Una storia per parole e immagini

Ott 15

Una storia per parole e immagini

E’ questo il titolo del prossimo corso dedicato ai libri antichi che terrò a Trento dal 6 novembre all’11 dicembre, ogni lunedì alle 17.30 (per il programma completo cliccare qui).

Ci muoveremo dall’Archivio diocesano al Museo diocesano e infine alla Biblioteca Vigilianum, per ammirare e riscoprire alcuni dei libri più interessanti dei fondi antichi delle tre istituzioni trentine.

La proposta, rivolta a chi vorrà farsi coinvolgere, è quella di approfondire un tema diverso per ogni tappa del nostro viaggio (la formazione delle biblioteche, la preparazione di una pagina illustrata, i libri della Riforma e della Controriforma).

Questo mi darà la possibilità di parlare più diffusamente di alcuni temi  che hanno come filo conduttore l’ovvio, ma spesso inosservato, potere del libro, medium di idee. Un potere, in realtà della parola scritta tout court, di cui è importante rendersi conto, non solo osservandolo nei libri antichi ma anche in ciò che leggiamo ora.

Vi aspetto dunque numerosi, e curiosi, molto curiosi…

Per partecipare al corso è necessario iscriversi entro venerdì 3 novembre 2017 telefonando ai seguenti numeri:

Museo Diocesano Tridentino – 0461.234419

Archivio Diocesano Tridentino – 0461.360217

Biblioteca Diocesana Vigilianum – 0461.360224

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È domenica! Che cosa cucino per il pranzo?

Ott 08

È domenica! Che cosa cucino per il pranzo?

È l’incubo di tutti noi che prepariamo pranzi e cene, in particolare per famiglie di buona forchetta che pur tacendo la frustrazione di avere una cuoca o un cuoco a mezzo servizio (quale sono io, per esempio), quando finalmente il desco è più ‘fiorito’ del solito, ritrovano una certa baldanza.

Determinante procurarsi libri di cucina, o farsi suggerire, tecnologici come siamo, siti di ricette, grazie ai quali scopriamo di non avere mai l’ingrediente giusto o, peggio, la nostra inettitudine di fronte a spiegazioni spesso incomprensibili ma definite facilissime!

È un problema annoso, se ciò vi può consolare.

I ricettari di cucina sono tra i libri più diffusi, sia manoscritti sia a stampa, e lo sono stati in tutti i tempi: sono serviti agli chef di grido, ai frati cucinieri, ai medici e naturalmente, o soprattutto, alle donne di casa.

A entrare in una cucina di un paio di secoli fa, sullo scaffale in fondo si intravedevano libri come: L’arte della cucinaIl cuoco galante… I più fortunati avevano anche l’opera dell’Artusi, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene!

In realtà, sulla mensola accanto al fornello, c’era quasi sempre un quadernetto aperto, nel quale venivano segnate e conservate le ricette raccolte e sperimentate dall’ ‘angelo del focolare’. E sicuramente quel quaderno era molto più consultato dell’Artusi.

I ricettari delle donne erano, e sono, veri e propri strumenti di lavoro, che hanno seguito i cambiamenti del gusto e delle tecniche culinarie, e anche di ambienti e di situazioni diversi. Si pensi solo ai poverissimi mercati in epoca di epidemie e carestie, e ai razionamenti durante la guerra che costringevano madri e mogli a inventare qualcosa pur di nutrire i propri cari e non parliamo delle famiglie che a tutt’oggi sono in difficoltà economica.

Anche quelli dei frati erano strumenti di lavoro, è vero, ma la maggior parte dei ricettari di autori uomini erano scritti per gli altri (direi meglio, per le altre) che li avrebbero dovuti adoperare.

Nei ricettari si trovano a volte anche brevi annotazioni biografiche che aiutano a ricostruire le reti di relazioni, perlopiù femminili, di amiche, parenti, conoscenti, di amiche delle amiche… ma al centro sono loro, le ricette da provare, quelle sicure, quelle raccontate, quelle lette su libri e su giornali. 

Spesso si tratta di ricette speciali, forse di pietanze che non potranno mai essere assaggiate, non di quelle quotidiane (ché ormai le si conosce a memoria).

Vi racconto una storia bellissima che parla di una donna di nome Felicita.

A trentasette anni, cioè piuttosto avanti con l’età rispetto all’uso di quei tempi – siamo nei primi anni del Novecento, nella valle trentina del Primiero – venne chiesta in sposa da Angelo, che tempo addietro era emigrato ad Augsburg ma che era tornato dalle sue parti per prendere moglie, fedele al detto ‘moglie e buoi dei paesi tuoi’. Felicita accettò la proposta, anche se con timore, e si preparò alla partenza.

