Bibliotecari a ogni costo! Intervista con Valentina Mancini

Mar 05

Bibliotecari a ogni costo! Intervista con Valentina Mancini

Vi presento Valentina Mancini

“Mai avrei pensato oggi di trovarmi qui a raccontare la mia “storia da bibliotecaria”, perché, in verità, la scelta di questa strada è stata un vero e proprio salto nel vuoto!”. Valentina si diploma come Tecnico della grafica pubblicitaria, ma viene spronata a continuare gli studi finché un bel giorno ha trovato il suo spazio nei beni librari.

 

La passione per questo mestiere quando l’hai scoperta?FotoValentina

L’amore per questo mestiere è nato piano, ma è cresciuto nel tempo, anche grazie al prof. Mauro Guerrini che mi ha trasmesso la passione per la biblioteconomia. Nel 2014 sono diventata bibliotecaria a tutti gli effetti con la laurea in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche. Anzi, per dirla tutta, sono diventata bibliotecaria “su carta”.

Le vere motivazioni che mi spingono, ancora oggi, a lavorare per diventare una bibliotecaria sono molteplici, ma quella che considero fondamentale è che la biblioteca è quel luogo ricco di tutti i saperi e dove tutti sono uguali, dove non c’è discriminazione, una sorta di zona franca, dove tutti posso entrare liberamente e godere del sapere dell’umanità, contro le barbarie del mondo. E io sono quella figura (il bibliotecario) che rende possibile questo libero accesso alla conoscenza. Lo so che sembro una “paladina della giustizia” ma questa è la mia visione del “bibliotecario” che ahimé come tutti sappiamo, oggi non è sempre visto così.

Comincia dunque il tuo percorso nel mondo delle biblioteche. Un percorso, però, non proprio lineare, mi pare…

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Navigatori solitari. Intervista con Erika Vettone

Nov 06

Navigatori solitari. Intervista con Erika Vettone

Vi presento Erika Vettone

Filosofa di ‘nascita’, si è dedicata all’archivistica fin dalla sua prima esperienza lavorativa (non retribuita), guidata da un appassionato funzionario del Comune di Santa Maria Capua Vetere. È una libera professionista per scelta e non vorrebbe essere niente di diverso, nonostante tutto.

Ha una collezione ancor piccola ma colorita, di altrui reazioni, verbali e non, all’affermazione “per lavoro faccio l’archivista”:

a) Archi..cosa?

b) E perché hai deciso di buttare la tua laurea nel …?

c) Aaaah, ho capito, è sempre un fatto politico!

 

Dopo anni di studi filosofici, perché gli archivi?erika

Un anno prima della laurea, ho iniziato ad interessarmi concretamente al percorso formativo di archivisti e bibliotecari, scoprendo l’esistenza delle scuole di archivistica.

Appena laureata, ho cominciato a collaborare come volontaria presso l’Archivio comunale di Santa Maria Capua Vetere, grazie al suggerimento che il dirigente comunale responsabile sia dell’Archivio che della Biblioteca comunale mi diede, indirizzandomi verso quello che sarebbe stato il mio percorso futuro. Nella vita di ognuno ci sono i momenti in cui scegli e quelli in cui qualcuno, a volte inevitabilmente, sceglie per te. In questo caso, se mi guardo indietro, posso solo ringraziare.

Qualcuno tempo fa mi ha detto che i laureati in filosofia sono come i topi, si nutrono di quello che trovano, e voleva essere un complimento; dell’archivistica e delle sue applicazioni informatiche trovo particolarmente interessante la riflessione sulle strutture concettuali (attività tipica in fase di riordinamento di un archivio o nell’analizzare e sviluppare un software). L’esperienza di qualche anno di mestiere e di confronto, ha rafforzato in me l’idea che tale inclinazione abbia a che fare con la mia formazione filosofica.

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Know how (o … knock knock) per conoscere meglio archivi e biblioteche

Giu 05

Know how (o … knock knock) per conoscere meglio archivi e biblioteche

Da quando è partita la rubrica Carte in mano, siamo entrati e usciti da biblioteche e archivi, non sempre dalla porta principale, grazie agli amici che si sono prestati a raccontare le loro storie.

