La bellezza e il benessere dei linguaggi dell’anima

Mag 08

La bellezza e il benessere dei linguaggi dell’anima

La quarta, e ultima, inaugurazione della speciale mostra dedicata a Riva del Garda ha regalato a coloro che sabato 6 gremivano la sala grande della Biblioteca civica, un’effusione di emozioni e di bellezza come raramente è possibile godere.

Questa strana ‘formula’ di inaugurare ogni sguardo della mostra rivana “Libri per la città”, con un evento diverso e soprattutto che avesse l’aria di essere un evento lontano dalla vera esposizione, mentre lontano non lo era affatto, ha forse creato non poche perplessità.

Era quasi un esperimento, erano proposte nuove e particolari, eppure, chiunque abbia vinto il dubbio si è trovato in un’atmosfera in cui la gioia di raccontare storie e sensazioni si mescolava alla ricerca che ognuno di noi compie verso la bellezza e il benessere che solo la bellezza può dare. La bellezza profonda, dell’urgenza dell’anima e del cuore, e quella della condivisione che rende quella bellezza non di tutti, indiscriminatamente, ma possibile a tutti, ognuno con le proprie sensibilità.

petra1Sabato 6 maggio alla mostra “Riva e il lago tra carte e libri”, in biblioteca fino al 27 di questo mese, ha dato l’avvio una strana e particolare manifestazione in cui la musica di Rudy Speri e Stefano Menato, la voce e la forza di Susanna Gabos che leggeva da Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, e i libri di un’artista di rara sensibilità come Petra Paajanen Giacomelli hanno creato un vortice di storie di ricordi di parole di immagini che in ognuno di noi non ha lasciato che pura gioia.

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E così ora siamo pronti ad affrontare anche tutto ciò che quelle bacheche ci offrono e ci dicono su una terra di fascino come quella rivana, sapendo già che non ci saranno solo informazioni, ma anche le storie delle persone che in quella terra hanno vissuto, che l’hanno cambiata, che l’hanno fatta crescere. Le storie di coloro che per lei hanno combattuto, che hanno sofferto fino a renderla quella che è diventata ora.

Ancora inebriata dalla esplosione dei sensi di sabato, vi invito dunque alla visita che si terrà sabato 13, ore 11, presso la Biblioteca civica di Riva del Garda, durante la quale scopriremo altri segreti o ritroveremo ciò che già conosciamo e ci conforterà. IMG_20170204_101939_667
Durante la quale aggiungeremo altre emozioni e conoscenze che potremo, di nuovo, scambiare per ottenere altra bellezza e altro benessere, per curare, semplicemente, la nostra anima.

 

 

 

 

Susanna Gabos

Laureata in Discipline dello Spettacolo presso l’Università di Bologna, ha lavorato stabilmente comSusannae attrice e drammaturga con la Compagnia teatroBlu di Bolzano, con la quale ha scritto e messo in scena numerosi spettacoli, in regione e fuori, con la regia di Nicola Benussi. Si è gustata un’incursione nel Teatro Stabile di Bolzano come attrice e ha partecipato a diversi progetti di lettura e di animazione nelle scuole e nelle biblioteche.

Oggi ha capito che, qualunque cosa faccia, il suo desiderio è quello di contribuire nel suo piccolo a mettere in luce l’umanità e la bellezza dolente del mondo.

Petra Paajanen Giacomelli

petra-5Nata a Helsinki, in Finlandia, dal 1983 risiede in Italia, dove si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 1985 in poi ha tenuto molte mostre personali e collettive, con frequenti ritorni in Finlandia, dove ha esposto nelle Gallerie più importanti del paese. È stato possibile ammirare i suoi lavori anche in mostre organizzate in Italia, a Milano, Roma e naturalmente, nel Trentino. Lavora su materiali di ogni tipo: carte, vecchi libri e oggetti, sperimentando anche tecniche di sua invenzione.  Di tanto in tanto, con grande piacere, ha lavorato anche come illustratrice di libri.

Stefano Menato

Stefano_Menato_per_sitoDiplomato in clarinetto presso il Conservatorio di Verona, ha collaborato con numerose orchestre, tra le altre quella della RAI di Torino e della Fenice di Venezia. Suona in diverse formazioni: la New Project Jazz Orchestra di Trento, Hello Mr Sax di Parma, Sax Four Fun di Trento. In ambito Jazz ha collaborato con Franco D’Andrea e Paolo Fresu, il violoncellista Mario Brunello, la cantante Maria Pia De Vito, Javier Girotto, e molti altri.

