Sospesi nel cielo. Nona puntata

Apr 05

Sospesi nel cielo. Nona puntata

Con quella lettera stretta nel pugno, Clara cercava di fare respiri profondi, come le aveva detto di fare il dottore quando avvertiva un peso sul petto. Alda la vide. “Stai male? Che succede? È di Giulio?”

“No, mamma, è una lettera di don Felice. È la prima volta che mi scrive apertamente della situazione a ** ed è straziante. La vita dei profughi in quei maledetti campi di baracche è difficile e quella povera gente ha solo i parroci ad aiutarli. Non c’è da mangiare, hanno freddo. Guarda”, disse porgendole il foglio.

Cara Clara,

ti conosco da quando eri bambina e le tue lettere sono un grande conforto per me. So bene che sarebbe mio compito proteggere e consolare il tuo cuore, con i tuoi cari lontani, ma qui la situazione mi fa disperare.

I soldati austriaci che ci hanno mandato via dalle nostre case avevano detto che lo facevano per la nostra sicurezza e che saremmo rientrati dopo qualche mese. Non dovevamo fidarci, siamo qui da più di un anno e chissà per quanto tempo ancora dovremo restare. La maggior parte di noi ha gli stessi abiti della partenza. A maggio era caldo, ma qui stiamo soffrendo un freddo senza scampo. E la fame.

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Sospesi nel cielo. Ottava puntata

Apr 02

Sospesi nel cielo. Ottava puntata

«È arrivata è arrivata! Bonariaaaa!» incontenibile Ettore quasi le saltò fra le braccia, riempite dal bucato appena fatto ed evitò per un soffio la reazione seccata di lei sventolandole sotto il naso una lettera. «È Antonio, è la lettera di Antonio». Bonaria senza perché scoppiò in lacrime lasciando Ettorino sbigottito. Ma che ne sapeva lui dell’emozione della gioia?! La prese, la baciò, l’annusò e poi si decise a darla a Giulio che nel frattempo era arrivato, richiamato dagli schiamazzi.

«Leggetela per favore, presto presto!». Giulio si infilò gli occhiali e aprì la busta. All’improvviso s’era fatto il silenzio più giusto più rispettoso più sacro che ci si potesse aspettare.

«Bonaria mia,

ma come ai fato? Come ti è venuto in mente di fare questo viaggio pericolso? Sono arabiato ma però sono felice che sei vicino a me. Forse mi darano liberta tra due o tre setimane ma non so per quanti giorni. Ma ora dico al mio capitano che sei qui e lui che è buono forse mi manderà libero prima.

Sei sempre con me

Tuo

Antonio»

«Ѐ qui, vicino a me! – Antonio non poteva crederci – maca, maca, la mia fidanzata è pazza!  Maca a si che vennere a noche». La gioia si mescolava alla preoccupazione e allo stupore per l’impresa che Bonaria aveva compiuto per arrivare fin lì.

Era felice, era spaventato. Non sapeva come tirar fuori le sue emozioni. Se avesse potuto avrebbe gridato. Ecco, sì, era l’unico modo, gridare, far esplodere il suo cuore con un grido verso il cielo. Ma era in trincea. Come è possibile alzarsi verso il cielo dal buio di una trincea?

Continuava a leggere quelle poche righe e l’ultima, sei il mio respiro, il mio soffio, ses s’alinu meu. «Non respira senza di me. Non vive senza di me». Di nuovo quel desiderio di lanciarsi verso il cielo. Si limitò a sollevare gli occhi e vide il cielo grigio, grigio come la tristezza, come un cannone, grigio trincea.

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Sospesi nel cielo. Settima puntata

Mar 29

Sospesi nel cielo. Settima puntata

Ettore aveva preso l’abitudine di scrivere sul quaderno azzurro dopo mangiato, prima dei compiti. E Bonaria con lui faceva esercizi, prima di lavare i piatti e riordinare la cucina. Giulio li contemplava senza poter credere alla sua fortuna: due giovani così sarebbero stati la forza della nuova nazione. Anche se solo pensarla, una frase così, con quella retorica che piaceva tanto ai suoi amici, già lo metteva a disagio. La sua scelta politica era sincera e meditata, ma non riusciva a togliersi dalla mente dubbi e incertezze, ma soprattutto la paura, per la sua famiglia ma anche per la gente rimasta, e anche l’orrore di cui Clara raccontava nelle sue lettere e di quello che aveva visto, poco, a dire la verità, perché era andato via appena il suo nome era stato messo nella lista delle persone ‘politicamente inaffidabili’.

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Sospesi nel cielo. Sesta puntata

Mar 26

Sospesi nel cielo. Sesta puntata

Giulio aveva alzato gli occhi dalle sue carte spinto da una strana sensazione. Era certo di essere osservato sì, ma si sentiva anche spinto a sollevare la testa da un silenzio che improvvisamente s’era fatto elettrico di parole da dire.

Le parole hanno un peso e una forza, anche quando non si dicono. Restano in testa e si confondono, e confondono perché affollano il cervello e il cuore di tensioni e di emozioni. È vitale lasciarle uscire.

