Lezioni semiserie di codicologia – 4

Gen 15

Lezioni semiserie di codicologia – 4

Siamo arrivati alla penultima lezione, ma se vi piacerà, potremo continuare a scoprire insieme altre bellezze e curiosità dei manoscritti medievali.

Vi ricorderete che nei precedenti post, eravamo riusciti a scegliere il supporto giusto, la carta o la pergamena, a rigarlo, a secco o a colore, ed eravamo pronti a riempirlo di scrittura con una penna di volatile, più facilmente d’oca, sufficientemente resistente ed elastica per poter scrivere su un materiale particolare come la pergamena, ma utilizzabile anche sulla carta.

Se poi avete pensato anche che sarebbe stata una bella idea decorare il libro, allora oggi sarà necessario fare attenzione all’ordine delle operazioni.

asciugatura inchiostroRicordatevi: prima si scrive, poi si decora. miniatrice

Come le vostre matite che con l’uso si consumano, il calamo e la penna dovevano essere temperati e per questo veniva usato un coltello. Pare che i copisti avessero bisogno di affilare il loro pennino così spesso che erano costretti a tenere vicino a sé fra sessanta e cento penne d’oca già pronte.

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L’unione fa la forza… Intervista con Lorena Stochino

Gen 07

L’unione fa la forza… Intervista con Lorena Stochino

Vi presento Lorena Stochino

Archivista da vent’anni e libera professionista da otto, Lorena ancora affronta con grande passione ed entusiasmo il suo lavoro, ‘lottando’ per sé e per gli altri, alla ricerca della conoscenza e sempre con una grande curiosità per la vita.

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La prima domanda che di solito pongo agli ospiti di questo blog è perché abbiano scelto una disciplina come l’archivistica…

Agli archivi sono arrivata dopo la laurea in lettere, per puro caso. E poi, insomma, questa disciplina mi è entrata dentro e ho scoperto che non è certo un lavoro che si può fare senza passione. Ti puoi avvicinare casualmente, ma se scegli di andare avanti, il percorso è talmente particolare che solo la passione può darti la giusta motivazione. Per me fare l’archivista vuol dire avere potenzialità e potere: si apre un mondo. Credo si possa dire che l’archivista ‘governi’ la storia, nel senso della memoria storica. Questo è un aspetto importante da capire e gli archivisti lo sanno bene.

Che cosa vuol dire che ‘l’archivista governa la storia’?

È un concetto che dominano bene gli archivisti dell’archivio storico, ma ora anche quelli dell’archivio corrente l’hanno compreso (per “archivio corrente” s’intende l’archivio che è attualmente in uso ed è in continuo accrescimento; per necessità pratiche, i fascicoli che compongono l’archivio corrente vengono conservati in locali facilmente accessibili o nella stessa stanza degli impiegati che li utilizzano, ndA). Per questi ultimi è una presa di coscienza più recente perché fino a qualche tempo fa erano considerati dei protocollisti e basta. Ora, nel passaggio alla gestione documentale in digitale è chiaro anche per loro che il loro ruolo è alla base, all’inizio di un archivio che col tempo diventerà storico.

Meno bene, purtroppo, lo capiscono gli amministratori, che non colgono l’importanza di seguire un determinato flusso, un cammino di registrazioni che oltre ad agevolare il loro lavoro costituisce la base per la corretta formazione di un archivio. Ma se ne renderanno conto, ahimè, quando ci si accorgerà che nel passaggio dal cartaceo al digitale saranno andati perduti dei pezzi, dei pezzi di memoria. Solo allora, la consapevolezza tornerà.

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Lezioni semiserie di codicologia. 3

Dic 18

Lezioni semiserie di codicologia. 3

Nelle scorse lezioni, ci siamo procurati il supporto, sia esso di pergamena o di carta, e lo abbiamo ritagliato e curato; ora siamo pronti per avviare l’allestimento del libro.

Poggiate pure le penne, perché prima di iniziare a scrivere è necessario rendere la pagina ‘accogliente’ per la nostra scrittura.

Non ci sono righe né margini di giustificazione su questi fogli, quindi dovevano essere tracciati a mano per permettere di scrivere ordinatamente. La questione ‘rigatura’ è vasta e articolata, ma in questo breve spazio cercherò almeno di darvi alcune informazioni base su quello che succedeva in uno scrittorio monastico (scriptorium) o in un laboratorio laico quando era giunta l’ora di dedicarsi al testo e alla decorazione.