Dal 1993 è insegnante di sassofono e clarinetto presso la Scuola Musica Alto Garda di Riva del  Garda.

Rudi Speri

rudisperiChitarrista jazz, si esibisce regolarmente nei principali jazz club e festival jazz del Nord Italia. Ha studiato chitarra jazz, armonia e arrangiamento sotto la guida del maestro Daccò.

Ha collaborato con importanti musicisti, da Franco Cerri a Gianni Basso, a Robert Bonisolo e Stefano Senni, ma non solo.

Da sempre alterna l’attività concertistica a quella didattica, campo nel quale vanta una pluridecennale esperienza.

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Bibliofili e bibliofagi (und Bucktrinker)

Mar 12

Bibliofili e bibliofagi (und Bucktrinker)

A Riva del Garda, ieri sera, abbiamo inaugurato il secondo ‘sguardo’ della mostra Libri per la città.

Pochi i rivani presenti, ma il pubblico in sala ha goduto come poche volte del travolgente spettacolo di Carlo Martinelli, Trenta secondi per un librocarlomartinelli

Sì lo so, ormai in Trentino molti conoscono la sua performance, ma che dire, a me pare ogni volta diverso, e in effetti lo è, visto che ieri il suo gioco si è perfettamente adeguato ai contenuti della mostra e ha reso omaggio a Riva con diverse suggestioni e battute. Brillante, divertente, dotato di ingegno versatile e curioso, e stuzzicante, Carlo Martinelli ha coinvolto talmente i suoi spettatori che tutti stiamo già studiando la lista dei libri citati per ritrovare quelli da procurarsi assolutamente o in cui rintracciare le sue letture e le sue citazioni.

IMG_20170309_142448È stato un modo diverso per avvicinarsi ai libri, voi che pensavate che i libri vanno solo letti e per di più uno alla volta. I libri possono essere guardati, sfogliati, accumulati, accatastati, posseduti ma non letti, mangiati e in alternativa bevuti (Klaas Huizinga, Der Buchtrinker). Possono essere rubati, fatti sparire e poi cercati. Se ne può anche inventare l’esistenza e giocare un’enorme burla al mondo lettore. E naturalmente possono anche essere studiati, letti, scoperti. L’uomo può usare i libri a suo piacimento, inventando modi nuovi e variegati per goderne.

Leggerli, sì, indubbiamente va consigliato. È una buona idea che storie e belle storie, e storie assurde, si abbiano in testa e nel cuore, per non parlare degli occhi e dello stefano, cioè dello stomaco, ché abbiamo consultato – che cosa credete?! – anche il libro delle parole perdute!

Proprio un bell’inizio per la seconda parte della mostra, dedicata ai volumi pubblicati nel Sei e Settecento e conservati nella Biblioteca civica IMG_20170309_143001di Riva.

Il secondo sguardo si chiuderà il 1 aprile. L’appuntamento per la prima visita guidata sarà per sabato 18 alle ore 11, ma altre ce ne saranno e presto vi verranno comunicate le date.

Il lavoro che la Biblioteca civica di Riva sta facendo per la sua città è encomiabile e di alto livello. Ora tocca alla città rispondere, e, se posso dirlo, di godere di questi doni assai preziosi.

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L’immagine di copertina è tratta dal libro L’incredibile bambino mangia-libri di Oliver Jeffers, pubblicato in Italia da Zoolibri (2009)

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Bibliotecari a ogni costo! Intervista con Valentina Mancini

Mar 05

Bibliotecari a ogni costo! Intervista con Valentina Mancini

Vi presento Valentina Mancini

“Mai avrei pensato oggi di trovarmi qui a raccontare la mia “storia da bibliotecaria”, perché, in verità, la scelta di questa strada è stata un vero e proprio salto nel vuoto!”. Valentina si diploma come Tecnico della grafica pubblicitaria, ma viene spronata a continuare gli studi finché un bel giorno ha trovato il suo spazio nei beni librari.

 

La passione per questo mestiere quando l’hai scoperta?FotoValentina

L’amore per questo mestiere è nato piano, ma è cresciuto nel tempo, anche grazie al prof. Mauro Guerrini che mi ha trasmesso la passione per la biblioteconomia. Nel 2014 sono diventata bibliotecaria a tutti gli effetti con la laurea in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Anzi, per dirla tutta, sono diventata bibliotecaria “su carta”.

