Sospesi nel cielo. Quinta puntata

Mar 22

Sospesi nel cielo. Quinta puntata

Bonaria passava sulla terra leggera, e di questo Ettore e Giulio, nel loro esilio milanese, le erano molto grati.

 

 

Bonaria era così giovane che poteva essere una sorella maggiore. Con il piccolo Ettore s’era intesa immediatamente. Affetto complicità amicizia: ma lei doveva anche badare alla casa, lo pensò un po’ sbuffando, perché non era mai stata la sua passione, fare le pulizie, e un poco doveva tenere d’occhio anche il papà di Ettorino, che a volte si scordava di mangiare. Non le era chiaro che cosa avesse in mente quel signore, di sicuro adorava suo figlio e soffriva di nostalgia per sua moglie, una donna bellissima di cui un giorno le aveva mostrato la foto. «Siamo la notte e il giorno», aveva commentato lei, scura di capelli e di carnagione, a vedere la capigliatura bionda di Clara e il suo colorito pallido.

E Giulio, preso dai suoi mille impegni, le lezioni, il giornale, si rendeva conto che senza di lei non avrebbe potuto cavarsela. Le era riconoscente, e l’ammirava anche, specie dopo aver conosciuto la sua storia.

Era arrivata a Milano da poco. Quando camminava, sembrava passare sulla terra leggera, era forte come il fuoco e generosa. Ma il silenzio sembrava suo. Mai un silenzio era stato così pieno di storie.

Al bambino pareva di respirarle quelle storie, e allora taceva al silenzio di Bonaria. Quando poi le raccontava cambiava voce davvero, e nella foga cambiava lingua, ma a lui non importava se le parole suonavano sconosciute perché capiva tutto ugualmente. Seguiva il respiro di lei e le mani che agitava accompagnando il racconto. Che desiderio gli prendeva di conoscere quei racconti! Ne sentiva perfino la nostalgia.

Poi qualche volta le chiedeva di Antonio, ma piano, per non farla sussultare.

Antonio era nella Brigata Sassari, e sapeva che era sull’altopiano di Asiago.

Per lui era venuta in continente.

Era quello l’amore vero? Venire da una terra lontana per stare il più vicino possibile al proprio fidanzato? Lui ragazzino si chiedeva che cosa fosse questo amore di cui aveva spesso sentito parlare, un po’ di sfuggita a dire il vero, perché gli adulti abbassavano subito la voce in sua presenza su quell’argomento. Sapeva con certezza che la sua mamma e il suo papà ne erano pieni, ma così pieni che continuavano a rovesciarne, sotto forma di baci e di carezze. E la nonna Alda li richiamava come ragazzini e il nonno alzava gli occhi al cielo, ma era solo teatro. Ettore sapeva che i nonni lo facevano anche loro, perfino ora che avevano, come minimo, la stessa età del mondo.

L’amore vero di Bonaria era Antonio. Appartenevano allo stesso paese e si erano fidanzati a Natale. Quando era partito, non aveva potuto pensare di poter stare nemmeno per un minuto senza di lui. Era il suo respiro, e non si vive senza aria. Così aveva raccontato a Ettorino.

Lei ce l’aveva l’aria, era evidente, altrimenti come poteva star lì a raccontargli le sue storie! Però non osava farglielo notare, immaginando che forse si riferiva a qualcos’altro.

Quando aveva ricevuto una cartolina di Antonio che raccontava di dove l’avevano mandato e di quanto si sentisse solo senza di lei, Bonaria aveva preso la decisione. Aveva fatto scrivere dal parroco allo zio Gavino.

Lo zio si era trasferito in continente già da tre anni, dopo la terribile siccità del ‘13 che aveva distrutto i suoi campi e ucciso le sue bestie. Aveva distrutto tutto, il poco ‘tutto’ di ognuno. Nessuno era stato risparmiato e molti erano dovuti partire.

Forse Dio li aveva voluti punire, ma di che cosa, non riusciva a spiegarselo.

Partendo s’era sentito male dalla nostalgia appena la nave diretta a Genova s’era staccata dalla banchina, e quasi voleva buttarsi in acqua e morire nel suo mare, vicino le sue rocce. Poi aveva deciso che sarebbe tornato, che sarebbe morto a casa, e solo con questo pensiero trovò pace, almeno un po’. «Si invoca la morte, ma poi non si ha mai il coraggio – si disse – Ma forse ci vuole più coraggio a vivere», e questo pensiero gli parve più sciocco del primo. Alzò le spalle e rinunciando a un discorso d’addio, pur silenzioso, decise che avrebbe visto il mondo e che quei sentimenti erano causati da un mare troppo agitato.

Dopo mille incontri, fortune e sfortune, era arrivato a Milano. E così Bonaria era partita, per raggiungerlo.

Ora Gavino faceva l’usciere nella sede del giornale della città dove incontrò Giulio, che ogni tanto scriveva pezzi su libri e teatro. Lo colpì subito, quel giovane un po’ triste un po’ allegro, di poche parole e di grande energia. Un giorno lui gli mostrò un disegno del suo bambino e fu allora che Gavino capì come Bonaria potesse essere di aiuto.

Lo zio era contento di averla vicino e anche del lavoro come governante dal signor Giulio, che l’aveva accolta come manna dal cielo. Si trovavano bene con Bonaria, dicevano, e non volevano perderla.

Ma di certo non l’avrebbero persa. Lei da lì non se ne sarebbe andata neanche morta, senza Antonio.

 

 

Massimo Campigli, Donne al sole (1931), particolare

4 comments

  1. Rita Palma /

    Bella la figura di Bonaria, donna giovane che segue il fidanzato nel continente…grazie Adriana…ci regalerai un altro episodio a meta’settimana?

  2. Elena Scrima /

    Bella e poetica Bonaria… Non.la immaginavo molto giovane e devo dire che mi ha sopreso per la sua modernità. Non penso sia usuale una figura di donna del.primo Novecento così temeraria da lasciare un minuscolo paesino sardo per affrontare una città del Nord. A giovedì. La sua undicesima lettrice

    • Adriana Paolini /

      Le donne, del primo Novecento o di qualsiasi altra epoca, sono spesso sorprendenti… A giovedì

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