Know how (o … knock knock) per conoscere meglio archivi e biblioteche

Giu 05

Know how (o … knock knock) per conoscere meglio archivi e biblioteche

Da quando è partita la rubrica Carte in mano, siamo entrati e usciti da biblioteche e archivi, non sempre dalla porta principale, grazie agli amici che si sono prestati a raccontare le loro storie.

Alcuni lettori mi hanno chiesto di capire meglio le differenze tra questi due istituzioni e a questo ho pensato di dedicare il post di oggi.

L’argomento è vasto e articolato. Diciamo che sarà solo un piccolo aiuto che permetterà a chi segue le interviste degli addetti ai lavori, di comprendere con maggiore profondità mondi forse poco noti.

La prima differenza sta nel modo in cui si formano.

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Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Mag 08

Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Oggi vi racconto dei contaghi.

E che saranno mai, mi chiederete? Ah, uno degli argomenti più affascinanti in cui mi sia imbattuta, vi rispondo io.

Ero lì che studiavo per preparare uno dei prossimi incontri del corso Sopra le righe, e ho pensato di parlare di questo tema che da tempo mi incuriosisce e che purtroppo, per vari motivi, non sono mai riuscita a studiare.

Però posso raccontarvi ciò che nel frattempo ho imparato e che in parte ho anche portato, ormai anni fa, al Festival della letteratura di Gavoi per un bel laboratorio con i bambini i quali, ricordo, si dimostrarono molto consapevoli e orgogliosi del primato della loro cultura.

Con il termine Condaghe (plur. Condaghes o Condakes) si indica il bastoncino intorno al quale si arrotolava la pergamena che conteneva un atto di natura giuridica. In seguito andò a indicare l’atto stesso . In origine i documenti venivano sovrapposti e cuciti uno all’altro intorno al bastone; in epoca medievale, dimenticato il bastoncino, si trasformarono in libri. È una specie tra tante di “documenti in libro” o “su libro”. I Condaghi in forma di libro sembrano essere diffusi sin dai secoli X e XI presso i monasteri della Sardegna. Condaghe (1)

Questo perché solo i monasteri, in quell’epoca, gestivano così tanti documenti da sentire il bisogno di raccoglierli. In questi registri patrimoniali venivano ordinatamente annotati dagli abati, priori o monaci varie tipologie di atti: inventari, donazioni, contratti di acquisto (comporus) e vendita, permute (tramutus), smerci, cessioni di terre e di servi, definizioni di confine (postura de tremens), transazioni (campanias), sentenze giudiziarie relative alla proprietà.

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I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Mag 01

I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Vi presento la campagna ‘Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali’

Nel novembre 2015 si forma ufficialmente la campagna Mi riconosci?, in seguito a un lento lavoro di riflessione e poi di condivisione nato sulla legge Madia sui beni culturali. Nel corso della sua attività, la campagna ha dimostrato di avere grande capacità di catalizzare l’attenzione degli studenti, degli operatori del settori e dei politici, grazie alla concretezza delle loro proposte e alle loro modalità d’azione.

Risponderà alle domande Leonardo Bison, archeologo e attivista della campagna.

 

Com’è nata la campagna Mi riconosci?miriconosci_logo

Il nostro gruppo avvia i primi passi, anzi le prime discussioni, in seguito alla promulgazione della legge 110/2014, la cosiddetta legge Madia sui beni culturali, dedicata in particolare al riconoscimento di alcune professioni dei beni culturali. Una legge che avrebbe dovuto essere attuata entro il marzo 2015 e che non ha ancora promosso, a tutt’oggi, azioni di alcun genere.  Alcuni rappresentanti degli studenti di Link-Coordinamento Universitario (la parte universitaria della Rete della Conoscenza, il network dei soggetti in formazione) iniziarono fin da subito a interessarsi alle criticità legate all’accesso alle professioni e ai percorsi post-laurea e in particolare nelle università di Padova, Lecce, Pisa, nacquero dei gruppi di discussione… Con fatica, Link-Coordinamento Universitario, su sollecitazione di questi gruppi, ha avviato i contatti per formare un vero e proprio ‘Gruppo nazionale beni culturali’, che progettasse una campagna che poi si è trasformata in “Mi Riconosci?”: abbiamo iniziato a lavorare ufficialmente insieme nel marzo 2015 e la campagna è stata lanciata a novembre.

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Carte in mano. Si comincia!

Mar 06

Carte in mano. Si comincia!

Ecco che da oggi prende avvio la rubrica ‘Carte in mano’, a scadenza quindicinale, così intitolata perché al centro dell’attenzione saranno soprattutto i professionisti dei beni librari e archivistici nelle loro poliedriche e polivalenti ‘apparizioni’ nel contesto culturale, economico, fiscale ecc. Ma le carte sono anche quelle che gli stessi professionisti hanno in mano e che devono giocare per avere spazio, riconoscimenti e possibilità per condividere la propria esperienza e conoscenza.

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Chi mangia con la cultura

Set 18

Pare che sia questa, ultimamente, la domanda più importante da porsi rispetto alla cultura e alle attività culturali in Italia: chi mangia con la cultura? E allora ho pensato che vorrei provare a rispondere.

Io, tanto per cominciare, mangio con la cultura. La produco grazie al mio studio, alle mie attività didattiche, e come me mangiano tutti coloro che lavorano nella cultura, con varie professionalità: bibliotecari, archivisti, restauratori, educatori, conservatori museali, catalogatori, lettori, docenti universitari, ricercatori fissi o a contratto, ecc., quasi tutti di alto livello scientifico perché in Italia si esigono competenze eccellenti (del corrispettivo in denaro parleremo un’altra volta).

Va da sé che con la cultura mangiano anche le famiglie di queste persone, e chi tra voi ha figli adolescenti, come me, sa che esistono delle aggravanti…

Alcuni hanno uno stipendio, generalmente non altissimo, a eccezione, come ovunque, dei direttori e di coloro che gestiscono e coordinano enti e attività. In questa sede preferisco non entrare nel discorso di disparità e (in)giustizie, visto che poi si affogherebbe nel gorgo della famigerata questione del merito.

Altri, moltissimi, lo stipendio non ce l’hanno, pur lavorando, e sono quelli che vivono con contratti a progetto, collaborazioni e partite iva, con tutto ciò che questo comporta. Alcuni sono in cooperative, piccole società, associazioni, altri sono solitari lavoratori autonomi.  Anche in questo caso sorvolo sui dettagli, ma rimando al sito dell’associazione Acta, l’associazione dei free lance, dove è possibile farsi un’idea dei diversi problemi che ci si trova quotidianamente ad affrontare.

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