A che cosa serve la Storia?

Nov 09

Continua la serie delle domande epocali che abbiamo deciso di porci sin da quando abbiamo scoperto quanta gente in effetti mangi con la cultura.

Ora la domanda importante è: a che cosa serve la Storia?

A chiederselo sono milioni di studenti sbadiglianti davanti al manuale, o peggio, durante la lezione a scuola o in università, ma anche tutti coloro che alla Storia guardano con sospetto. La Storia è noiosa, è inutile, queste alcune delle obiezioni più diffuse: e poi, scusate, non servirà mica per mangiare!?!! Poi ci sono quelli più furbi che sanno benissimo quanto possa essere importante la conoscenza storica e allora la impediscono, la appiattiscono, la governano e incoraggiano la diffidenza.

Di fronte a tante difficoltà diventa complicato convincere giovani e adulti a leggere, ad ascoltare, a informarsi, a imparare, a rivolgersi alla Storia. Eppure è necessario, oserei dire vitale, provarci, e provarci con convinzione.

Perché?

Innanzitutto perché la conoscenza è una forma di piacere, anzi, è molte forme di piacere. Come tale, va condivisa. Le forme di piacere migliorano la qualità della nostra vita.

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Ti sei fatta una gonna rossa….

Nov 01

I miei conterranei e coloro che frequentano l’Abruzzo avranno riconosciuto una delle nostre canzoni dialettali più note, ma in realtà non mi sono fatta la gonna rossa…

È solo che il rosso è diventato il colore caratteristico del mio blog e non ho resistito a pensare alla faccia stupita di chi adesso, incuriosito (e forse preoccupato per la mia salute mentale), sta ascoltando la canzone di Maria Nicola…

Eccomi di ritorno a voi con il post in cui presento il nuovo layout del blog… Spero che apprezziate lo sforzo di un linguaggio tecnico, anche se non sarò mai capace di abituarmi a certe terminologie simil straniere dal suono sincopato e anche un po’ nervoso…

Il mio consigliere e mentore del web, nonché fratello adorato, Carlo Paolini, mi ha consigliato di presentarmi con sembianze rinnovate, perché bisogna essere aggiornati e anche perché cominciavamo a essere un po’ stufi di indossare sempre lo stesso vestito.

Stavolta il vestitino sarà più colorato, che ne pensate? Siamo ancora in fase di sperimentazione e accettiamo consigli e pareri.

Gli argomenti non saranno diversi, invece. Sono ancora i libri e le storie ad animare gli articoli che posterò. Continuerò a raccontare le storie che girano intorno ai libri, quelle che ci stanno dentro, nascoste, pronte ad abbracciare qualunque lettore. Racconterò di quanto la lettura e le storie aiutino, insegnino o anche solo rallegrino la nostra esistenza. E che ne sia rallegrata, non mi pare impresa da poco.

I fans di Scripty Manent avranno una sezione dedicata e in un futuro non troppo lontano dedicheremo una rubrica, un po’ più seria, ai professionisti dei libri.

E poi ci saranno ancora laboratori, mostre, libri, incontri. Storie storie storie. Le mie e le vostre.

A voi chiedo una maggiore partecipazione, per rendere più interessante il nostro incontro.

E mi raccomando, venite indossando i vostri colori più vivaci.

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Chi mangia con la cultura

Set 18

Pare che sia questa, ultimamente, la domanda più importante da porsi rispetto alla cultura e alle attività culturali in Italia: chi mangia con la cultura? E allora ho pensato che vorrei provare a rispondere.

Io, tanto per cominciare, mangio con la cultura. La produco grazie al mio studio, alle mie attività didattiche, e come me mangiano tutti coloro che lavorano nella cultura, con varie professionalità: bibliotecari, archivisti, restauratori, educatori, conservatori museali, catalogatori, lettori, docenti universitari, ricercatori fissi o a contratto, ecc., quasi tutti di alto livello scientifico perché in Italia si esigono competenze eccellenti (del corrispettivo in denaro parleremo un’altra volta).

Va da sé che con la cultura mangiano anche le famiglie di queste persone, e chi tra voi ha figli adolescenti, come me, sa che esistono delle aggravanti…

Alcuni hanno uno stipendio, generalmente non altissimo, a eccezione, come ovunque, dei direttori e di coloro che gestiscono e coordinano enti e attività. In questa sede preferisco non entrare nel discorso di disparità e (in)giustizie, visto che poi si affogherebbe nel gorgo della famigerata questione del merito.

Altri, moltissimi, lo stipendio non ce l’hanno, pur lavorando, e sono quelli che vivono con contratti a progetto, collaborazioni e partite iva, con tutto ciò che questo comporta. Alcuni sono in cooperative, piccole società, associazioni, altri sono solitari lavoratori autonomi.  Anche in questo caso sorvolo sui dettagli, ma rimando al sito dell’associazione Acta, l’associazione dei free lance, dove è possibile farsi un’idea dei diversi problemi che ci si trova quotidianamente ad affrontare.

