A nostra insaputa

Ott 06

A nostra insaputa

Qualche anno fa ho scoperto come la creatività sia di ognuno di noi. Ne ho già scritto su questo blog, ma oggi la mia ‘presa di coscienza condivisa’ esce anche sul quotidiano Il Trentino e così ho pensato di rilanciare la riflessione anche su questi schermi.

Creatività: “Capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia”. Quando si pensa a un creativo viene naturale riferirsi ad artisti, a scrittori, a persone con un ‘dono’, capaci di creare oggetti, storie o forme artistiche che non tutti possono realizzare. Eppure, moltissimi di noi sono dei ‘creativi’ senza saperlo. Per dire, basta osservarsi mentre si legge.

Quando apriamo un libro, o un giornale, creiamo le condizioni grazie alle quali il nostro corpo è pronto ad accogliere ciò che stiamo per leggere. Più o meno consapevolmente scegliamo la posizione più comoda e rilassante, quella che ci disponga a una produttiva concentrazione, o allo studio ed eventualmente alla necessità di prendere appunti. C’è chi si siede alla scrivania, chi sulla poltrona, chi si ferma in piedi davanti alla libreria e nell’indecisione di quale libro scegliere, li legge sul posto, non riuscendo a spiegarsi un certo fastidio alla schiena. C’è chi si sdraia sul letto, chi comincia seduto e finisce, non si sa bene come, sul tappeto con le gambe appoggiate alla parete.

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Il comune senso dell’onore

Set 15

Il comune senso dell’onore

Prima che Roma diventasse la capitale dell’impero, grandi uomini, con il loro esempio, posero le basi della sua potenza. Così riportano gli storici dell’epoca, e tra questi Tito Livio, che raccontò anche la storia di Lucrezia. O meglio, quella di Bruto. Non il Bruto uccisore di Cesare, ma l’amico di Collatino, con il quale fu console di Roma dopo la cacciata dell’ultimo re, nel 509 a.C.

Collatino era il marito di Lucrezia. Livio narra come, un giorno, Collatino e Bruto si intrattenessero nella tenda del re Tarquinio (detto il Superbo, ultimo re di Roma). Dopo molti boccali di vino, gli uomini cominciarono a discutere su chi dei presenti avesse la moglie migliore, cioè se quella stava davvero, in loro assenza, chiusa in casa a badare alla faccende e ai figli. A quei tempi, tale condizione si chiamava virtù e faceva la differenza per la rispettabilità di ogni uomo.

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Perfetto del dono che fa di sé

Set 02

Perfetto del dono che fa di sé

È questo un verso di una canzone di Vinicio Capossela, perché stavolta ho pensato di parlare d’amore.

Di amore esistono diverse forme, mi ha spiegato un mio amico poeta: esso si presenta con diversi livelli di profondità, dall’innamoramento all’affetto, dall’amore cerebrale, platonico all’amore sensuale. Il Dizionario Treccani dice che è un “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”.

L’amore riempie l’anima e il cuore, anche gli occhi e il cervello, e a volte li offusca. In alcuni casi ha come conseguenza il dolore, e questo accade quando ci si offre all’amore senza averne paura: una specie di rischio calcolato, insomma.

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Voglio essere libero

Ago 11

Voglio essere libero

 

Libero come un uomo, diceva Gaber, ma voglio essere libera anche come una donna. Che vuol dire essere liberi? Che vuol dire libertà? Il Dizionario Treccani propone molti significati, i primi nel senso opposto a prigionia, schiavitù. Uno Stato libero è quello che si governa con leggi proprie e non è asservito a una potenza straniera.

Poi, intuiamo come la libertà possa essere presunta o reale: si crede di essere liberi e invece soggiaciamo a regole, costrizioni (fisiche, morali, psicologiche) imposte da un’autorità, da comportamenti sociali, dal gruppo familiare, e via così. Non ce ne rendiamo conto fino in fondo, a volte, ma capita che si avverta un disagio cui non sappiamo dare il nome. La mancanza di libertà e anche l’aspirazione alla libertà portano dolore, perché la si cerca, ci si illude di averla, oppure perché per ottenerla si fanno sacrifici, rinunce, si rischia la vita. Si perde la vita: in guerra, in mare, in carcere. Nel passato e anche oggi. Ecco, a dirla così non sembra troppo interessante, la libertà.

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Scusi, noi ci conosciamo?

Lug 25

Scusi, noi ci conosciamo?

La conoscenza è «l’atto del conoscere una persona, dell’apprendere una cosa»; è, anche, la «facoltà, capacità di conoscere, d’intendere» (Dizionario Treccani ).

A leggere così, sembra semplice eppure è complesso.

Per conoscenza intendiamo ogni forma di apprendimento: dalla percezione, dall’intuizione all’acquisizione di un ‘qualcosa’ e della sua natura grazie a un’esperienza tattile, a una lettura, a uno studio, a uno scambio verbale o in seguito a una introspezione. Pensare a questi e ad altri strumenti grazie ai quali accediamo a una conoscenza, ci fa riflettere su come la faccenda sia piuttosto complicata.

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Una nuova avventura!

Lug 24

Una nuova avventura!

Amici! Sono contenta! Credo di aver cominciato una nuova avventura… Dopo il primo articolo dedicato a ‘Storia e memoria’, ecco quello dedicato alla ‘parola’ Cultura, apparso domenica 2 luglio, sul ‘Trentino’, uno dei quotidiani di Trento. Grazie al grande direttore Paolo Mantovan per la sua accoglienza

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Un problema di cultura

Lug 10

Un problema di cultura

Nel senso che di questa parola, ‘cultura’, credo che sfugga il vero significato. Eppure viene invocata quotidianamente. La cultura. Moltissimi, a volte involontariamente, addirittura la praticano, con totale sprezzo del pericolo. Altri ne diffidano, perché si pensa che la cultura (altrui) metta in evidenza il proprio non-sapere e anche, più spesso, perché chi dice di fare cultura ritiene di essere superiore .

Vorrei riflettere sul significato di questa parola. Poiché da più parti si continua a ricordare che le parole sono importanti – e sono d’accordo su questo – vorrei riflettere sui significati di alcune parole in particolare. Ho pensato che il primo termine su cui ragionare sarà ‘cultura’ (alla parola ‘intellettuale’ dedicherò il prossimo post).

Che cos’è la ‘cultura’? Il vocabolario (Sabatini-Coletti) dice: «Insieme delle conoscenze letterarie, scientifiche, artistiche e delle istituzioni sociali e politiche proprio di un intero popolo, o di una sua componente sociale, in un dato momento storico». Di un intero popolo: siamo quindi noi tutti, senza esclusione, a produrre cultura. Ma cultura è anche: «l’insieme di conoscenze su cui l’individuo esercita una riflessione critica autonoma e che pertanto hanno parte attiva nella formazione della personalità e nell’affinamento delle capacità ragionative». Queste conoscenze, e anche la capacità di una riflessione, l’individuo le apprende in famiglia, in gran parte a scuola, e poi, nel corso della sua vita, le consolida, le raffina, le approfondisce oppure le trascura, le sottovaluta, le butta via. Tutto questo è il risultato della scelta, più o meno consapevole, rispetto a ciò che si vuole fare del proprio talento e delle proprie potenzialità.

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