A scuola! Le voci dei bambini

Set 18

A scuola! Le voci dei bambini

«Cara mamma, ieri mi è arrivato il bel libro che voi, sempre buona con me, mi avete mandato. Ne lessi già qualche pagina, ma è veramente bello. Io studio con amore, e quando sento di far fatica, allora penso a voi mia dolce e buona mamma e mi faccio animo».

Cominciano le lezioni a scuola. La maggior parte dei bambini e dei ragazzi (specie da una certa età in poi…) non è proprio entusiasta del ritorno in classe, anche se poi tutti trovano il lato positivo, o almeno una forma di equilibrio, se vogliono arrivare fino a giugno in uno stato psicofisico discreto. E il piccolo Vittorio, nel 1907, scrive alla mamma che sarà il pensiero di lei e il libretto avuto in dono a dargli la forza di affrontare la fatica.

memoriecurioseÈ difficile trovare i testi dei bambini vissuti nei secoli precedenti all’Otto-Novecento: non erano considerati importanti, degni di essere conservati. Ciò che si è salvato si deve alla casualità o all’importanza della famiglia cui si apparteneva, o alla
straordinarietà con cui alcuni bambini erano capaci
di esprimersi, come nel caso di Antonio Stefano Cartari, che, a dire il vero, apparteneva a una famiglia di censo elevato di Roma ed aveva anche una grande padronanza delle sue capacità scrittorie e non solo, se a soli 11 anni poté cominciare a scrivere le sue Memorie curiose, annotando tutto ciò che vedeva e ascoltava intorno a lui.

A scuola si imparavano le buone maniere, a recitare le preghiere nel corso della giornata, e anche a leggere e a scrivere.

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Nomination!

Feb 07

Nomination!

Ho avuto la mia prima nomination. Posso fare il discorso di ringraziamento? Anche se, sì, in effetti non me l’aspettavo e dirò ciò che mi passa per la mente.

Non importa se non arriverò in finale, per me è già un enorme, sorprendente successo entrare nella selezione del Premio Bancarellino 2016.

Volevo ringraziare tutti i ragazzi che hanno votato il libro Datemi una penna. Le scritture a mano dopo l’invenzione della stampa, Milano, Carthusia edizioni, 2015 (Racconti con le ali, 13).

Che un libro di storia venga selezionato dagli studenti fa sempre un certo effetto, alla base del quale c’è lo stesso stupore per cui dubito fortemente che superi questa prima fase. Ma non importa.

Quello che importa è che il lavoro fatto con questo e con i due libri precedenti, L’invenzione di Kuta e Che rivoluzione! abbia portato delle menti giovani a comprendere che avvicinarsi alla Storia non è necessariamente noioso.

Che significa conoscere le storie di uomini donne e bambini i quali, come stiamo facendo noi ora, l’hanno ‘costruita’, ma anche che, a volte la conoscenza di ciò che è accaduto nel passato, aiuta a comprendere il presente e perfino se stessi, se si sta un po’ attenti alle sfumature…

Quello che importa è che a un libro sulla storia della scrittura a mano sia stato dato un riconoscimento in uno dei momenti più difficili della comunicazione scritta tradizionale, e il fatto che questo riconoscimento sia stato dato dai ragazzi, accende in me non poche speranze e mi dà nuovo slancio per continuare in questo lavoro di condivisione di conoscenze ed esperienze.

Grazie! (sono commossa)

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