La pagina manoscritta doveva mostrare l’equilibrio tra le parti scure, la scrittura, e quelle chiare, i margini, e doveva permettere un’armonia dei segni perché sia lo scrittore sia il lettore potessero scrivere e leggere con maggior agio possibile una scrittura oggettivamente difficile da interpretare, anche per coloro che avevano una certa dimestichezza con caratteri e testi così particolari.

Oggi, parleremo del primo atto per la preparazione della pagina: la rigatura.

Per cominciare, sui margini esterni (ma la tecnica varia nel tempo), venivano apposti dei forellini, posti a uguale distanza l’uno dall’altro, provocati dalla punta di un punteruolo o da una ruota dentata,  quindi, grazie a una riga, venivano tracciate le linee su cui poi si sarebbe scritto. Anche se le principali tecniche di rigatura sono fondamentalmente due, a secco, tracciate con una punta, e, a partire dall’inizio del XII secolo, anche a colore, segnate con la mina di piombo o con l’inchiostro, anche in questo caso sarebbe necessario entrare in maggiori dettagli.

 

Il nostro obiettivo, però, non è di scrivere un trattatello di codicologia, ma solo di capire quali fossero le mosse principali per costruire un codice medievale. Prometto, però, di dare alcune indicazioni bibliografiche alla fine di questo breve ciclo.

Procediamo. Lo scriba doveva trovare il posto al testo, alle iniziali, alle illustrazioni e lo faceva quindi aiutandosi con riga e squadra tracciando uno ‘specchio’, lo specchio scrittorio, appunto, cioè un rettangolo che fosse pronto ad accogliere la scrittura; quello che gli studiosi chiamano la mise en page, diversa per ogni tipologia di testo. 

Quindi il copista prendeva la sua piuma d’oca e cominciava a tracciare i caratteri della scrittura, lasciando gli spazi per il decoratore.

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La scelta di far tracciare a un bue le nostre giocose righe non è casuale. Mi piaceva così ricordare una delle prime testimonianze di volgare italiano, tra le più note, risalente all’VIII secolo che dice «Se pareba boves alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba».

Questo è il famoso indovinello veronese che molti di voi forse ricordano di aver studiato a scuola: C’era una volta un bue / bianchi campi arava / e bianco aratro teneva / e nero seme seminava.

Naturalmente il bue non tracciava le righe con il punteruolo, ma ‘diventato’ penna, scriveva con il nero inchiostro sulla pagina bianca.

 

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Lezioni semiserie di codicologia. 2

Dic 11

Lezioni semiserie di codicologia. 2

Siamo ancora alla ricerca del supporto scrittorio più interessante, ché, lo sappiamo, non è una scelta facile. Dopo aver usato per secoli  la pergamena, si imparò ad apprezzare l’uso della carta.

Nonostante i cinesi e poi gli arabi conoscessero il metodo di fabbricazione fin dal I secolo, in Europa ci fu una certa resistenza ad abbandonare un materiale così resistente e affidabile come la pelle di ovino.

curiositatre_ita_i000028Nel 1109 Adelasia, principessa normanna, moglie di Ruggero I, fu la prima a scrivere una lettera ‘di carta’, ed è una lettera bilingue, in greco e arabo, ora conservata nell’Archivio di Stato di Palermo.

Adelasia scrisse un mandato per ordinare ai vicecomiti della terra di Castrogiovanni (oggi Enna) di proteggere il monastero di San Filippo di Demenna, sito nella valle di San Marco, che rientrava nel suo patrimonio personale. Adelasia, per redigere la lettera, adottò la carta perché non si trattava di un documento solenne, per i quali veniva ancora usata la pergamena, ma piuttosto di un atto di natura transitoria.

Ma per la prima cartiera, che fu quella di Fabriano nelle Marche, si dovettero aspettare nientemeno che gli anni Settanta del ‘200.

Certo, dopo di allora, le cartiere spuntarono come funghi, soprattutto dopo che tutti cominciarono a rendersi conto dell’enorme risparmio che l’uso della carta permetteva in luogo della pergamena .

La carta si faceva con gli stracci, e così fu fino al sec. XIX.

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Le cartiere sorgevano, e sorgono, vicino a corsi d’acqua perché nell’acqua si mettevano a macerare gli stracci di canapa e di lino utilizzati per fabbricare la carta.

I cenci venivano poi pestati nelle vasche e trasformati in poltiglia da magli azionati da ruote di mulino.