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Cosenza e Bernardino Telesio

Apr 13

Legato al post dedicato al Censimento delle cinquecentine del filosofo Bernardino Telesio, vi propongo ora un mio articolo uscito qualche giorno fa sulla Gazzetta del Sud in occasione dell’inaugurazione del Centro Studi Telesiani a Cosenza.

Ho capito subito che essere coinvolta nel Censimento delle Cinquecentine con le opere di Telesio sarebbe stata una preziosa opportunità per me e la mia collega Giliola Barbero. Lo studio delle opere, e dei libri che le contenevano, di un intellettuale importante per la cultura calabrese, quanto per quella italiana ed europea, era una sfida per mettere a frutto le nostre competenze e acquisirne di nuove.

Che cosa sia un censimento non è semplice da spiegare, eppure è un lavoro importante, grazie al quale si può conoscere la diffusione di un’opera e valutarne l’impatto culturale in un dato momento storico. Si può verificare il successo di un libro, di fronte a un numero abbondante di copie, o al contrario chiedersi che cosa ci sia dietro una scarsa diffusione, o nella concentrazione di presenze in un certo luogo, oppure nella diffusione di un’opera in particolare in un determinato periodo.

Si considerino in questa prospettiva le opere di Telesio, che hanno dato avvio a una svolta nel pensiero filosofico-scientifico dell’epoca moderna, opere critiche nei confronti delle teorie accreditate, e ricche di argomenti ‘rivoluzionari’, tanto da essere messe all’attenzione della commissione dell’Indice dei libri proibiti, perché venissero corrette: «in Indice prohibitus donec corrigatur». È pensando a questo che si può avere più forte la consapevolezza dell’importanza del lavoro che il Centro Internazionale di Studi Telesiani sta portando avanti.

Organizzare un censimento coinvolgendo istituti culturali italiani e stranieri non è stato banale: bisognava capire che cosa già si conoscesse e dove si potesse cercare qualcosa di nuovo. Abbiamo consultato centinaia di cataloghi di libri pubblicati a stampa e migliaia online, compresi quelli delle biblioteche asiatiche e africane; sono state spedite quasi tremila lettere e mail solo in Italia, e con altrettante missive abbiamo raggiunto i bibliotecari di tutta Europa e degli Stati Uniti.

Determinante e prezioso il coinvolgimento dei bibliotecari, nella maggior parte dei casi assai disponibili nel fornire informazioni. Coloro che non avevano libri da farci consultare ci hanno scritto lettere di sincero rammarico per la mancata partecipazione al progetto.

Dopo aver individuato oltre 670 esemplari, abbiamo viaggiato alla ricerca dei libri e delle storie che quei libri potevano raccontarci dal vivo. Da Milano a Lecce, da Padova a Messina, e poi Roma, Firenze, Napoli, Bari, per dirne alcune, e naturalmente Cosenza, e la Calabria tutta; e poi all’estero, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Russia, e non solo. Il contatto con chi custodisce i nostri preziosi fondi antichi è stato spesso interessante, e non solo dal punto di vista scientifico. Per la prima volta, abbiamo avuto la possibilità di entrare in piccole biblioteche, aperte solo per noi, o nelle grandi istituzioni antiche, sempre emozionanti da visitare.

I viaggi all’estero ci hanno dato la possibilità di confrontarci con modi diversi di intendere la cultura e sono stati spesso avventurosi, nei sotterranei dei Colleges inglesi e nella Biblioteca reale del Diamante Nero di Copenhagen, o a San Pietroburgo, presso l’Accademia delle Scienze, o nelle biblioteche tedesche.

Ma in un censimento non si deve solo ‘contare’. L’aspetto più interessante è in realtà capire come quei libri siano stati usati, a chi siano appartenuti e perché. Il lavoro di ricostruzione della circolazione dei libri avviene attraverso lo studio delle note di possesso, degli ex-libris e delle legature , che a differenza delle copertine di oggi, venivano scelte dall’acquirente e dunque possono darci informazioni preziose sui loro possessori. Coloro che avevano Telesio in biblioteca erano scienziati, medici, filosofi, forse curiosi, collezionisti appassionati di scienze, di certo erano persone colte. Li conosciamo dalle tracce che hanno lasciato sui libri, sui frontespizi o sulle legature: a volte, sullo stesso esemplare si leggono i nomi dei proprietari e lettori che si sono succeduti nel corso del tempo. Spesso l’ultimo si è preoccupato di cancellare il precedente, ma quando siamo fortunati e riusciamo a leggerli tutti, allora possiamo tentare di indovinare il ‘cammino’ di quel libro.

Su una delle edizioni del De rerum natura del 1570 conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze troviamo addirittura quattro nomi: quello del cardinale Scipione Gonzaga (1542-1593), che divenne principe dell’Impero nel 1585; quindi un certo Bernardo Guana, di epoca cinquecentesca, poi Francesco Bonamico e infine depennata ma ancora leggibile è la nota di Paolo Chiapperini, medico o fisico di Firenze, sembrerebbe anch’egli della fine del Cinquecento. Sono prestiti o doni? O forse acquisti? Quando (e se) sarà possibile delineare con più forza i profili dei personaggi meno noti, forse si potrà dare una risposta più convincente.

