Les petits bonbons

Dic 04

pierino porcospino italiano2Al Teatro Cristallo di Bolzano, si è tenuta, durante la prima settimana di novembre, la seconda edizione del festival Les petits bonbons, organizzato dalla compagnia del Teatroblu.

Il desiderio degli organizzatori del festival è di riuscire ad avvicinare i più giovani al teatro, utilizzando anche formule meno scontate. Ed è grazie a questo gusto della sperimentazione che, per mia fortuna, anch’io sono stata coinvolta!

Ho proposto dunque l’incontro dedicato alla storia del libro per ragazzi, Da Pierino Porcospino a Harry Potter (passando per Pinocchio), che tra storie da raccontare, letture e momenti di attività pratica è stato considerato un vero e proprio laboratorio-spettacolo.

A uno dei due incontri previsti hanno partecipato i ragazzi della seconda A delle scuole medie ‘Ugo Foscolo’, che al ritorno in classe, e, soprattutto, dopo aver scoperto che in questo blog si parla di loro e delle loro precedenti prodezze nella storia della scrittura, mi hanno spedito i loro commenti.

Ed eccoli qua. Non voglio nascondermi dietro ipocrite timidezze, anche se un po’ di rossore è comparso sulle gote pallide…., ma sono tanto, tanto contenta!

 

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Aiuto! Non so chi sono!

Gen 16

Nessuno sa chi sono, nemmeno io.

So che cosa non sono. Per esempio non sono bassa, non sono grassa (solo un po’ morbida), non sono una parrucchiera, non sono una commerciante, non sono un’insegnante. Ah sì, in effetti ho un contratto di docenza all’università e conduco corsi di storia del libro per bambini e adulti, ma non è lo stesso, è ovvio.

Non sono un’insegnante ma nemmeno una studiosa, perché non ho fatto abbastanza ricerca. Capita che debba lavorare per vivere, come la maggior parte delle persone, e in Italia è difficile farsi pagare per fare ricerca.

Ah, certo. Ho studiato e fatto ricerca per schedare e identificare i manoscritti su cui ho lavorato o per i libri che ho scritto, ma non è lo stesso, ne sono consapevole.

Non sono un’insegnante, non sono una studiosa. Non sono nemmeno una bibliotecaria.

Ah certo, lavoro con i libri, in biblioteca, ma non sono una bibliotecaria, vuoi che non lo sappia?!

Non sono nemmeno una scrittrice.

Ah, certo. Ho scritto dei libri, e anche delle storie che leggo ai bambini con cui lavoro, ma non è la stessa cosa, no. Lo so.

Non sono nemmeno una casalinga.

Ah, certo. Conduco io la casa, nel senso che me la pulisco me la cucino.. ma non sono una casalinga.

Insomma, nessuno sa come chiamarmi, e nemmeno io.

Non so nemmeno io come definirmi.

Beh, in effetti, di solito mi definisco con dei nomi abbastanza affettuosi, tranne quando mi arrabbio con me stessa ché allora sono severa e rigorosa come uno scaricatore di porto.

Dunque che cosa sono? mah.

Si ha tanto bisogno di incastrare, inscatolare, inquadrare, incriminare qualcuno in un settore, un ambito, un circuito, un genere… si ha bisogno di appartenenza, e io che non appartengo a niente e a nessuno?

Affari tuoi, mi dicono, l’hai voluto tu.

Vero.

Però questo non significa che non si debba pensare di essere ‘definita’ con realismo.

Allora lancio un appello. Vorrei sapere che cosa sono.

Anche se non risolvo così i miei problemi di sopravvivenza, almeno posso dare il codice giusto per la partita iva, posso finalmente riempire con serenità lo spazio dove si deve scrivere: professione..

Ditemi chi sono, per favore, che con i miei tredici lavori diversi quest’anno non riesco a trovare una collocazione…!

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L’invenzione di Kuta e Che rivoluzione!

