Il suono del nostro corpo

Mar 12

Il suono del nostro corpo

La voce è suono. Prima che arrivi a essere parola è necessario l’intervento della ragione. Ma la voce è prima di tutto il suono del nostro corpo, il modo primordiale di dire che esistiamo, che vogliamo esistere. La natura della voce è essenzialmente fisica, corporea, proviene dagli stessi organi che presiedono all’alimentazione e alla respirazione, quindi alla nostra sopravvivenza. Dobbiamo distinguere la Voce dalla Parola. La voce sfugge alla coscienza, nel senso di ragione e consapevolezza di sé, e invece dà fiato – è un respiro, un sospiro, è un venticello – e dà luce alle emozioni che sono racchiuse nel buio del nostro corpo. Dopo aver emesso la nostra voce, riusciamo ad avvertirne anche l’eco, cioè l’effetto. «C’è una voce nella mia vita, / che avverto nel punto che muore; / voce stanca, voce smarrita, / col tremito del batticuore: / voce d’una accorsa anelante,/ che al povero petto s’afferra / per dir tante cose e poi tante, / ma piena ha la bocca di terra: / tante tante cose che vuole / ch’io sappia, ricordi, sì… sì… / ma di tante tante parole / non sento che un soffio» (Giovanni Pascoli, La voce, da I canti di Castelvecchio).

Poi, interviene la ragione e la voce si fa parola, ma questa non è solo pronuncia di suoni. È anche, direi anzi soprattutto, la possibilità di arricchire la parola con diversi toni, con inflessioni e musicalità che variano rispetto al nostro desiderio di comunicare. Di più, la voce diventa strumento del nostro bisogno di avere l’attenzione dell’altro, che viene catturato e ‘sottomesso’ dalla nostra voce, in base a ciò che vogliamo che si sappia di noi.

«Una voce poco fa, qui nel cor mi risuonò», canta Rosina nel Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini: è il suono della voce, il canto di lui, che le porta nel cuore l’amore di Lindoro. Il matrimonio desiderato da Rosina e Lindoro è contrastato da don Bartolo, tutore della giovane, che chiede aiuto a don Basilio, il quale, assai consapevole del potere della voce, gli spiega l’effetto della calunnia. «La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente incomincia a sussurrar». La voce che deve essere soffiata non dice il vero, può essere creata ad arte o, in maniera altrettanto rischiosa, può essere messa in circolazione senza alcun controllo. La voce si è fatta allora parola pericolosa, da cui non ci si può difendere, perché quel venticello all’inizio così gentile, «piano piano, terra terra, sottovoce, sibilando, va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar».

Le voci incontrollate, quelle in cui le parole non sono guidate dalla ragione e dalla giustizia, danneggiano reputazioni e vite; le voci allarmistiche sono ‘emesse’ da chi, per incuria o per dolo, non intende prendere in considerazione l’effetto nefasto dell’innesco provocato. «Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione come un colpo di cannone, un terremoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l’aria rimbombar», canta ancora don Basilio. E ora l’abbiamo visto anche noi che cosa genera la voce senza controllo, la voce che rifiuta la ragione anche del bene comune (e, a pensarci, avremmo potuto vederlo anche prima dell’arrivo del Coronavirus nelle nostre vite). In un mondo di parole dette e scritte, una voce così non è il fiato della nostra emozione, ma l’esplosione della nostra paura, del nostro egoismo, l’urlo animalesco che copre il più flebile suono. Le voci autorevoli che dovevano guidare la nostra comunità in un momento difficile e confuso si sono mescolate a voci tendenziose. La confusione di voci e suoni inarticolati ha coperto, anzi travolto, l’esistenza di molti che sono rimasti senza voce (e anche senza lavoro). La speranza, ora, è che l’assordante e confuso rumore di voci diminuisca per lasciare spazio a coloro che sono capaci di emettere voci libere, che si stanno associando alla ricerca della (voce della) verità, in ascolto della voce della coscienza, per ripristinare relazioni ed equilibri, per far tornare la voce a toni meno alterati, per dare il giusto peso e valore alla realtà e per riprenderci tutti la nostra voce, espressione delle nostre emozioni e del nostro corpo guidata dalla ragione, non dall’inconsistenza di un tempo che dovremmo smettere di subire.

 

articolo apparso sul ‘Trentino’ il 6 marzo 2020

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