Alcuni erano affascinati dalle teorie di Telesio, altri lo studiavano per avversarlo con più forza, come dimostra la sua presenza nella sezione dei libri proibiti delle biblioteche ecclesiastiche, e in generale in conventi e monasteri, capitoli e cattedrali, dove per leggere le sue opere era necessario chiedere il permesso ai superiori, come a volte viene precisato sui libri stessi.

Ma lo dimostrano anche le fitte note marginali di alcuni lettori che hanno criticato e ragionato sui suoi scritti, come sull’esemplare della Biblioteca dei Lincei e Corsiniana di Roma, dove una mano a lui contemporanea ha segnato e contraddetto molti dei passaggi più delicati.

Grazie a questo lavoro, anche alcuni problemi che si davano per risolti vengono riproposti alla luce di nuove conoscenze, altre nuove questioni verranno invece proposte ma solo parzialmente risolte, bisognose di studi specifici e di ricerche particolari.

E pure si riesce a dimostrare con più evidenza quale influenza abbiano avuto le sue idee sugli studiosi che a lui si ispirarono, come per esempio in Inghilterra. Qui la quasi totalità delle opere di Telesio arrivò all’inizio del Seicento e circolò con un certo successo tra gli intellettuali che seguivano Francis Bacon, importante filosofo di quegli anni. Sorprendente è stato, poi, trovare una testimonianza di quell’interesse inglese per Telesio, anche a Madrid. Nella biblioteca del Palacio Real, infatti, è conservata l’opera telesiana del 1565 acquistata da don Diego Sarmiento de Acuña (1567-1626), conte di Gondomar a Londra, dov’era ambasciatore del re spagnolo Filippo III, proprio nei primi anni del ‘600: forse affascinato dal fervore culturale che avvertiva intorno a sé, volle in qualche modo parteciparvi, con il possesso del libro.  Lavorare al censimento ha significato, dunque, individuare e ricostruire relazioni e scambi di idee e di libri, che portarono a un progresso. Tutto questo adesso dovrà prendere corpo nel Catalogo dedicato. Descrizioni, letture e ipotesi di ricostruzioni storiche dovranno essere discusse e rese disponibili e accessibili in uno strumento che auspichiamo prezioso per la comunità scientifica, e di lustro per la città di Cosenza.

http://rassegna.unical.it/rassegna/locale/speciale-il-censimento-delle-opere-un-avventura-cu/

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Aiuto! Non so chi sono!

Gen 16

Nessuno sa chi sono, nemmeno io.

So che cosa non sono. Per esempio non sono bassa, non sono grassa (solo un po’ morbida), non sono una parrucchiera, non sono una commerciante, non sono un’insegnante. Ah sì, in effetti ho un contratto di docenza all’università e conduco corsi di storia del libro per bambini e adulti, ma non è lo stesso, è ovvio.

Non sono un’insegnante ma nemmeno una studiosa, perché non ho fatto abbastanza ricerca. Capita che debba lavorare per vivere, come la maggior parte delle persone, e in Italia è difficile farsi pagare per fare ricerca.

Ah, certo. Ho studiato e fatto ricerca per schedare e identificare i manoscritti su cui ho lavorato o per i libri che ho scritto, ma non è lo stesso, ne sono consapevole.

Non sono un’insegnante, non sono una studiosa. Non sono nemmeno una bibliotecaria.

Ah certo, lavoro con i libri, in biblioteca, ma non sono una bibliotecaria, vuoi che non lo sappia?!

Non sono nemmeno una scrittrice.

Ah, certo. Ho scritto dei libri, e anche delle storie che leggo ai bambini con cui lavoro, ma non è la stessa cosa, no. Lo so.

Non sono nemmeno una casalinga.

Ah, certo. Conduco io la casa, nel senso che me la pulisco me la cucino.. ma non sono una casalinga.

Insomma, nessuno sa come chiamarmi, e nemmeno io.

Non so nemmeno io come definirmi.

Beh, in effetti, di solito mi definisco con dei nomi abbastanza affettuosi, tranne quando mi arrabbio con me stessa ché allora sono severa e rigorosa come uno scaricatore di porto.

Dunque che cosa sono? mah.

Si ha tanto bisogno di incastrare, inscatolare, inquadrare, incriminare qualcuno in un settore, un ambito, un circuito, un genere… si ha bisogno di appartenenza, e io che non appartengo a niente e a nessuno?

Affari tuoi, mi dicono, l’hai voluto tu.

Vero.

Però questo non significa che non si debba pensare di essere ‘definita’ con realismo.

Allora lancio un appello. Vorrei sapere che cosa sono.

Anche se non risolvo così i miei problemi di sopravvivenza, almeno posso dare il codice giusto per la partita iva, posso finalmente riempire con serenità lo spazio dove si deve scrivere: professione..

Ditemi chi sono, per favore, che con i miei tredici lavori diversi quest’anno non riesco a trovare una collocazione…!

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