Alcuni lettori mi hanno chiesto di capire meglio le differenze tra questi due istituzioni e a questo ho pensato di dedicare il post di oggi.

L’argomento è vasto e articolato. Diciamo che sarà solo un piccolo aiuto che permetterà a chi segue le interviste degli addetti ai lavori, di comprendere con maggiore profondità mondi forse poco noti.

La prima differenza sta nel modo in cui si formano.

Una biblioteca – pensiamo anche a quelle nelle nostre case – nasce intorno a un nucleo di libri che generalmente è creato dal proprietario, con i suoi gusti e le sue esigenze; nel tempo cresce con l’acquisizione di libri più aggiornati su quegli argomenti, oppure vi si aggiungono quelli che interessano altri componenti della famiglia.

Pensata più in grande, una biblioteca comunale cercherà invece di venire incontro alle esigenze dei suoi cittadini, dai più piccoli ai più grandi. Una biblioteca di conservazione avrà come obiettivo quello di conservare e valorizzare fondi di manoscritti e di libri antichi.

Un archivio, invece, nasce in conseguenza dell’attività di una persona, di un ente pubblico o di un privato.  Ognuno di noi  accumula documenti: da quelli necessari per testimoniare la nostra appartenenza a una città, a una società, a una famiglia (certificati, passaporti, bollette, atti di matrimonio…), a quelli che noi stessi produciamo, lettere, ricevute oppure carte, foto, biglietti d’auguri, che sono importanti per la nostra esistenza.

In una biblioteca, i libri possono essere ordinati secondo una varietà di criteri: per esempio per formato (dimensioni), o secondo la classificazione per materia, la cosiddetta Dewey.

A casa, se avete una biblioteca ‘ordinata’ come la mia, non troverete mai quello che vi serve prima di ripetute ricerche su ogni scaffale per almeno venti minuti, ma nelle biblioteche sono generalmente meglio attrezzati e i bibliotecari vi daranno le giuste indicazioni.

Negli archivi, i documenti vengono sin dall’origine organizzati secondo criteri logico funzionali, da parte del soggetto che crea l’archivio stesso (un’impresa avrà una serie di fascicoli in cui conserva la corrispondenza con i clienti, un’altra in cui conserverà le fatture dei fornitori e le quietanze di pagamento, un’altra serie di fascicoli in cui conserverà i documenti relativi al personale e così via). Tolti dal loro contesto originario, i documenti d’archivio perdono di senso.

Uno dei vostri documenti relativi, non so, al mutuo, inserito nella cartella delle analisi mediche, non avrà alcun senso rispetto al contesto in cui si trova. Naturalmente, in questo caso siamo probabilmente capaci di riportare il documento al posto giusto (anche se ci chiederemo per tutta la vita come diamine sia finito lì), ma in altri ciò non sarebbe possibile e negli archivi, e non solo, questo potrebbe diventare un problema grave.

Quindi uno dei principi fondamentali dell’archivistica è che gli archivi devono essere conservati – ed eventualmente riordinati, se per qualche motivo sono stati disordinati – secondo l’ordinamento che ad essi aveva dato chi ha creato l’archivio.

Come per le biblioteche, esistono archivi che hanno diverse finalità e che dunque custodiscono diverse tipologie di materiale: gli archivi correnti sono quelli che conservano documenti ancora utilizzabili. È facile intuire come tutti gli uffici lavorino su archivi correnti.

Gli archivi storici conservano documenti che non hanno più validità, ma possono essere consultati per motivi di studio o legati a questioni private, amministrative o legali. Ma ne esistono ancora di altri tipi, così come ne esistono di biblioteche: dipendono dall’ente che le governa, dalla finalità… Di certo ne incontreremo nel nostro viaggio con le ‘Carte in mano’…

Che bibliotecari e archivistici abbiano un curriculum di studi molto diverso, ve ne sarete accorti leggendo le diverse interviste, ma di certo non vi sarà sfuggito come alcuni di questi professionisti si muovano su entrambi i fronti, almeno dal punto di vista delle conoscenze se non delle attività, consapevoli di quanto sia importante che biblioteche e archivi (e magari anche musei) debbano dialogare fra loro e scambiare informazioni e professionalità.

