciare ad alcuna forma di piacere.

Mark Twain, Il diario di Eva, illustrazioni di Guido Scarabottolo, Firenze, Principi & Principi, 2010 (Piccola biblioteca dell’immaginario, 5)

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Paolo Rumiz, La cotogna di Istanbul

Lug 25

Ballata per tre uomini e una donna.

Paolo Rumiz ha scelto il ritmo di una ballata per raccontare (per cantare) la storia d’amore tra Max, un ingegnere austriaco che viene mandato a Sarajevo per lavoro, e Maša, la bellissima figlia di partigiani.

La ballata è una danza, un’armonia, un fluire di parole e di immagini che mi ha coinvolto fino a desiderare di vivere amori tanto profondi da essere disperati (e li conosco, irrinunciabili, visceralmente amati, e maledetti).

La storia mi ha portato in Bosnia, a Sarajevo, nei Balcani e non nascondo che quei luoghi quasi mi hanno spaventato con i loro colori e i loro odori così forti da sembrare (da essere) violenti.

Eppure, come degli amori da follia, ho sentito la nostalgia di quei monti, di quelle città, di quei popoli, anche se non li ho mai visti.

Il racconto mi ha avvolto, mi ha commosso. Mentre chiudevo il libro mi sono sentita felice e anche fortunata di aver trovato una storia così bella e struggente, così viva di poesia.

Fu l’amore fra due giovani

Per un mese per un anno,

quando chieser di sposarsi,

di sposarsi aman aman,

i nemici disser no.

 S’ammalò Fatma la bella

Figlia unica di madre:

per guarir mi porterai,

lei gli disse aman aman,

la cotogna di Istanbùl.

 

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