In queste vasche veniva immersa la forma, un telaio quadrato di legno cartaimgcostituito da fili di metallo che si intrecciavano a distanza di un paio di millimetri l’uno dall’altro.

I fili disposti in senso longitudinale si chiamano vergelle, in senso perpendicolare a queste ci sono i filoni. Si possono vedere bene se mettete in controluce il foglio di carta (antica) che avete in mano.

Si intravede anche la filigrana, una sorta di marchio di fabbrica, inventata proprio a Fabriano, per la quale venivano usati fili di ottone o di argento.stemma_filigranacucitura-filigrana-museo-carta-800x600

 

 

La forma veniva estratta dall’acqua e restava coperta dalla poltiglia: a questo punto, si procedeva all’asciugatura con l’esposizione all’aria e con feltri pressati.

 

Dall’Otcartiera3tocento in poi, l’enorme richiesta e quindi la maggiore produzione di libri, oltre al costante uso della carta anche nell’amministrazione, costrinse i produttori a cercare altre fonti. Dopo vari tentativi cominciò lo sfruttamento della cellulosa che dura ancora oggi.

 

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Lezioni semiserie di codicologia. 1

Dic 04

Lezioni semiserie di codicologia. 1

Per accontentare alcuni amici curiosi con tendenze all’autolesionismo, comincia oggi una breve serie di post illustrati dedicata all’allestimento di un codice di epoca medievale.

Dunque, come prima mossa, sarà stato necessario procurarsi il supporto scrittorio, cioè il materiale su cui si sarebbe scritto.

 

Per un lungo periodo venne utilizzata la pergamena, ottenuta dalla pelle degli ovini.

 

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Tra le ricette più antiche c’è quella conservata nel codice 490 della Biblioteca capitolare di Lucca. Scritto tra il 787 e l’816, questo manoscritto è importante per diversi motivi, un giorno, forse, ne parleremo, ma in questa occasione vorrei mettere in evidenza uno dei testi presenti nel codice.

Si tratta della raccolta cui il primo editore di questo codice, Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), diede il lunghissimo e vorticoso titolo di Compositiones ad tingenda musiva, pelles et alia, ad deaurandum ferrum, ad mineralia, ad chrysographiam, ad glutina quaedam conficienda, aliaque artium documenta, ante annos nongentos scripta.

Tale raccolta è uno dei più antichi ricettari, contenente indicazioni per la preparazione di pigmenti, di inchiostri dorati e d’argento, per colorare pietre artificiali e vetri da mosaico, per tingere pelli e tessuti, per fare dorature e per la lavorazione di metalli e leghe; ma è possibile consultare anche ricette a scopo didattico e su molti altri argomenti, scritti senza ordine e da più copisti e di più autori.

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Scrittura a mano: Milano, 25-26 novembre 2016

Nov 20

Scrittura a mano: Milano, 25-26 novembre 2016

L’Associazione Calligrafica Italiana festeggia i 25 anni dalla sua fondazione e organizza due giornate dedicate a uno degli argomenti che sta più a cuore a chi si occupa di scrittura e di ragazzi, e non solo: La scrittura a mano ha un futuro?

Questo il titolo del Convegno internazionale che si terrà il 25 e il 26 novembre presso l’Archivio di Stato (via Senato, 10), al quale sono stata immeritatamente invitata per parlare della mia esperienza con i laboratori sulla storia della scrittura dedicati a bambini e giovani.

Il mio intervento ha come titolo: “Dove le lettere hanno un segreto”. La Storia può riavvicinare i ragazzi alla scrittura a mano?

Mi scapperebbe di rispondere ‘sì’, ma solo a certe condizioni (e incrociando le dita…).

È importante che la Storia venga proposta con la consapevolezza di voler comunicare non un evento lontano e slegato dalla nostra quotidianità, tanto per cominciare.

Solo così, e attraverso dimostrazioni, racconti e soprattutto la visione e la lettura di documenti antichi o precedenti alla nostra epoca è possibile portare i giovani dapprima a conoscere, nel caso della scrittura, l’importanza che questa ha rivestito nel passato e la fatica che molti hanno sopportato pur di arrivare a conoscerne almeno alcuni segreti. E successivamente, alla riflessione sull’importanza delle proprie capacità e delle proprie potenzialità, da esprimere anche attraverso una scrittura, una grafia, cioè una forma da dare ai propri pensieri.