Le vere motivazioni che mi spingono, ancora oggi, a lavorare per diventare una bibliotecaria sono molteplici, ma quella che considero fondamentale è che la biblioteca è quel luogo ricco di tutti i saperi e dove tutti sono uguali, dove non c’è discriminazione, una sorta di zona franca, dove tutti posso entrare liberamente e godere del sapere dell’umanità, contro le barbarie del mondo. E io sono quella figura (il bibliotecario) che rende possibile questo libero accesso alla conoscenza. Lo so che sembro una “paladina della giustizia” ma questa è la mia visione del “bibliotecario” che ahimé come tutti sappiamo, oggi non è sempre visto così.

Comincia dunque il tuo percorso nel mondo delle biblioteche. Un percorso, però, non proprio lineare, mi pare…

Dopo la laurea, ho svolto attività di volontariato presso il Centro studi politici e sociali Archivio storico “Il sessantotto” (Firenze) dove insieme ad altri “bibliotecari amici” siamo intervenuti nell’inventariazione della “biblioteca”; in cambio ci venivano offerti dei corsi di formazione biblioteconomici SDIAF (Sistema integrato documentario area fiorentina).

La collaborazione doveva essere di un solo mese, ma alla fine siamo rimasti per quasi un anno, nell’attesa di trovare altro. Ho anche seguito delle lezioni di restauro del libro a titolo gratuito da parte di un artigiano della periferia di Firenze. Infine dopo mille peripezie sono riuscita a entrare, di nuovo come volontaria, presso la Casa circondariale femminile di Empoli, che purtroppo ha chiuso nel luglio 2016. dav

Qui ho vissuto un’esperienza bellissima e ho conosciuto persone speciali. Con le ragazze detenute è nata una bellissima amicizia e con una di loro ho tentato di realizzare l’ardua impresa di creare una biblioteca all’interno della struttura. Ardua soprattutto a causa dei problemi burocratici, e infine della repentina chiusura del penitenziario, che ci ha impedito di portare a termine il nostro progetto.

Questa esperienza mi ha portato a riflettere più profondamente sulle potenzialità che possono offrire le biblioteche negli istituti di pena e così ho deciso di raccontarla, pubblicando la mia tesi magistrale La biblioteca di Caino. Realtà e storia delle biblioteche carcerarie italiane (Empoli, Ibiskos, 2016).

Ma perché il carcere?

Una scelta e soprattutto un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire.

La mia tesi, che poi è diventata appunto un libro, era la chiave d’accesso, perché dopo aver faticato tanto per scriverla, volevo vedere e provare sulla mia pelle ciò che avevo elaborato su carta. È  un’esperienza professionale, ma ancor più di vita, un’esperienza speciale. A dirla tutta continuerei ancora la mia esperienza all’interno delle strutture penitenziarie, perché sono esperienze che ti arricchiscono come persona e come bibliotecario. In questo periodo non mi è permesso a causa di altri impegni e aggiungerei anche a causa della solita burocrazia, perché vi lascio immaginare quanto sia complesso, spesso,  riuscire ad accedere a determinate strutture.

Ma un lavoro retribuito è arrivato, o no?

biblioteca_comunale_certaldo_Dopo un anno di solo volontariato finalmente a fine 2015 riesco a svolgere un tirocinio retribuito presso la biblioteca comunale di Certaldo, in provincia di Firenze, dove avrei dovuto lavorare fino al 31 dicembre 2016. In realtà, vengo subito ‘intercettata’ dalla cooperativa che si occupa dei servizi in biblioteca e che si accorge della mia disponibilità e voglia di fare, e ora svolgo delle sostituzioni che mi portano in giro per le biblioteche del territorio e non solo. Viaggio per le biblioteche da Certaldo, Montaione e Siena e questo mio essere errante mi permette di fare moltissime esperienze tutte diverse tra loro, come nella biblioteca degli Intronati di Siena, grande e con tantissima utenza oppure nella biblioteca di Certaldo, molto più piccola ma con la sua utenza affezionatissima.

Quali sono le tue mansioni da ‘sostitutrice’?

Sono una bibliotecaria a tutti gli effetti, le mie mansioni vanno dal front-office alla ricollocazione e riordino dei volumi, alle attività di gestione e catalogazione.

