Memoria della guerra nelle fonti orali e scritte

Ott 23

Memoria della guerra nelle fonti orali e scritte

La non –recensione di questa settimana è dedicata a un libro cui ho partecipato anch’io, e spero perdonerete la mia impertinenza.

Si tratta della miscellanea, curata da Serenella Baggio, docente dell’Università di Trento in Storia della lingua italiana, intitolata Memoria della guerra. Fonti scritte e orali al servizio della storia e della linguistica, Trento, Università degli studi, 2016 (Labirinti,161).

Uscita in luglio, è stata già presentata in diversi incontri accademici, e comincia a essere conosciuta anche grazie a brevi interviste  rilasciate dalla curatrice stessa.

L’impressione che la miscellanea mi ha dato, quando ho potuto leggere tutte le relazioni, è stata quella di un libro ‘aperto’ alle tante suggestioni portate dalle diverse tipologie di fonti, orali e scritte, tutte utilizzate per far ‘uscire’ le parole, scritte, dette e cantate di coloro che hanno vissuto questa tremenda esperienza. E che non sono parole a caso, ma parole scelte per esprimere un disagio, un dolore, la nostalgia, la paura. Da qui, l’importanza di ascoltarle e capirle.

img_20161023_095035_592Naturalmente, l’obiettivo dello studio comprende anche l’analisi dell’uso della parola, in italiano (quale italiano?), in dialetto. Quali forme scelgono gli intervistati o gli scriventi per esprimere il loro pensiero: la lingua madre o quella che hanno imparato a scuola? Gli errori che troviamo nei testi a che cosa sono dovuti, alla lontananza dagli anni di apprendimento, o dallo sforzo di scrivere in italiano, una lingua mai usata nelle conversazioni quotidiane?

Mille percorsi di ricerca, dunque, vengono fuori da questa miscellanea, alcuni dei quali innovativi o poco noti, dal recupero della memoria indiretta con inchieste di storia orale all’esplorazione di documenti e di archivi pubblici e privati ancora poco noti.imglibro2

Assai interessante – specie per me, che nulla conoscevo su questi temi – è il lavoro di Ignazio Macchiarella che scrive delle registrazioni musicali di soldati italiani centro-meridionali ritrovate al Phonogrammarchiv e al Lautarchiv di Berlino: ‘voci catturate’ su cilindri di cera e su dischi che riemergono a cento anni di distanza con testi musicali dialettali di tradizione orale eseguiti a memoria. Alla sua attenzione si pone dunque il testo, ma anche l’esecuzione, non spontanea e comunque esibita in una condizione non libera (essere soldati e anche ‘oggetti di studio’, forse sono condizioni che non sempre sono state gradite).

Alessandro Casellato ha scelto di confrontare la memoria diretta delle fonti scritte con la memoria indiretta di chi oggi ancora ricorda i racconti dagli anziani, ormai scomparsi.

E ancora storie di maestre, di soldati, di donne, di profughi… Tutte tratte da tipologie di fonti diverse, orali e scritte, e se scritte, sono state lette su diari, zibaldoni, lettere e cartoline. Testimonianze adeguate al supporto scelto per esprimersi: concrete e concise nelle cartoline, con parole e idee in libertà nello zibaldone; con precisione e insieme emozione nei quaderni della maestra Boccher.boccher

Per quanto mi riguarda avrei voluto lavorare con maggiore profondità su un fondo che trovo estremamente interessante, ma purtroppo, cause di forza maggiore mi hanno consentito solo una piccola, ma spero significativa, esplorazione delle carte dei sacerdoti trentini che accompagnarono i profughi trentini in Boemia, Moravia e Austria, dei quali vi racconterò in uno dei prossimi articoli su questo blog.

Estremamente apprezzato, da parte mia, e a prescindere da me, è stato il grande spazio offerto agli studenti e ai giovani studiosi (cito la stessa Baggio che presenta i giovani autori: un gruppo di laureandi in Storia della lingua italiana che stava lavorando su documenti del tutto o in parte inediti di soldati e civili) che hanno avuto l’opportunità non solo di scrivere dei loro studi, ma anche di confrontarsi con un ‘esterno’ non sempre molto accogliente.

Vi presento allora un libro, ‘aperto’, che sembra portare molte novità di carattere scientifico e anche, o soprattutto, che non dimentica l’umanità di voci lontane, ma anche di quelle di oggi.

 

Nel volume troverete:

Gustavo Corni, Prefazione

Serenella Baggio, Presentazione

Sezione Prima: Incontro di discipline storiche

  1. Alessandro Casellato, Troppo tardi? Per una storia orale della Grande guerra
  2. Adriana Paolini, Con i profughi, per i profughi. La corrispondenza dei sacerdoti trentini durante la Prima Guerra Mondiale
  3. Ignazio Macchiarella, Voci catturate: a proposito di alcune registrazioni di canti di prigionieri italiani della grande guerra
  4. Serenella Baggio, La guerra come grande esperimento sociale. L’occasione sociolinguistica di Leo Spitzer

Sezione Seconda: Documenti

  1. Eleonora Monte, “Piccolo romanzo di un cuore spezzante di dolore …”. Memoria di una profuga: Enrica Capra
  2. Beatrice Carducci, Scritture di donne: dal journal intime al salotto borghese, attraverso l’analisi del diario di Filomena Boccher profuga a Mitterndorf durante la grande guerra
  3. Federico Andriolli, “Senza nesuna colpa è tropo dura”. Tra memorie e passatempi: lo zibaldone di prigionia di Francesco Zanettin
  4. Tommaso Pedrazzoli, Una lunga lettera alla moglie. La Memoria di Sebastiano Leonardi
  5. Chiara Magnaguagno, Memoria di guerra come storia orale. Intervista a due anziani dialettofoni sui ricordi dell’esperienza vissuta durante la Seconda guerra mondiale

Appendice

Serenella Baggio, Ricordarsi . Dall’archivio privato di Natale Alberto Boato

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