Le edizioni antiche di Bernardino Telesio

Set 03

Le edizioni antiche di Bernardino Telesio

È stato un lavoro faticoso, denso di insidie e di difficoltà, come fosse un’esplorazione, e forse lo è stata, un’avventurosa esplorazione. È stato un lavoro impegnativo, affascinante, di grandi potenzialità scientifiche.

È stato un lavoro umanamente vario, nel bene e nel male, ricco di incontri piacevoli e altri, pochi, deludenti. È stato un lavoro che ha offerto insuperabili opportunità di conoscenza.

È stato un lavoro che ha fatto collaborare tra loro personalità diverse, ma tese nella stessa direzione, verso lo stesso obiettivo, ciò che ha permesso di superare gli inevitabili contrasti per trasformarli in dialettica costruttiva.

Ed è stato portato a conclusione.

“Non sono molti gli autori la cui opera sia stata oggetto in Italia di una bibliografia esaustiva e analitica come questa, allestita in pochi anni di intensissimo lavoro da Giliola Barbero e Adriana Paolini” (dalla Presentazione di Angela Nuovo)

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Cosenza e Bernardino Telesio

Apr 13

Legato al post dedicato al Censimento delle cinquecentine del filosofo Bernardino Telesio, vi propongo ora un mio articolo uscito qualche giorno fa sulla Gazzetta del Sud in occasione dell’inaugurazione del Centro Studi Telesiani a Cosenza.

Ho capito subito che essere coinvolta nel Censimento delle Cinquecentine con le opere di Telesio sarebbe stata una preziosa opportunità per me e la mia collega Giliola Barbero. Lo studio delle opere, e dei libri che le contenevano, di un intellettuale importante per la cultura calabrese, quanto per quella italiana ed europea, era una sfida per mettere a frutto le nostre competenze e acquisirne di nuove.

Che cosa sia un censimento non è semplice da spiegare, eppure è un lavoro importante, grazie al quale si può conoscere la diffusione di un’opera e valutarne l’impatto culturale in un dato momento storico. Si può verificare il successo di un libro, di fronte a un numero abbondante di copie, o al contrario chiedersi che cosa ci sia dietro una scarsa diffusione, o nella concentrazione di presenze in un certo luogo, oppure nella diffusione di un’opera in particolare in un determinato periodo.

Si considerino in questa prospettiva le opere di Telesio, che hanno dato avvio a una svolta nel pensiero filosofico-scientifico dell’epoca moderna, opere critiche nei confronti delle teorie accreditate, e ricche di argomenti ‘rivoluzionari’, tanto da essere messe all’attenzione della commissione dell’Indice dei libri proibiti, perché venissero corrette: «in Indice prohibitus donec corrigatur». È pensando a questo che si può avere più forte la consapevolezza dell’importanza del lavoro che il Centro Internazionale di Studi Telesiani sta portando avanti.

Organizzare un censimento coinvolgendo istituti culturali italiani e stranieri non è stato banale: bisognava capire che cosa già si conoscesse e dove si potesse cercare qualcosa di nuovo. Abbiamo consultato centinaia di cataloghi di libri pubblicati a stampa e migliaia online, compresi quelli delle biblioteche asiatiche e africane; sono state spedite quasi tremila lettere e mail solo in Italia, e con altrettante missive abbiamo raggiunto i bibliotecari di tutta Europa e degli Stati Uniti.

Determinante e prezioso il coinvolgimento dei bibliotecari, nella maggior parte dei casi assai disponibili nel fornire informazioni. Coloro che non avevano libri da farci consultare ci hanno scritto lettere di sincero rammarico per la mancata partecipazione al progetto.

Dopo aver individuato oltre 670 esemplari, abbiamo viaggiato alla ricerca dei libri e delle storie che quei libri potevano raccontarci dal vivo. Da Milano a Lecce, da Padova a Messina, e poi Roma, Firenze, Napoli, Bari, per dirne alcune, e naturalmente Cosenza, e la Calabria tutta; e poi all’estero, Inghilterra, Spagna, Francia, Germania, Russia, e non solo. Il contatto con chi custodisce i nostri preziosi fondi antichi è stato spesso interessante, e non solo dal punto di vista scientifico. Per la prima volta, abbiamo avuto la possibilità di entrare in piccole biblioteche, aperte solo per noi, o nelle grandi istituzioni antiche, sempre emozionanti da visitare.

I viaggi all’estero ci hanno dato la possibilità di confrontarci con modi diversi di intendere la cultura e sono stati spesso avventurosi, nei sotterranei dei Colleges inglesi e nella Biblioteca reale del Diamante Nero di Copenhagen, o a San Pietroburgo, presso l’Accademia delle Scienze, o nelle biblioteche tedesche.