Aveva la consapevolezza che il suo nuovo ruolo di moglie l’avrebbe portata a dover gestire una casa e, naturalmente, una cucina. Ammetteva di avere una conoscenza gastronomica molto limitata perché era capace di prodursi in pochi, semplici piatti e decise quindi di organizzarsi.

Con l’aiuto della madre, delle sorelle e di una cerchia di conoscenti, riuscì a raccogliere ben quattrocento ricette, componendo quello che gli studiosi hanno chiamato un “ricettario dotale”, e dove sono descritti piatti da leccarsi i baffi. Spero proprio che Angelo sia rimasto contento, anche se voci di corridoio dicono che Felicita non fu mai una cuoca sopraffina…

E le storie di Giuseppe e Giosuè? Belle anche quelle, e commoventi.

Giuseppe Chioni e Giosuè Fiorentino non erano cuochi celebri, bensì soldati italiani, il primo genovese e l’altro siciliano, prigionieri in Germania durante la prima guerra mondiale. Non si conoscevano fra loro, ma, come tutti coloro costretti nei campi di concentramento, avevano una fame terribile. Per consolarsi, uno degli argomenti principale di conversazione era proprio il cibo, ma Giuseppe e Giosuè andarono oltre e scrissero su un quaderno tutte le ricette che conoscevano, quindi interrogarono i compagni e realizzarono due libri di ricette tipiche di tutte le regioni italiane.

La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Manuale pratico per le famiglie (790 ricette) compilato da Pellegrino Artusi ; e in appendice: La cucina per gli stomachi deboli. Firenze, Agnelli, 2004;

La storia di Felicita è raccontata in Felicita Simon, Ricettario dotale, a cura di Quinto Antonelli, Feltre, Agorà, 2006, mentre i quaderni di Giuseppe Chioni e Giosuè Fiorentino, sono in La fame e la memoria. Ricettari della grande guerra. Cellelager 1917-1918, Feltre, Agorà, 2008.

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È quel che è: uno stupore

Set 24

È quel che è: uno stupore

Sapete bene, cari i miei dieci lettori, che ogni tanto mi faccio prendere da un innamoramento letterario (i miei sono tutti letterari, sapete anche questo…) e decido così di condividere con voi la mia nuova passione.

Mi hanno regalato un libro di poesie, un libro di Erich Fried. In realtà, ho scoperto poi che alcune poesie le conoscevo già, e vi immagino mentre scuotete la testa pensando ‘ah, tapina, lo scopre solo ora’. E allora? E se non l’avessi mai scoperto? Avrei vissuto lo stesso lo so, ma altrettanto bene? Chissà.

Quando ho avuto in mano il libro mi è parso di scoprire una nuova bellezza colma di ironia geniale, un diverso mondo di versi nel quale non si riesce a capire sempre esattamente quando sorridere e quando tacere.

L’unica soluzione sembrerebbe lasciarsi commuovere sempre. Lasciare che l’anima si faccia prendere dal flusso delle parole di questo poeta, della sua rabbia e del suo erotismo, della sua tenerezza e dei suoi giochi.

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La notte degli archivi viventi

Set 17

La notte degli archivi viventi

Sono rientrata da poco da Torino, dove ho partecipato alla Notte degli archivi, in programma il 15 settembre. Gli archivi torinesi hanno aperto le porte al grande pubblico coinvolgendo autori e artisti che hanno raccontato, esplorato e condiviso le scoperte fatte tra carte e storie.

Il ‘mio’ archivio era al Museo del risparmio, ma non era l’archivio del museo, era l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo, che ha sede a Milano. È per questo che il Museo ha ospitato l’Archivio, ed è stata per me l’occasione per raccontare a grandi e piccoli (perché questo era l’unico evento dedicato ai bambini che poi hanno dormito in museo), di quanto sia importante che i diversi enti culturali, conservatori di memoria in forma di carte e oggetti, siano legati fra loro.

Dal momento che eravamo ospiti del Museo del Risparmio, l’Archivio ha offerto il materiale legato alla propaganda sul risparmio, una propaganda meticolosa, creativa e, oserei dire, martellante che dal 1924 fino agli anni Settanta ha raggiunto non solo tutti gli italiani, ma tutti nel mondo perché la rete che Filippo Ravizza era stato capace di tessere con il primo Convegno internazionale sul risparmio è stata capace di superare anche i conflitti della guerra, tenendo fermo l’obiettivo (adeguato ai vari contesti, naturalmente) dell’importanza di imparare a risparmiare. Ai lavori parteciparono le Casse di Risparmio di 26 paesi con lo scopo di studiare gli Istituti e i  mezzi di raccolta e per la tutela del Risparmio. Il risparmio venne proposto come base dell’educazione non solo economica della societa, per un uso migliore, individuale e sociale, della ricchezza.

