La bellezza della contaminazione (culturale)

Apr 23

La bellezza della contaminazione (culturale)

Torno a scrivere entusiasta e rinnovata da molti spunti, idee e argomenti da discutere. Torno a voi, miei pochi ma affezionati lettori, per raccontarvi di un convegno cui ho partecipato dedicato a Etica, archivi e cultura, organizzato dall’Associazione nazionale archivistica italiana, Anai Trentino Alto Adige, in collaborazione con la Provincia di Trento.

Dea ex machina dell’evento è stata Anna Guastalla, presidente della sezione Trentino Alto Adige, che ha coinvolto a discutere di etica filosofi, medici, giuristi, e anche archivisti.

Chi ha partecipato è ora in fremente attesa degli atti che sono stati annunciati e che ci promettono stimolanti approfondimenti.

Non è mia intenzione fare la cronaca delle due giornate trentine. Voglio invece sottolineare la ricchezza e la vivacità intellettuale, ma direi esistenziale, di cui abbiamo potuto nutrirci e che deriva dal non chiudersi nel proprio orticello, una volta si diceva, da coltivare in maniera ossessiva senza né accogliere nuove sementi, per continuare la metafora, né portare i frutti al mercato.

Ciò che più mi ha entusiasmato, infatti, è stata la possibilità di ascoltare professionisti di discipline diverse che si sono messi in gioco e a confronto per esprimere il proprio concetto di etica.

Ho apprezzato lo sforzo che ognuno dei relatori ha fatto per rendersi comprensibile, consapevole di dover parlare a un pubblico molto variegato e composto soprattutto da archivisti (ma per i prossimi anni mi preoccuperei di estendere gli inviti anche al di fuori, per esempio a scuola e università, per esempio alla cittadinanza). Uno sforzo che ha portato a una soddisfazione condivisa da tutti, data da una nuova conoscenza, ha portato alla possibilità di fare nuove domande, a essere un po’ più criticamente consapevoli dei tanti aspetti di cui è fatta la nostra realtà o comunque a scoprire quegli strumenti che potrebbero aiutarci a esserlo, critici.

Ho apprezzato l’umiltà della maggior parte dei relatori di esporre il proprio pensiero senza renderlo assoluto e non discutibile.

Quindi, che dire, la contaminazione tra discipline (e scelte di vita) è possibile e come tutti sanno – e per questo molti la disdegnano e la evitano come fosse peste – assolutamente positiva e ricca di nuove occasioni per tutti e a più livelli.

Il tema dell’etica ha di certo offerto questa possibilità di confronto. La dimensione etica è la richiesta che si fa tra persone e tra professionisti di promettere fedeltà e verità, trasparenza, correttezza, ma anche ordine. Là dove l’ethos, la norma di vita, è il collante di un ethnos, di un popolo.

Gli archivi sollecitano sempre a una riflessione sulla memoria, la memoria che dev’essere un’azione etica nei confronti del presente. E’ necessario assumersi le proprie responsabilità per una gestione etica della memoria, per un’esigenza di giudizio sul presente e di preparazione di un futuro, che non può (più) essere ‘messo tra parentesi’, come diceva Paul Ricoeur (Il referente della memoria e della storia, in Paul Ricoeur, Ricordare, dimenticare, perdonare. L’enigma del passato, Bologna, Il Mulino, 1998, p.9).

 

 

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