Ma in un censimento non si deve solo ‘contare’. L’aspetto più interessante è in realtà capire come quei libri siano stati usati, a chi siano appartenuti e perché. Il lavoro di ricostruzione della circolazione dei libri avviene attraverso lo studio delle note di possesso, degli ex-libris e delle legature , che a differenza delle copertine di oggi, venivano scelte dall’acquirente e dunque possono darci informazioni preziose sui loro possessori. Coloro che avevano Telesio in biblioteca erano scienziati, medici, filosofi, forse curiosi, collezionisti appassionati di scienze, di certo erano persone colte. Li conosciamo dalle tracce che hanno lasciato sui libri, sui frontespizi o sulle legature: a volte, sullo stesso esemplare si leggono i nomi dei proprietari e lettori che si sono succeduti nel corso del tempo. Spesso l’ultimo si è preoccupato di cancellare il precedente, ma quando siamo fortunati e riusciamo a leggerli tutti, allora possiamo tentare di indovinare il ‘cammino’ di quel libro.

Su una delle edizioni del De rerum natura del 1570 conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze troviamo addirittura quattro nomi: quello del cardinale Scipione Gonzaga (1542-1593), che divenne principe dell’Impero nel 1585; quindi un certo Bernardo Guana, di epoca cinquecentesca, poi Francesco Bonamico e infine depennata ma ancora leggibile è la nota di Paolo Chiapperini, medico o fisico di Firenze, sembrerebbe anch’egli della fine del Cinquecento. Sono prestiti o doni? O forse acquisti? Quando (e se) sarà possibile delineare con più forza i profili dei personaggi meno noti, forse si potrà dare una risposta più convincente.

Alcuni erano affascinati dalle teorie di Telesio, altri lo studiavano per avversarlo con più forza, come dimostra la sua presenza nella sezione dei libri proibiti delle biblioteche ecclesiastiche, e in generale in conventi e monasteri, capitoli e cattedrali, dove per leggere le sue opere era necessario chiedere il permesso ai superiori, come a volte viene precisato sui libri stessi.

Ma lo dimostrano anche le fitte note marginali di alcuni lettori che hanno criticato e ragionato sui suoi scritti, come sull’esemplare della Biblioteca dei Lincei e Corsiniana di Roma, dove una mano a lui contemporanea ha segnato e contraddetto molti dei passaggi più delicati.

Grazie a questo lavoro, anche alcuni problemi che si davano per risolti vengono riproposti alla luce di nuove conoscenze, altre nuove questioni verranno invece proposte ma solo parzialmente risolte, bisognose di studi specifici e di ricerche particolari.

E pure si riesce a dimostrare con più evidenza quale influenza abbiano avuto le sue idee sugli studiosi che a lui si ispirarono, come per esempio in Inghilterra. Qui la quasi totalità delle opere di Telesio arrivò all’inizio del Seicento e circolò con un certo successo tra gli intellettuali che seguivano Francis Bacon, importante filosofo di quegli anni. Sorprendente è stato, poi, trovare una testimonianza di quell’interesse inglese per Telesio, anche a Madrid. Nella biblioteca del Palacio Real, infatti, è conservata l’opera telesiana del 1565 acquistata da don Diego Sarmiento de Acuña (1567-1626), conte di Gondomar a Londra, dov’era ambasciatore del re spagnolo Filippo III, proprio nei primi anni del ‘600: forse affascinato dal fervore culturale che avvertiva intorno a sé, volle in qualche modo parteciparvi, con il possesso del libro.  Lavorare al censimento ha significato, dunque, individuare e ricostruire relazioni e scambi di idee e di libri, che portarono a un progresso. Tutto questo adesso dovrà prendere corpo nel Catalogo dedicato. Descrizioni, letture e ipotesi di ricostruzioni storiche dovranno essere discusse e rese disponibili e accessibili in uno strumento che auspichiamo prezioso per la comunità scientifica, e di lustro per la città di Cosenza.

http://rassegna.unical.it/rassegna/locale/speciale-il-censimento-delle-opere-un-avventura-cu/

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Viaggio in Inghilterra

Set 15

Non è semplice organizzare le visite a sedici biblioteche, concentrandole in dieci giorni. Soprattutto se bisogna coordinare sedici conversazioni in inglese con cui chiedere, fissare, verificare, ‘incastrare’ gli appuntamenti per poter consultare alcuni libri del Cinquecento conservati nelle biblioteche del Regno Unito.

Dopo questa prova veramente impegnativa, i dieci giorni che ho effettivamente trascorso a studiare nelle suddette sedici biblioteche sono stati come gradevoli passeggiate nella campagna inglese…

L’esperienza è stata molto interessante e stimolante. Sono entrata nelle biblioteche dei colleges di Cambridge e Oxford, ancora chiuse per le vacanze estive, ma aperte per permettermi di fare il mio lavoro. Sono stata nella spettacolare Bodleian Library, a Oxford, dove ho trovato bibliotecari assai preparati (e dotati di grande sense of humour…). A Londra, ho trascorso un paio di giorni davvero piacevoli alla British Library, complice un ospite d’eccezione come Stephen Parkin, curator dei fondi antichi, e ho scoperto l’esistenza di istituti con biblioteche assai ricche strettamente legati alla storia inglese, nemmeno troppo recente.