Insomma, l’aveva guardata perché anche se silenziosa, Bonaria s’era fatta sentire. Proprio come diceva Ettore, un silenzio pieno di storie. Sembrava stranamente intimidita, era evidente che stesse per chiedere qualcosa.

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Sospesi nel cielo. Quinta puntata

Mar 22

Sospesi nel cielo. Quinta puntata

Bonaria passava sulla terra leggera, e di questo Ettore e Giulio, nel loro esilio milanese, le erano molto grati.

 

 

Bonaria era così giovane che poteva essere una sorella maggiore. Con il piccolo Ettore s’era intesa immediatamente. Affetto complicità amicizia: ma lei doveva anche badare alla casa, lo pensò un po’ sbuffando, perché non era mai stata la sua passione, fare le pulizie, e un poco doveva tenere d’occhio anche il papà di Ettorino, che a volte si scordava di mangiare. Non le era chiaro che cosa avesse in mente quel signore, di sicuro adorava suo figlio e soffriva di nostalgia per sua moglie, una donna bellissima di cui un giorno le aveva mostrato la foto. «Siamo la notte e il giorno», aveva commentato lei, scura di capelli e di carnagione, a vedere la capigliatura bionda di Clara e il suo colorito pallido.

E Giulio, preso dai suoi mille impegni, le lezioni, il giornale, si rendeva conto che senza di lei non avrebbe potuto cavarsela. Le era riconoscente, e l’ammirava anche, specie dopo aver conosciuto la sua storia.

Era arrivata a Milano da poco. Quando camminava, sembrava passare sulla terra leggera, era forte come il fuoco e generosa. Ma il silenzio sembrava suo. Mai un silenzio era stato così pieno di storie.

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Sospesi nel cielo. Quarta puntata

Mar 19

Sospesi nel cielo. Quarta puntata

Per voi, oggi, continua il racconto di Giulio, Ettore e della loro famiglia dal Trentino a Milano, ai tempi della Grande Guerra

 

Dopo il bagno, Ettore e Bonaria si fermarono come al solito davanti allo specchio della cassettiera della sua stanza, e giocarono. Lei lo asciugava strofinando forte la testa, e lui si divertiva ogni volta che spostava il telo a farsi sorprendere con qualche smorfia delle sue. Ogni volta Bonaria rideva di gusto, sempre sincera.

A Ettore la risata di Bonaria faceva ridere, gli sembrava saltellante, e rideva ancora e lei rideva di più e lui non riusciva più a respirare e alla fine erano esausti e non si ricordavano più il perché di tanta allegria.

Ettorino aveva i capelli neri, ricci, si vedeva esile ma era molto fiero dei suoi muscoli, già delineati. Le corse, le arrampicate sugli alberi, i giochi stavano costruendo il suo corpo. Aveva il fisico della mamma, sottile ma forte.

Neri erano anche gli occhi, come quelli del babbo, e come lui portava un naso che si capiva sarebbe diventato ‘importante’, la bocca carnosa in quel momento era imbronciata perché cominciava a essere stufo di farsi strofinare.

Diceva che era una fortuna assomigliare ai genitori, oltre che un orgoglio. Come spiegava agli ospiti che non potevano proprio fare a meno di sottolineare le somiglianze, solo in questo caso si era sicuri di essere riconosciuti in mezzo a tanti ragazzini, per esempio all’uscita da scuola. Sapeva che si sarebbe infastidito non poco se il papà avesse riportato a casa qualcun’altro al suo posto. Non riusciva a spiegarsi perché tutti ridessero e scambiassero sguardi d’intesa fra loro, mentre chiariva queste sue esigenze, e quasi troncava il discorso, piuttosto risentito.

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Sospesi nel cielo. Terza puntata

Mar 15

Sospesi nel cielo. Terza puntata

Prosegue la storia di Giulio costretto a partire dal Trentino in guerra, e ospitato a Milano, in casa di un amico insieme a suo figlio Ettore. Clara, sua moglie, è malata e non è potuta partire.

 

«Mamma! Mamma! Vieni qui per favore – chiamò Clara dalla sua stanza. La signora Alda arrivò di corsa, il grido l’aveva spaventata. Alda era una donna di cinquant’anni, capelli neri, sguardo vivace, rotondetta ma senza esagerare. Clara aveva ereditato da lei una pelle liscia come seta, una pelle che Giulio accarezzava in sogno.

«Clara, che succede?!».

«Mamma perdonami, non volevo spaventarti. È arrivato il postino? Non ho ancora avuto la lettera di Giulio».

«Cara, il postino è passato ma non ha lasciato niente da Giulio. Piuttosto ci ha dato una lettera di Francesco. Vuole sapere da noi dove sia sua moglie. Che sia fuggita in Italia anche lei?»

«Ma che dici, mamma, quella poveretta è in Boemia. Ti ricordi che cosa disse don Felice? Bisogna subito avvertire Francesco di scrivere al parroco»

«E va bene, è partita, e non poteva avvertirlo?»

«Ma forse l’ha fatto e Francesco non ha ricevuto il messaggio. Smetti di essere così aspra. Poteva toccare in sorte anche a noi di dover partire. Anzi, dovremmo proprio scrivere a don Felice per sentire come stanno e per sapere se hanno bisogno di qualcosa. Se stessi in piedi andrei io al Comitato».

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