Ecco cosa mi spinge a macinare chilometri e chilometri pur di lavorare in biblioteca: la passione per questo lavoro! Nonostante in Italia la situazione per un neo-laureato nei beni culturali sia assai complessa e assomiglia più che altro a una salita ripida da percorrere, non bisogna mollare mai e se io oggi sono qui è perché ho lottato e lotterò per essere una bibliotecaria.biblioteca-intronati-interno

E poi?

In tanti me lo chiedono… Onestamente adesso sto lavorando sodo per poter entrare nella cooperativa per cui sto svolgendo le sostituzioni.

Inoltre, vorrei continuare anche a scrivere saggi o articoli sulle biblioteche, per raccontarle, per dire a tutti quali momenti straordinari possono creare.

 

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Ordine e contrordine e altro ordine. Intervista con Massimo Laurenzi

Feb 19

Ordine e contrordine e altro ordine. Intervista con Massimo Laurenzi

Vi presento Massimo Laurenzi

Dopo essersi laureato in Archivistica e Biblioteconomia presso l’università la Sapienza di Roma, si è lanciato nel mondo degli archivi e a 30 anni è Owner del cantiere ‘Documenti Digitali’ di ForumPA, archivista per Bucap spa, rappresentante juniores nazionale nel consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana. Co-founder di Archivitaliani.it, membro della redazione condivisa Anai-Icar  del “Il mondo degli archivi”.

massimolaurenziÈ vero che voi giovani siete ‘nativi digitali’ (o presunti tali) e l’inglese e italiano per voi pari son…, ma forse per chi non conosce queste realtà potrebbe essere interessante entrare in qualche dettaglio. A cominciare da che cosa vuol dire e che cosa implica essere Owner del cantiere ‘Documenti Digitali’ di ForumPA’.

Giovane per convenzione naturalmente. Non sono un ‘millennial’ e non sono un nativo digitale. Lo scarto evolutivo che di generazione in generazione si assegna alla predisposizione e consapevolezza tecnologica è sempre lo stesso. Io percepisco un ragazzo di 20 anni nello stesso modo in cui vengo percepito da un uomo di 40. Ho consapevolezza e timore, al contrario che si possa considerare una lingua come un mero insieme di parole da utilizzare per moda o convenzione e non come strumento culturale.

Riprendo il filo. Essere Owner del cantiere documenti digitali di ForumPA significa fare parte di una comunità che si sforza di condividere e riflettere sull’evoluzione della nostra materia. Esistono problemi sostanziali nel  modo in cui il digitale ha ‘investito’ i processi produttivi, gestionali e conservativi dei documenti. Faccio un passo indietro, è bene essere consapevoli che ogni essere umano produce testimonianze e documenti e che oggi nell’era della comunicazione la ‘questione documentale’ è più che mai una ‘questione sociale’. Sforzarsi di riflettere e ridefinire i paradigmi stessi della gestione e conservazione (da un punto di vista teorico, giuridico e tecnico) evitando di replicare modi e ritmi analogici in un ambiente liquido come quello digitale è quello che si cerca di fare.

Dunque l’archivista, tra i tanti obiettivi del suo lavoro, è anche alla ricerca del proprio concetto di ‘ordine’?

Se sei cresciuto in una famiglia come la mia, ti è stato impartito il sospetto che esistano due tipi di ordine.

Quello naturale: “se mi sposti le cose non so mai dove trovarle” e quello imposto “ho spostato le tue cose perché non erano dove dovevano essere”.

Qualche anno dopo seduto ai banchi dell’allora scuola speciale per Archivisti e Bibliotecari ho appreso che  ai due ordini, il primo di matrice maschile (rappresentabile con l’orizzontalità) e il secondo decisamente femminile (fondato su di un carattere verticale)[1] se ne somma un terzo che si muove nel tempo. Un ordine “ricostruito” non un ordine proprio. La ricerca e la riproduzione di un’idea, o un disordine archetipo, che si snida nei vincoli e nelle sensazioni che le cose trattengono. Quando hai fra le mani i documenti e l’ordine di un’altra persona, sei alle prese con la sua stessa essenza. Il modo in cui ognuno di noi sedimenta e conserva è il modo in cui ognuno di noi intimamente apprende, pensa, agisce. La prima fra le qualità di un archivista, al netto delle necessarie competenze tecniche è dunque la sensibilità.

Ammetto che da archivista leggo molto e scrivo abitualmente (forse troppo) di archivistica ‘cultura’e attualità ma il valore di immaginare l’ordine o l’idea di ordine che i documenti (un concetto ampio di documento) hanno avuto o dovranno avere è la cosa che ho ancora cura di fare.

direttivo AnaiPerchè l’Anai distingue sulla base dell’esperienza se un socio è ordinario o se è junior?