Sono realtà molto diverse dalle nostre e di certo godono della rilevanza che l’Inghilterra, da sempre, è in grado di dare agli investimenti sulla cultura.

Alle sedici biblioteche di conservazione, ho aggiunto, per il mio interesse e il mio piacere personale, una breve quanto intensa visita all’Idea Store di White Chapel, dove ho incontrato il suo fondatore, Sergio Dogliani. La forza, e l’efficacia, di quel progetto mi è apparsa in tutta la sua evidenza.

I ‘tradizionali’ servizi della biblioteca, che ha anche una sezione dedicata ai bambini e ai ragazzi molto vivace, sono arricchiti da un’offerta di 900 corsi (disponibili nelle cinque sedi degli Idea Stores, tutte nel quartiere di Tower Hamlets, sostenuti da fondi pubblici) che hanno come obiettivo la preparazione di persone che sentono il bisogno di conoscere meglio l’inglese, per integrarsi, oppure un mestiere, ma che creano spazi pure per coloro che desiderano avere nuovi strumenti per esprimere le proprie capacità, anche artistiche. In un quartiere come Tower Hamlets, molto grande e fatto di realtà diverse fra loro e spesso problematiche, gli Idea Stores fanno non poca differenza per la crescita culturale e dunque economico-sociale dei suoi abitanti.

Certo, gli inglesi che conoscono la propria realtà culturale ma anche quella dell’Italia, vedono le professionalità italiane decisamente più preparate e con un maggiore spessore, e devo dire che perlopiù è vero.

Ma essere molto preparati, essere degli esperti, aver costruito la propria professionalità con lacrime, sangue e passione in Italia ultimamente (ultimamente?) non ha molto senso. Vedere come siano sostenuti in Inghilterra gli istituti culturali e le biblioteche in particolare mi ha da un lato dato speranza, dall’altro mi ha preoccupato più di quanto già non sia, perché non è possibile che in Italia non ci si voglia rendere conto dell’annichilimento, e anche di una sempre più povera partecipazione sociale e politica, che dilaga anche a causa di una scarsissima cura, ma potrei dire di una sistematica avversione nei confronti di tutto ciò che è cultura, dalla scuola ai libri ai musei.

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Alla ricerca di Telesio

Giu 23

Da un anno partecipo al Censimento delle cinquecentine contenenti le opere del filosofo calabrese Bernardino Telesio, promosso dall’Università di Calabria.

Dopo aver fatto un lavoro di ricerca su cataloghi a stampa e in rete relativi a tutte le biblioteche del mondo (ho visto anche i cataloghi delle biblioteche africane, asiatiche: ho scoperto un mondo), con i miei colleghi siamo partiti con il lavoro sul campo, anzi, in biblioteca, cominciando naturalmente dall’Italia.

Il lavoro è interessante: di ogni cinquecentina dobbiamo dare una descrizione, per verificare la presenza o meno di varianti tipografiche. Dobbiamo anche rilevare le note dei lettori e dei possessori. Mi piace scoprire nelle mani di chi questo particolare libro sia capitato, verificando se ci sono delle note particolari o semplici sottolineature. Se qualcuno ha ritenuto di aggiungere o correggere il testo, se ci sono stati diversi passaggi. Insomma, mi piace scoprire come questo libro sia stato vissuto.

Devo dire la verità: quello che a me piace di più di questo lavoro, però, è la possibilità di viaggiare e di incontrare persone nuove, la maggior parte molto gentili e preparate.

Sono stata a Messina, Enna e poi a Udine e Bassano del Grappa, Vicenza, Ancona, Urbino, Macerata, Fermo, e non ho ancora finito. Da poco sono tornata da Firenze, dove sono stata anche all’Osservatorio Ximeniano. Il libro che mi serviva non c’era, ahimè (fuori posto? Speriamo), ma il direttore della biblioteca mi ha accompagnato in una interessantissima visita all’Osservatorio mostrandomi le raccolte degli oggetti utilizzati dai Gesuiti, prima, e dagli Scolopi, poi, per il primo sismografo e per il primo motore a scoppio.

Insomma, è decisamente l’occasione per imparare anche cose diverse, e per conoscere persone, ambienti e città.

Il prossimo giro sarà ancora in Toscana: Pisa, Siena e Pistoia. Chissà che non scopra qualcos’altro…

 

Bernardino Telesio (Cosenza, 1509-1588) è stato un filosofo naturalista, considerato l’iniziatore della nuova filosofia della natura cui si dedicarono Giordano Bruno, René Descartes, Francis Bacon, Tommaso Campanella.

La sua opera più importante è il De rerum natura iuxta propria principia (“Intorno alla natura delle cose secondo i loro principi”).

Fu pubblicata, per i primi due libri nel 1565, quindi nel 1570 e poi nel 1586. Nel 1596 i suoi libri furono messi nell’Indice dei libri proibiti, da cui vennero tolti solo nel 1900.

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