Nel corso dell’intervento, racconterò  esperienze e risultati di incontri e percorsi laboratoriali con i giovani di varie età realizzati per tentare di dimostrare come questa possa essere una delle strade possibili per riavvicinarli all’uso della scrittura a mano.

Mentre l’uso e il bisogno di scrivere a mano si fa sempre più sporadico e alcune scuole, non solo italiane, preferiscono adottare il carattere stampatello eliminando il corsivo, mentre la facilità di scrittura elettronica soddisfa il ‘pigro’ che è in noi, l’ACI risponde riunendo alcuni studiosi e docenti per discutere sul futuro della scrittura a  mano e per porre le basi di una strategia di rilancio.

Interverranno:

The future of writing as a “somatic practice” (in lingua inglese)
Ewan Clayton – Calligrafo, autore, insegnante
Perché scrivere ancora a mano? Breve storia di una domanda
Francesco Ascoli – Storico della scrittura e della calligrafia
Dove le lettere hanno un segreto.
La storia può riavvicinare i ragazzi alla scrittura a mano?
Adriana Paolini – Docente di codicologia all’Università di Trento
Scrivere a mano: il segno del pensiero
Benedetto Vertecchi – Professore ordinario presso Università Roma Tre
Handwriting and schoolchildren (in lingua inglese)
Angela Webb – Presidente della National Handwriting Association
Saper impugnare bene per poter scrivere agli altri chi sei veramente
Giorgio Bollani – Ottico optometrista comportamentale
Nuovi metodi e modelli per salvare la scrittura a scuola
Anna Ronchi – Calligrafa e docente
Ma ai giovanissimi, interessa ancora scrivere a mano?
Alessandra Barocco – Calligrafa e docente
Come sono nati il progetto sulla scrittura corsiva
e la masterclass all’Università Ca’ Foscari di Venezia
Monica Dengo – Calligrafa e docente
What is happening to writing around the world? (in lingua inglese)
Brody Neuenschwander – Text artist
La scrittura a mano: un ponte tra mente e cuore
Giovanni de Faccio – Calligrafo e docente

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Tutti mi sgridano. Allora, oggi, autopromozione…

Nov 13

Tutti mi sgridano. Allora, oggi, autopromozione…

Oggi, ‘autopromozione’.

Mi perdoneranno i fedeli lettori, che sanno che faccio fatica a ‘promuovermi’ con certa sfrontatezza (ammetterete che sono molto discreta, o no?!), ma alcuni eventi mi hanno spinto a questa decisione.

Sono stata sgridata, sì, da tante persone.

Mi ha sgridato l’editrice, perché, seppur fiera del suo prodotto, mi dice che i libri si vendono poco.

Mi hanno sgridato mia madre e alcuni amici che vorrebbero regalare i miei libri ma non li trovano in libreria.

Mi hanno sgridato insegnanti e bibliotecari cui servirebbero libri così ma non sanno che esistono se non quando li mostro.

Mi hanno sgridato gli appassionati perché mai avrebbero pensato che potessero esistere libri di tal fatta se non quando gliene ho parlato.

Insomma, mi sgridano e nessuno fa niente.

Allora ho deciso di farmi un po’  di autopromozione e di infastidire gli amici virtuali e di carne di fb e di linkedin, quelli che leggono il blog e stavolta faccio anche un giro nella mailing list. Chiunque desiderasse esprimere un parere, può liberamente farlo sul blog.

Per avere un po’ (più) di faccia tosta, butterò giù un grog (questione di temperature) e vi parlerò dei tre libri sulla storia del libro e della scrittura dedicati ai ragazzi. Di nuovo? Direte. Sì, perché non solo mi sgridano, ma anche perché un ripassino fa sempre bene.

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Sto parlando dei libri editi da Carthusia: Adriana Paolini – Roberto Piumini – Monica Zani, L’Invenzione di Kuta. La scrittura e la storia del libro manoscritto, Milano, Carthusia edizioni, 2009 (Racconti con le ali, 7); Beatrice Masini, Adriana Paolini, Roberto Piumini, Che rivoluzione! La stampa dei libri da Gutenberg agli ebook, Milano, Carthusia edizioni, 2010 (Racconti con le ali, 8);  Adriana Paolini, Roberto Piumini, Monica Zani, Datemi una penna. Le scritture a mano dopo l’invenzione della stampa, Milano, Carthusia edizioni, 2015 (Racconti con le ali, 13) (selezionato al Premio Bancarellino 2016).

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