Al di là delle eccezioni, ce ne sono ed è bene considerarle, potrei rispondere semplicemente: perché un archivista di qualunque età non può realmente considerarsi un professionista senza una comprovata esperienza. Se rispondessi con maggiore complessità aggiungerei: perché i nostri percorsi di studio (come d’altronde nessun percorso di studio) non producono professionisti ma solo aspiranti tali (uno studente o un ‘archivista fresco di titolo’). Perché chi non esercita la professione purtroppo non può, e non dovrebbe, considerarsi un ‘archivista’ (con tutti i drammi connessi alle difficoltà lavorative, da dipendente come da libero professionista, a maggior ragione per i giovani) infine perché un’associazione coerente e consapevole dovrebbe attribuire un valore alla formazione, e un altro valore alla formazione.

Hai lavorato come libero professionista. È stata una scelta consapevole o necessaria? Quali sono i problemi e quali le gioie.

Smesso i panni di studente a tempo pieno a un certo punto ho fondato (non da solo chiaramente) il blog archivitaliani.it, un progetto che ieri come oggi sperava di ‘legare’ gli archivi al web e alla comunicazione (in parte ci siamo riusciti, in parte continuiamo a lavorare). Con archivitaliani ho avuto una buona scusa per entrare negli archivi, parlarne e in alcuni casi lavorarci. Nello stesso momento ho compreso il valore della libera professione e ho iniziato ad esercitarla.Archivitaliani

Rappresentare ora a posteriori idealmente la libera professione nei beni culturali è un’ esercizio complesso per più ordini di motivi. C’è chi la sceglie consapevolmente, e porta avanti battaglie per tutti gli altri e chi la esercita per necessità sentendosi sempre un precario e mai un consulente.

Come ho scritto in un editoriale sul Mondo degli Archivi: “Consulente, precario o volontario? La libera professione al tempo dei 500 funzionari Mibact “ ritengo che una specifica e solida considerazione e tutela del lavoro autonomo, in modo particolare nell’universo dei beni culturali sia una necessità non solo per i lavoratori stessi ma anche per le istituzioni culturali di cui essi supportano le attività di tutela e valorizzazione. Malgrado ci sia ancora moltissimo da fare occorre rilevare ed apprezzare i numerosi passi avanti. le Norme UNI che regolano e definiscono i profili professionali; la legge 4/2013; l’impegno di associazioni come Colap, Acta e Coalizione27 febbraio; gli elenchi ministeriali di professionisti accreditati e l’attuale e importantissimo dibattito sui lavori in corso per la definizione di uno statuto per il lavoro autonomo previsto dalla legge di stabilità 2016 incentivano la speranza che la fragilità della libera professione possa venire attenuata.

Quindi gioie e dolori si mescolano, così come si sovrappongono le tipologie di lavori e di progetti…

Puoi dire che fai molte cose per dirne che ne fai solamente una: l’archivista. Mi diverte e molto “comunicare” gli archivi. Archivitaliani e il Mondo degli archivi vanno in quella direzione. Oggi (al netto di non pochi squilibri) tutto è comunicazione. Non puoi mica sentirti esente perché sei alle prese con una documento del ‘500 o stai gestendo un flusso di metadati. Io da Archivista ‘non convenzionale’ ho messo fra i miei traguardi quello di far arrivare una pagina social che parla solo di archivi a diecimila followers.

Allo stesso modo quando me lo hanno permesso ho riordinato e messo a posto documenti storici, altre volte mi sono cacciato in soffitte e sotterranei con gli occhi e la testa fra le carte ‘dimenticate e trattenute in locali di deposito”. Ho faticato e fatico tutt’ora rompendomi la testa con principi giuridici e Informatici e scelto di fare parte di un’associazione per difendere la mia professione.  Una volta ho anche scritto un  manifesto che spinge gli archivisti a riflettere sulle loro capacità di relazione, comunicazione e sulla loro necessaria evoluzione.

Con soddisfazione profonda, mi rendo conto che essere Professionisti nei beni culturali ha ancora un valore importante.

Da archivista, mi diverte riflettere ‘strutturalmente’ sul concetto di Bene culturale. La complessità dei diversi punti di vista al netto delle differenti  applicazioni: da materia a materia, da bene culturale a bene culturale, da professionista a professionista finisce per condensarsi in due comuni momenti:  Valorizzazione e Tutela.