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La ricchezza della Associazione Calligrafica

Set 10

La ricchezza della Associazione Calligrafica

Qualcuno di voi si ricorderà del Convegno tenutosi il 25 e il 26 novembre dello scorso anno, durante il quale l’Associazione Calligrafica ha festeggiato i 25 anni dalla sua fondazione.

E è stata proprio una festa : di idee, di scambi, di progetti per battaglie comuni in più direzioni ma sempre con una grande passione che tutti agita, quello per la scrittura a mano, vissuta da diversi punti di vista.

Questo mio breve post non è solo l’occasione per ricordare un’esperienza – per me la prima – in un contesto molto stimolante, ma anche per collaborare alla diffusione delle esperienze e degli insegnamenti che in quei due giorni sono stati la ricchezza dell’incontro.

L’Associazione Calligrafica ha caricato, sul proprio canale Youtube, i filmati dei singoli interventi e li ha messi a disposizione di tutti.

Nel mio piccolo, voglio provare ad amplificare quella fruttuosa esperienza, coinvolgendo i miei simpatici lettori e spronandoli a cercare argomenti utili o piacevoli per la loro curiosità.

A voi il link: https://www.youtube.com/channel/UCGd9MR8qJG96elHZDZglzUQ/featured

Buona visione

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Le edizioni antiche di Bernardino Telesio

Set 03

Le edizioni antiche di Bernardino Telesio

È stato un lavoro faticoso, denso di insidie e di difficoltà, come fosse un’esplorazione, e forse lo è stata, un’avventurosa esplorazione. È stato un lavoro impegnativo, affascinante, di grandi potenzialità scientifiche.

È stato un lavoro umanamente vario, nel bene e nel male, ricco di incontri piacevoli e altri, pochi, deludenti. È stato un lavoro che ha offerto insuperabili opportunità di conoscenza.

È stato un lavoro che ha fatto collaborare tra loro personalità diverse, ma tese nella stessa direzione, verso lo stesso obiettivo, ciò che ha permesso di superare gli inevitabili contrasti per trasformarli in dialettica costruttiva.

Ed è stato portato a conclusione.

“Non sono molti gli autori la cui opera sia stata oggetto in Italia di una bibliografia esaustiva e analitica come questa, allestita in pochi anni di intensissimo lavoro da Giliola Barbero e Adriana Paolini” (dalla Presentazione di Angela Nuovo)

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La bellezza e il benessere dei linguaggi dell’anima

Mag 08

La bellezza e il benessere dei linguaggi dell’anima

La quarta, e ultima, inaugurazione della speciale mostra dedicata a Riva del Garda ha regalato a coloro che sabato 6 gremivano la sala grande della Biblioteca civica, un’effusione di emozioni e di bellezza come raramente è possibile godere.

Questa strana ‘formula’ di inaugurare ogni sguardo della mostra rivana “Libri per la città”, con un evento diverso e soprattutto che avesse l’aria di essere un evento lontano dalla vera esposizione, mentre lontano non lo era affatto, ha forse creato non poche perplessità.

Era quasi un esperimento, erano proposte nuove e particolari, eppure, chiunque abbia vinto il dubbio si è trovato in un’atmosfera in cui la gioia di raccontare storie e sensazioni si mescolava alla ricerca che ognuno di noi compie verso la bellezza e il benessere che solo la bellezza può dare. La bellezza profonda, dell’urgenza dell’anima e del cuore, e quella della condivisione che rende quella bellezza non di tutti, indiscriminatamente, ma possibile a tutti, ognuno con le proprie sensibilità.

petra1Sabato 6 maggio alla mostra “Riva e il lago tra carte e libri”, in biblioteca fino al 27 di questo mese, ha dato l’avvio una strana e particolare manifestazione in cui la musica di Rudy Speri e Stefano Menato, la voce e la forza di Susanna Gabos che leggeva da Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa, e i libri di un’artista di rara sensibilità come Petra Paajanen Giacomelli hanno creato un vortice di storie di ricordi di parole di immagini che in ognuno di noi non ha lasciato che pura gioia.

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E così ora siamo pronti ad affrontare anche tutto ciò che quelle bacheche ci offrono e ci dicono su una terra di fascino come quella rivana, sapendo già che non ci saranno solo informazioni, ma anche le storie delle persone che in quella terra hanno vissuto, che l’hanno cambiata, che l’hanno fatta crescere. Le storie di coloro che per lei hanno combattuto, che hanno sofferto fino a renderla quella che è diventata ora.

Ancora inebriata dalla esplosione dei sensi di sabato, vi invito dunque alla visita che si terrà sabato 13, ore 11, presso la Biblioteca civica di Riva del Garda, durante la quale scopriremo altri segreti o ritroveremo ciò che già conosciamo e ci conforterà. IMG_20170204_101939_667
Durante la quale aggiungeremo altre emozioni e conoscenze che potremo, di nuovo, scambiare per ottenere altra bellezza e altro benessere, per curare, semplicemente, la nostra anima.

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