Giu 04

L'invenzione di KutaChe rivoluzione!Questi sono i primi libri che ho scritto per i bambini e che ho pubblicato con la casa editrice Carthusia di Milano.

In preparazione ce n’è un altro, che si intitola per ora Datemi una penna, e speriamo di poterlo portare a termine perché ci tengo molto.

I libretti di cui vi sto raccontando sono arrivati dopo molti anni di laboratori e incontri con i bambini e con i ragazzi, in cui ho sperimentato approcci, linguaggi, materiali, strumenti e giochi per poter raccontare loro la storia della scrittura e del libro. Avendo lavorato soprattutto in scuole e biblioteche dove non c’erano libri antichi, mi sono resa conto che l’interesse di piccoli e grandi era molto forte, ma che mancavano gli strumenti per poter condividere e insegnare certe particolari conoscenze.

È stato a questo punto che ho deciso di scrivere.

L’invenzione di Kuta si sofferma sulle origini della scrittura e sul libro manoscritto fino all’invenzione della stampa. Che rivoluzione!, lo potete immaginare, prosegue l’avventura raccontando la storia del libro a stampa da Gutenberg agli ebook.

Quando, anni fa, ho scritto il progetto che poi ho portato a Carthusia, ho immaginato di creare un luogo (o un non-luogo, cosa sarà mai un libro?) dove i bambini potessero scegliere il modo per loro più congeniale di avvicinarsi alla storia del libro.

Ho proposto a Roberto Piumini, che già avevo la fortuna e l’onore di conoscere, di creare una storia che potesse farli giocare e divertire con un tono leggero e stimolante, come solo lui sa usare, ma che servisse da chiave alternativa e compagna del vero racconto storico.

Sono convinta che i bambini debbano avere più spazio possibile per muoversi, devono poter scegliere da dove cominciare e decidere se e come proseguire per arrivare alla fine (forse), anche dei libri.

È così che è nata la struttura dei due libri in cui narrativa e Storia si alternano, complici ma autonomi. Ogni capitolo è introdotto da una storia e i capitoli storici sono articolati in piccoli paragrafi.

Nello scriverli, ho pensato a come mio figlio aveva guardato e letto i libri tanto impegnativi che gli avevano regalato alla prima elementare: La storia del mondo, la storia dell’universo… Era ancora piccino per libri da massimi sistemi: li ha guardati ma poi li ha messi via. Gli anni successivi, man mano che andava avanti a imparare cose nuove, si ricordava di questi libri e andava a cercare gli argomenti che lo interessavano, che lo incuriosivano di più.

Ho pensato che i miei libretti non dovevano essere esauriti in una sola lettura, dovevano essere esplorati, sbirciati e poi letti pian piano, dove interessava, come piaceva.

L’intervento di Patrizia Zerbi editrice di Carthusia è stato fondamentale per l’armonizzazione di questi scritti, ma soprattutto per la scelta delle illustrazioni. Nel primo libro sono state affidate a un’unica artista, Monica Zani, per il secondo, ogni capitolo ha avuto un diverso illustratore, ma anche due autori per la parte narrativa, Roberto Piumini e Beatrice Masini.

Il terzo libro è sulla scrittura a mano dopo l’invenzione della stampa. È un argomento poco affrontato dai non specialisti, ed è per me una bella sfida. Nessuna anticipazione! Spero solo che possa uscire presto.