E’ una responsabilità ipotizzare e definire una tutela diffusa. ‘Diffusione’ intesa come strumento di istruzione, condivisione e conoscenza ma è altrettanto necessario ancorare questa esigenza ad  una consapevolezza funzionale. Necessariamente una migliore tutela passa per una maggiore valorizzazione.

Lo sforzo che i professionisti dei beni culturali, dovrebbero fare  continuamente è scoprire e mostrare nel loro ruolo e del patrimonio che contribuiscono a tutelare, gli elementi  ‘universalmente’ e non solo ‘culturalmente’ rilevanti. Non tutti considerano la cultura un valore sociale, ma tutti beneficiano dell’evoluzione sociale che la cultura promuove.

[1] Tutti gli uomini che conosco mettono ordine distribuendo, al contrario tutte le donne finiscono per impilare cose nel tentativo di produrre ordine. La mia è bene precisarlo è una prospettiva del tutto personale. Sono consapevole che per alcuni e alcune di voi potrebbe risultare un affermazione ‘terribilmente discutibile’.  charlie brown

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Libri per la città. L’inaugurazione a Riva del Garda

Feb 12

Libri per la città. L’inaugurazione a Riva del Garda

Spero che non sia un grande sforzo per voi concedermi un nuovo spazio per parlare della mostra di Riva del Garda, Libri per la città. Quattro sguardi sul fondo antico della Biblioteca civica di Riva del Garda, che ieri pomeriggio è stata inaugurata ufficialmente.

La sala era gremita soprattutto di rivani, tra cui diversi giovani, e importanti studiosi locali; abbiamo accolto alcuni amici da Trento, da Bologna, e abbiamo iniziato un po’ in ritardo perché è stato necessario aggiungere sedie. Eppure ancora una volta trovo inutile stupirsi di un’affluenza non prevista: la curiosità e il desiderio di conoscere sono esigenze più forti di quanto si possa immaginare.

Il merito principale va senz’altro alla presenza di Milton Fernandez, ospite della serata, con cui abbiamo chiacchierato di libri, di storie, di persone, di donne, in particolare, con cui abbiamo giocato a confrontare i mestieri della filiera del libro di oggi e quelli dei secoli passati, osservando come, a parte la tecnologia, molti atteggiamenti e problemi e anche emozioni e soddisfazioni non siano cambiati.

Un piccolo giro tra le bacheche per i più curiosi, a raccontare di alcuni di questi libri e poi finalmente, la conclusione di fronte al desiderato buffet per le ultime chiacchiere e gli inevitabili commenti.

 

Nel presentare l’inaugurazione, la settimana scorsa, ho preferito fornire alcune informazioni soprattutto pratiche. Oggi mi piacerebbe parlarvi non solo degli obiettivi di questo progetto, ma soprattutto della grande armonia e condivisione di impegno e di motivazioni, e di allegria, che ho vissuto con buona parte dei bibliotecari della Civica.

La mostra aveva, ha, come principale scopo quello di far conoscere a coloro che poco sanno di questo prezioso patrimonio, alcuni dei pezzi più prestigiosi, o più particolari, o anche più ‘normali’ per certe epoche della produzione soprattutto a stampa e anche manoscritta. Un patrimonio che appartiene alla città e che sarebbe bene che Riva si riprendesse, come conoscenza, come memoria storica, come orgoglio di una consapevolezza di un passato importante (e di un patrimonio anche economico).

Altro sono le mostre specialistiche, quelle in cui gli studiosi forniscono i risultati delle loro ricerche, e che Riva ha nel tempo organizzato, sempre di buon livello. Esempio prezioso di una ‘collaborazione’ tra queste due modalità di comunicazione è stato il momento in cui, di fronte alla bacheca in cui c’era un solo documento relativo alle più antiche cartiere rivane, colui che più se n’è occupato, Mauro Grazioli, ha avuto l’occasione di approfondire l’argomento con chi l’ascoltava con estremo interesse.

Ricordo, poi, come nella guida che è stata distribuita, c’è una sezione bibliografica utile per chi volesse approfondire gli argomenti più accattivanti.

A conoscere meglio il fondo, forse si potevano fare scelte diverse, ma sono comunque soddisfatta. Questo non è che l’inizio e non solo dei quattro sguardi dedicati al patrimonio antico, ma anche di una nuova attenzione, scientifica e non solo, nei confronti di un deposito ricchissimo e pieno di sorprese.

