Silenzio

Ott 16

Silenzio

Il silenzio è «assenza di rumori e suoni», dice il Dizionario Treccani. Si potrebbe definirlo uno spazio fisico-temporale, anche mentale, dove non si ode suono, sospiro, rumore, respiro. No, sarebbe meglio che almeno il respiro si avvertisse. Quindi non esiste silenzio vero, ma quello totale, quello che dicono ci sia nello spazio, dev’essere spaventoso, disorientante, ché non sai più chi sei. A meno che si stia realmente nello spazio, ma con un casco in testa e un collegamento radio con la base. Forse quel silenzio c’è anche sott’acqua. Ma c’è sempre il proprio respiro, il battito del cuore. Temo che il silenzio assoluto ci sia solo con la morte, e possiamo dirlo solo perché in effetti non sappiamo che cosa ci sia ‘dopo’. E se fosse vero che c’è il coro degli angeli? E se non mi piacesse quello che cantano?

Il silenzio c’è quando si è soli, quando non ci sono altre voci umane. Il silenzio si ‘sente’ quando spegni la tv, quando chiudi le finestre. Forse il silenzio è la notte.

In casa, però, si sentono gli scricchiolii dei mobili, gli echi confusi del condominio, i mormorii del gatto. E poi i suoni ovattati dall’esterno. Invece, se sei fuori, di notte, perfino le ombre hanno un suono.

Ci sono anche dei modi di dire, tipo ‘il silenzio è d’oro’, oppure ‘un silenzio assordante’. È un gran bell’ossimoro, ma è un po’ svalutato. È un peccato che si svalutino i modi di dire. Del resto è un circolo vizioso: se sono belli è un peccato non usarli. Forse bisognerebbe fissare un numero massimo o degli ambiti specifici.

C’è il silenzio che si cerca e si costruisce e il silenzio del vuoto. C’è il silenzio di chi dovrebbe esserci e non c’è. Non solo persone, anche parole, documenti, testimonianze.

Per esempio. Possiamo riflettere su una storia delle donne, di certe particolari donne, la cui colpa è stata di opporsi a costrizioni che erano state imposte loro e che, per questo, vennero imprigionate, perseguitate, processate, messe al rogo perché eretiche, ma anche streghe, ma soprattutto perché erano donne che non obbedivano all’ordine del silenzio: in una parola, erano ‘diverse’. In un bel libricino, tanto sottile quanto intenso, ho letto di Giovanna d’Arco, Margherita da Trento, detta la Bella, Guglielma la Boema (Marina Benedetti, Condannate al silenzio. Le eretiche medievali, Sesto S. Giovanni, Mimesis, 2017). Il silenzio di cui si racconta è quello imposto a queste donne, cui venne vietato di parlare della loro vita e della loro religiosità. Le eretiche del medioevo sono messe a tacere in quanto donne e in quanto donne religiose. Esse si mettono in strada e affrontano una vita di esempio e di predicazione contro tutto e tutti. Ma “tacere non significa non esistere”. Queste donne in alcune fonti sono state definite ‘donnicciuole cariche di peccati’, ridimensionate anche negli aggettivi, silenziate e definite in modo negativo.

Bisogna ricordarsi che spesso è più importante ciò che non è scritto o detto, perché forse è stato volutamente cancellato. il silenzio diventa spesso oblio della memoria, ma anche oblio del presente, di alcuni aspetti del presente. Ciò che non c’è nelle fonti è importante tanto quanto, in alcuni casi di più, di ciò che è scritto.

Il silenzio della coscienza. Cioè quando la coscienza viene zittita.

Il silenzio in mare, sulla barca con le vele latine. L’abitudine al silenzio, la paura del silenzio.

Il silenzio dei bambini è pericoloso. Può essere un segnale di birichinate in arrivo, oppure potrebbe essere un silenzio di disagio, di dolore, di paura. Oppure di concentrazione estrema. Meglio guardare.

C’è il silenzio che si cerca e si costruisce e il silenzio del vuoto. Quando si ha il vuoto dentro di sé. Quando si crede che ci sia il vuoto ma in realtà c’è una mano di vernice nera da togliere. Per ritrovarsi. Questo non è mai una buona idea farlo in silenzio.

Louis Braquier, un poeta francese, scrive: «Sono in cammino verso la gente del mio silenzio / Lentamente, verso coloro presso cui posso tacere. / Verrò da lontano, entrerò e mi siederò. / Vengo a prendere quel che mi serve per ripartire».

Il silenzio che ‘basta saper ascoltare’, come se fosse facile, saper ascoltare. Silenzi d’occasione. Silenzi necessari. Luoghi silenziosi. Luoghi in cui fare silenzio. L’ora del silenzio. Il silenzio dell’ascolto. Quello col fiato sospeso. Il silenzio di Abbado dopo il requiem di Mozart.

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