 

Per avere altre informazioni potete consultare i siti del Mibac, dove troverete ulteriori link:

SAN, Sistema Archivistico Nazionale, in cui ho trovato alcune informazioni che mi hanno aiutato a scrivere questo post

http://san.beniculturali.it/web/san/

ICCU, Istituto centrale per il catalogo unico http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/

e delle Associazioni degli archivisti e dei bibliotecari

AIB, Associazione italiana bibliotecari http://www.aib.it/

ANAI, Associazione Nazionale Archivistica Italiana http://www.anai.org/

 

Per fare ricerca di libri in quasi tutte le biblioteche italiane:

SBN, Sistema Bibliotecario Nazionale http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/informazioni.jsp

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Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Mag 08

Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Oggi vi racconto dei contaghi.

E che saranno mai, mi chiederete? Ah, uno degli argomenti più affascinanti in cui mi sia imbattuta, vi rispondo io.

Ero lì che studiavo per preparare uno dei prossimi incontri del corso Sopra le righe, e ho pensato di parlare di questo tema che da tempo mi incuriosisce e che purtroppo, per vari motivi, non sono mai riuscita a studiare.

Però posso raccontarvi ciò che nel frattempo ho imparato e che in parte ho anche portato, ormai anni fa, al Festival della letteratura di Gavoi per un bel laboratorio con i bambini i quali, ricordo, si dimostrarono molto consapevoli e orgogliosi del primato della loro cultura.

Con il termine Condaghe (plur. Condaghes o Condakes) si indica il bastoncino intorno al quale si arrotolava la pergamena che conteneva un atto di natura giuridica. In seguito andò a indicare l’atto stesso . In origine i documenti venivano sovrapposti e cuciti uno all’altro intorno al bastone; in epoca medievale, dimenticato il bastoncino, si trasformarono in libri. È una specie tra tante di “documenti in libro” o “su libro”. I Condaghi in forma di libro sembrano essere diffusi sin dai secoli X e XI presso i monasteri della Sardegna. Condaghe (1)

Questo perché solo i monasteri, in quell’epoca, gestivano così tanti documenti da sentire il bisogno di raccoglierli. In questi registri patrimoniali venivano ordinatamente annotati dagli abati, priori o monaci varie tipologie di atti: inventari, donazioni, contratti di acquisto (comporus) e vendita, permute (tramutus), smerci, cessioni di terre e di servi, definizioni di confine (postura de tremens), transazioni (campanias), sentenze giudiziarie relative alla proprietà.

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I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Mag 01

I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Vi presento la campagna ‘Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali’

Nel novembre 2015 si forma ufficialmente la campagna Mi riconosci?, in seguito a un lento lavoro di riflessione e poi di condivisione nato sulla legge Madia sui beni culturali. Nel corso della sua attività, la campagna ha dimostrato di avere grande capacità di catalizzare l’attenzione degli studenti, degli operatori del settori e dei politici, grazie alla concretezza delle loro proposte e alle loro modalità d’azione.

Risponderà alle domande Leonardo Bison, archeologo e attivista della campagna.

 

Com’è nata la campagna Mi riconosci?miriconosci_logo

Il nostro gruppo avvia i primi passi, anzi le prime discussioni, in seguito alla promulgazione della legge 110/2014, la cosiddetta legge Madia sui beni culturali, dedicata in particolare al riconoscimento di alcune professioni dei beni culturali. Una legge che avrebbe dovuto essere attuata entro il marzo 2015 e che non ha ancora promosso, a tutt’oggi, azioni di alcun genere.  Alcuni rappresentanti degli studenti di Link-Coordinamento Universitario (la parte universitaria della Rete della Conoscenza, il network dei soggetti in formazione) iniziarono fin da subito a interessarsi alle criticità legate all’accesso alle professioni e ai percorsi post-laurea e in particolare nelle università di Padova, Lecce, Pisa, nacquero dei gruppi di discussione… Con fatica, Link-Coordinamento Universitario, su sollecitazione di questi gruppi, ha avviato i contatti per formare un vero e proprio ‘Gruppo nazionale beni culturali’, che progettasse una campagna che poi si è trasformata in “Mi Riconosci?”: abbiamo iniziato a lavorare ufficialmente insieme nel marzo 2015 e la campagna è stata lanciata a novembre.

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