Ma torniamo al cuore del mio intervento..

Ancora più stimolante, nel mio piccolo, è stato lavorare con persone che hanno condiviso obiettivi e motivazioni e che oltre tutto, e nonostante il lavoro della loro quotidianità, mi hanno aiutata, sostenuta nelle scelte, sempre discusse e valutate insieme.

Sì, questo è il momento dei ringraziamenti.

Vorrei ringraziare tutte le bibliotecarie e i bibliotecari della Civica di Riva del Garda, per avermi accolto e sopportato (e ricordatevi che vi sarò tra i piedi almeno fino a maggio!), in particolare Giusy Armellini, Loretta Menotti, Paolo Rondani, e con loro anche Rossella Campisi ed Elena Pernici.

Ringrazio di cuore Anita Malossini, con la quale ho condiviso impegno, idee e pasti, momenti fondamentali per la buona riuscita di una collaborazione e di una nuova amicizia.

Un ringraziamento speciale a Marina Tomasi, dell’Ufficio cultura del Comune, donna di grande spirito e forza, che ha coordinato tutte le forze in campo, distribuendo suggerimenti e calore umano in eguale misura. Ma anche ad Anna Cattoi, funzionaria del Comune e responsabile della Biblioteca, che ha seguito ogni fase dell’impresa, dalla progettazione alla realizzazione, con grande entusiasmo.

Vorrei ringraziare anche Federica Fanizza, dell’Archivio storico del Comune, per i suoi preziosi suggerimenti e per la sua collaborazione.

E infine, last but non least, vorrei ringraziare l’assessore Renza Bollettin, che con grande spirito non solo ha presenziato all’inaugurazione, rendendola ancora più speciale, ma soprattutto perché ha creduto e reso possibile la realizzazione del progetto.

Grazie ad Anna Leonardi, grafica e  fotografa, che si è lanciata nell’impresa nonostante una piccina desiderosa di nascere.

Ringrazio coloro che sono intervenuti ieri e quelli che verranno a trovarci nei prossimi mesi.

Temo di aver dimenticato qualcuno, e di questo vi chiedo scusa e se effettivamente fosse accaduto, mi preoccuperò di aggiungerlo, senza dirlo a nessuno 🙂

Credo che abbiamo imparato tutti qualcosa, gli uni dagli altri, in questi mesi, di certo l’ha fatto la maggior parte di noi. E quindi grazie, a voi tutti. Grazie di cuore.

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Libri per la città. I libri per Riva del Garda

Feb 05

Libri per la città. I libri per Riva del Garda

Amiche e amici, siete tutti invitati all’inaugurazione della mostra

LIBRI PER LA CITTÀ

Quattro sguardi sul fondo antico della Biblioteca civica di Riva del Garda

che si terrà sabato 11 febbraio 2017, alle ore 17.30, presso la Biblioteca di Riva, per dare inizio al primo ‘sguardo’, intitolato

Dalla penna d’oca al torchio (Quattrocento e Cinquecento)

11 febbraio-4 marzo

La mostra che comincia l’11 febbraio è un coraggioso e significativo passo della Biblioteca civica di Riva del Garda che si muove per ‘riavvicinarsi’ alla città. Coraggioso perché l’amministrazione ha deciso di esporre il suo fondo antico, il più pregiato, che è anche quello più difficile da presentare. Ciò nonostante, ha raccolto la sfida e propone un percorso che evidenzia alcuni tra i pezzi più importanti e particolari.

I quattro ‘sguardi’ si snoderanno in un racconto di testi, di persone, di tecniche che dal tardo Quattrocento a oggi non è altro che la storia dell’uomo alla ricerca delle diverse possibilità che la scrittura, a mano e a stampa, ha offerto e offre per esprimersi e per far circolare le idee.

Per valorizzare un patrimonio ricco di 4000 volumi, tra manoscritti e libri a stampa databili tra il secolo XV e il XIX, oltre ad alcuni tra i pezzi più interessanti dell’Archivio e del Museo dell’Alto Garda, (MAG), è stata organizzata un’esposizione ‘a rotazione’, grazie alla quale ogni mese, da febbraio a maggio 2017, verranno presentate tipologie di materiale librario diverso, organizzate in base a in criterio cronologico.

È così che è stato voluto e progettato un percorso che non solo mette in evidenza i libri e i documenti tra i più significativi conservati dalle tre istituzioni culturali cittadine, ma intende far risaltare anche i progressi storici e tecnologici dei testi scritti, a sottolineare il forte legame con i libri di oggi, e quello di quei libri con la nostra terra.

