La repressione politica, e storie di alfabeti

Nov 22

Ormai quasi un anno fa, è apparsa sui giornali una notiziola che mi ha colpito molto, chissà se l’avete notata: in Turchia il premier Erdogan avrebbe accettato alcune delle richieste del partito curdo del PKK e avrebbe abolito il divieto di usare le lettere Q, X e W, introdotto nel 1928 da Mustafa Kemal Ataturk.

Che cosa mai ci sarà di particolare in quelle lettere, da averle dovute proibire? Le loro forme ipnotizzano i lettori sprovveduti? Celano terribili segreti? Niente di tutto questo.
All’inizio della Repubblica turca, il presidente Ataturk avviò delle riforme per occidentalizzare il paese dopo la caduta dell’Impero ottomano. Uno dei primi provvedimenti fu il passaggio dall’alfabeto arabo a quello latino. Le lettere (la loro pronuncia) Q, X e W vennero ritenute troppo ‘arabeggianti’ e furono escluse dal nuovo alfabeto.

L’aspetto tanto interessante quanto inquietante è che i suoni prodotti da queste lettere sono tra quelli caratteristici della lingua curda. Com’è noto, i curdi sono un popolo di 30 milioni di persone che vivono in un’area, da loro chiamata Kurdistan, che si estende in Turchia, Iraq, Iran, Armenia e Siria. La maggior parte di loro (12 milioni) è concentrata nel territorio della Turchia orientale. Qui, i curdi combattono dal 1920 per il riconoscimento del loro diritto di autodeterminazione e nel 1974 si sono organizzati nel Partito del Lavoratori del Kurdistan (PKK).

Da parte del governo turco, alle forme di lotta e di repressione ‘tradizionali’, si aggiunse anche il fatto che coloro che trasgredivano la legge utilizzando quelle lettere su cartelli, brochure o documenti di identità potevano essere condannati dai due ai sei mesi di detenzione.

Pensate a quanto, di questi tempi, stiamo sottovalutando il potere dell’alfabeto… Colpire la scrittura di una lingua, come quella curda, ha significato non solo colpire la cultura (nel senso più ampio del termine) ma anche le più elementari forme di comunicazione di un intero popolo.

Il pacchetto contenente queste disposizioni e che avebbe dovuto rappresentare una sostanziale apertura nei confronti del popolo curdo e del processo di pace, in realtà sembra non essere stato accettato dai curdi stessi, bisognosi di ben altre innovazioni.

Non sono riuscita a trovare altre notizie sulla specifica questione dell’alfabeto, forse qualcuno tra voi lettori potrebbe aiutarmi, ma mi preme molto sottolineare come alcune strade della politica, anche la repressione politica, passino attraverso le forme della scrittura, attraverso l’alfabeto.

Negare forme cui siamo legati per tradizione e abitudine, che in fondo ci rappresentano, ‘dicono’ di noi, vuol dire davvero negare un’intera cultura. Forse dovremmo fare più attenzione a come (oltre a che cosa) scriviamo…. Forse dovremmo riappropriarci consapevolmente della nostra scrittura e della forma delle nostre parole….

Mi piace moltissimo la descrizione che i Tuareg fanno del loro modo di scrivere: «La nostra è una scrittura di nomadi: è tutta fatta di bastoni, e i bastoni sono le gambe di tutte le greggi: sono gambe di uomini, zampe di mehari, zampe di zebù, zampe di gazzella, gambe di chi percorre il deserto. E le croci dicono di andare a destra ora sinistra e i punti sono le stelle che guidano di notte, perché noi Sahariani conosciamo soltanto il cammino, il cammino che ha per guida, di volta in volta, il sole e poi le stelle» (Giorgio Raimondo Cardona, Storia universale della scrittura, Milano, Mondadori, 1986, 153-154).

3 comments

  1. La “fantasia” e la precisione di regimi che intendono cambiare la cultura di un popolo per assoggettarlo meglio è impressionante. Ma credo che anche ai giorni nostri sia possibile trovare delle limitazioni in questo senso: penso, ad esempio, alle parole che google non fa “trovare” in certi paesi!

  2. Alle volte alcune tradizioni possono essere superate e da superare: non penso alla scrittura certamente, piuttosto alle feroci tradizioni come corrida , caccia , e via dicendo , che mi stanno particolarmente a cuore come animalista. Pelli, pellicce, tradizioni alimentari. Tornando all argomento però mi viene il sospetto che l attenzione verso certe forme linguistiche possa essere strumentalizzata da chi l’ alfabeto lo cancellerebbe del tutto, come certi integralisti islamici, ma cavalca a proprio uso e consumo argomenti verso cui non ha alcun interesse ma che ingannano le masse. Per il resto, le parole e la scrittura ed indagare su esse è’ qualcosa di meraviglioso. Nel rispetto della cultura e tradizioni dei popoli, nel rispetto della vita in generale, sono da preservare e rinnovare. Ciao cara

    • Adriana Paolini /

      Il punto sta proprio nella necessità di preservare e rinnovare… sta nel fatto che bisogna rendersi conto che la manipolazione, la repressione, o possiamo chiamarlo il “reindirizzamento” verso certe espressioni e forme di pensiero, quindi verso certi pensieri, passa attraverso canali che sono per noi troppo scontati, come l’alfabeto. Dobbiamo riprendere la nostra consapevolezza. Dobbiamo riprenderci.

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