 

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Tararì Tararera di Emanuela Bussolati

Mag 27

A leggere questo libro ci si diverte moltissimo. Tanto per cominciare è in lingua piripù, e questo ci permette di espandere i nostri orizzonti linguistici, e poi è una storia molto carina da leggere ai bambini. Non sapete che cos’è la lingua piripù? In effetti non esiste. È una sorta di gramelot, di suoni, di onomatopee, di parole inventate che diventano una storia quando qualcuno si mette in gioco e la legge. E mica si divertono solo i bambini piccoli, anche i più grandi. Quando comincio a leggere “Tararì Tararera … sesa terù di Piripù” ho intorno a me solo occhi stupiti e se sono fortunata, anche bocche spalancate che poi si ricompongono in un grande sorriso. Tutti seguono la storia ascoltando e guardando le belle illustrazioni. Ridono quando Piripù cade e si inteneriscono quando l’elefante-gonende lo culla per tranquillizzarlo. Sono contenti quando Piripù trova la sua famiglia e non possono fare a meno di ridere sollevati quando la mamma lo sgrida e poi lo abbraccia.

Insomma, una storia semplice ma di grande bellezza. La bellezza della voce, dei gesti e degli sguardi che vengono usati per giocare e coinvolgere i bambini. E per farsi coinvolgere e per inventarsi lettori in lingua piripù. Una lingua che unisce grandi e piccoli con una forza incomparabile.

 

Emanuela Bussolati, Tararì Tararera, Milano, Carthusia 2009

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L’invenzione di Kuta a S. Cataldo

Mag 26

Mercoledì 23 maggio sono stata a S. Cataldo, nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta. La maestra Ninfa mi ha accolto al mattino con alcune classi di quarta della scuola elementare del paese. Ninfa ha letto L’Invenzione di Kuta. La storia della scrittura e del libro manoscritto, che ho scritto insieme a Roberto Piumini (Carthusia, 2009) e ha voluto che raccontassi ai suoi bambini i modi e i segni che l’uomo ha sperimentato nel tempo per esprimersi e per comunicare.

Davanti a una esigente ma simpaticissima platea di bambinelli attenti, mi sono esibita nel racconto dell’uomo che cerca il materiale giusto per i suoi messaggi: argilla, papiro, pergamena ma anche pietre, sabbia, pelle del corpo, ossi, cortecce… I bambini hanno scoperto come ogni libro abbia una forma diversa a seconda dell’uso, del lettore o del testo: un libro a forma di cuore quale testo potrà mai contenere?

Il momento più interessante è sempre quello in cui racconto chi sapeva scrivere e come imparava a farlo. I bambini scoprono quanta fatica e determinazione ci fosse dietro molte scritture, specie quelle delle persone che appartenevano ai ceti popolari. Su certi documenti appaiono scritture a zampe di gallina e con moltissimi errori, alcuni li fanno ridere, ma poi tutti tornano seri quando sanno che quegli errori erano fatti da uomini e donne che pur di esserci, pur di partecipare imparavano solo a firmare, o a scrivere solo alcune frasi, utili per il loro lavoro, o a scrivere senza essere andati a scuola, ascoltandosi parlare. Scoprono che le donne venivano tenute lontane dalla cultura ma che in tante cercavano di imparare da sole.

I bambini di S. Cataldo mi hanno fatto moltissime domande: questo è un argomento che li ha decisamente incuriositi. A me piace quando accade così, perché aldilà delle storie che racconto, voglio che si rendano conto della ricchezza e dei talenti che posseggono. Loro che, come noi, vivono in un mondo scritto.

La maestra Ninfa e le sue colleghe sono molto preparate e piene di entusiasmo, nelle loro mani quei bambini cresceranno curiosi e pieni di voglia di capire. Il 23 maggio è stato l’anniversario dei vent’anni della strage di Capaci. Molti bambini mancavano all’incontro perché erano con il coro ad esercitarsi per il concerto in commemorazione. Noi non abbiamo esplicitamente ricordato Falcone, sua moglie e i suoi uomini, ma mi piace pensare che l’incontro abbia comunque contribuito a un progetto, che riguarda tutti, non solo i bambini di S. Cataldo e della Sicilia, di scambio e di crescita culturale che aiuti tutti i bambini e i ragazzi a crescere consapevoli di sè e delle proprie potenzialità, nonostante tutto.

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