Per ogni ‘sguardo’ verrà consegnata ai visitatori una guida (e al termine un cofanetto per contenere i quattro volumetti) e per ogni sguardo è stato pensato un evento diverso che potesse introdurre ai nuovi argomenti e ai nuovi oggetti.

Da domani mattina, lunedì 6, avvieremo l’allestimento… siamo tutte nello stesso tempo cariche di energia per affrontare questa impresa e anche piene di timori. Siamo, come si dice, sull’orlo di una crisi di nervi… Ma ce la faremo!

miltonSabato 6 accoglieremo fra noi Milton Fernandez, scrittore, ma anche attore, traduttore, editore, regista… Un uomo di cultura che seppur lontano dai fondi antichi, conosce assai a fondo la forza e il potere delle parole scritte e insieme le cercheremo e troveremo anche tra le carte più antiche, e non solo.

 

Il programma andrà avanti nei prossimi mesi e si concluderà alla fine di maggio:

Secondo sguardo

11 marzo-1 aprile Tra censura e libera circolazione delle idee (Seicento e Settecento)

11 marzo, ore 17,30: un libro in 30 secondi di e con Carlo Martinellicarlomartinelli

Terzo sguardo

 7 aprile-29 aprile Da De Amicis a Depero (Ottocento e Novecento)

memoriedellaguerra-e14772108448547 marzo, ore 18,00: Presentazione del libro Memorie della guerra

 

Quarto sguardo

6 maggio-27 maggio Riva tra libri e documenti (dal Quattrocento ai giorni nostri)

6 maggio, ore 17.30: Arte in biblioteca: i libri di Petra Paajanen Giacomellipetra 5

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Lezioni semiserie di codicologia – 5

Gen 29

Lezioni semiserie di codicologia – 5

 

Siamo giunti all’ultima puntata e al momento della legatura del libro.

Oggi la copertina viene scelta dall’editore ed è tra gli elementi più importanti per rendere accatticopertinazulloalbertinevante e/o significativo un libro rispetto a un altro. E’ un momento di alta creatività non solo artistico-estetica, ma anche d’arte pubblicitaria, in senso lato.

Nel medioevo e nei secoli successivi, i libri uscivano dalle mani di copisti e stampatori quasi ‘nudi’. I fascicoli erano cuciti fra loro e spesso erano rivestiti solo da una coperta in pergamena, non particolarmente curata, perché non si rovinassero.

In seguito, arrivava il momento della donazione o dell’acquisto ed ecco che, finalmente, i libri potevano avere l’occasione di un abito migliore. A dire il vero, questo non accadeva sempre, e spesso non subito, perché l’operazione dipendeva dalle risorse del compratore e dall’uso che ne avrebbe fatto, però finire tra le mani del legatore doveva certo essere un bel momento.

cuciturafascicoli

 

cucitura fascicoliIl legatore assicurava i fascicoli alla legatura con i nervi, che erano formati da una correggia animale o vegetale attorno a cui si attorcigliano i fili di cucitura. Fissati ai piatti, ne assicurava l’unione con il corpo del libro. Il rinforzo cucito alle due estremità del dorso si chiama capitello. capitello

Le legature potevano essere sostenute da assi di legno o piatti di cartone e rivestite in pergamena, cuoio, tessuto, carta.

Le coperte venivano a volte decorate, impresse a secco o con l’apposizione di oggetti preziosi, a seconda della destinazione, ma anche della tradizione artigianale del luogo o dell’artista che veniva coinvolto nell’operazione.ferri per incisioni legature

Poiché per un lungo periodo i libri venivano conservati poggiati uno sull’altro, venivano applicati degli elementi metallici, le borchie, che lasciavano un po’ di spazio tra i libri così che non si rovinassero. Alcuni libri presentavano dei cantonali, rinforzi agli angoli fatti in metallo o in altro materiale e infine spesso venivano chiusi e protetti da graffe e contrograffe o da bindelle in pergamena allumata, in stoffa.

guardieLa legatura, quindi, veniva completata da fogli di guardia messi a protezione dei primi fogli del libro.

 

 

 

Ed ecco a voi, in poche, incomplete, parole la costruzione di un libro di epoca medievale.

Spero che, seppur breve, comunque che sia stato per tutti un bel viaggio in un mondo nuovo.

 

 

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