Il fascino del potere: la Bibbia atlantica di Trento

Ott 14

A Trento, presso il Museo diocesano tridentino, è conservato uno dei manoscritti più affascinanti e interessanti del patrimonio librario trentino: la Bibbia atlantica, cod. 326, risalente alla metà del XII secolo. E’ possibile ammirarlo nella sala codici del Museo, ma a breve farà parte del percorso di una mostra dedicata al principe-vescovo Federico Vanga: Un vescovo, il suo tesoro, la sua cattedrale. La committenza artistica di Federico Vanga (1207-1218) (dal 14 dicembre 2012 al 7 aprile 2013).

Sono stata coinvolta dal curatore per scrivere una scheda di descrizione da inserire nel catalogo, ma è molto tempo che desidero studiare questo manoscritto.

Entrare nel vivo di un codice significa scoprirne i colori, l’odore, la fattura dei materiali, come anche il lavoro degli intellettuali e degli artigiani che hanno partecipato, il loro impegno, la loro fatica. Per me è anche ricostruire la ricerca che quegli intellettuali e quegli artigiani hanno fatto di oggetti e di parole, usati per ottenere l’effetto migliore, una soluzione efficace per arrivare al risultato che desideravano raggiungere.

Significa indagare i mezzi e gli obiettivi di un’operazione che, in particolare per questa tipologia di libri, è stata anche politica, oltre che culturale e religiosa.

“Le Bibbie atlantiche, infatti, sono dette così per le grandi dimensioni e sono legate alla riforma gregoriana della seconda metà del sec. XI.

Tra le diverse iniziative per restaurare l’autorità della Chiesa, che era stata avviata già dai papi precedenti a Gregorio VII, in difesa e contro le ingerenze imperiali, era stata prevista anche l’elaborazione di strumenti di lavoro (libri liturgici, raccolte giuridiche), preliminari alla redazione di nuove norme. La necessità di fornire la corretta interpretazione delle Sacre Scritture portò all’edizione di un testo che venne poi ‘affidato’ a queste nuove, mirabili dimensioni dei codici.

Gli studiosi indicano tre fasi nella produzione di Bibbie atlantiche: la prima negli anni ’50-’60 dell’XI secolo; la seconda negli anni ’70-75 e la terza tra il 1080 e il 1120. La provenienza comune è l’Italia centrale: area umbro-romana per le prime due versioni, e toscana per la terza. Ormai, però, l’intento riformatore era esaurito, e forme eleganti e grandi dimensioni erano scelte per onorare i destinatari.

Il codice di Trento, di cui è conservato solo il secondo volume, sembra risalire a quest’ultimo periodo, ma in realtà non è nota, per ora, documentazione che ne chiarisca l’origine.

Della storia del codice è documentabile solo la presenza a Trento dal 1746, come si legge nell’inventario dei libri della Biblioteca Capitolare”.

Questo è un brevissimo estratto dalla scheda che consegnerò, ma state certi che vi terrò aggiornati.

Chi si è incuriosito può dare un’occhiata al catalogo Le Bibbie atlantiche. Il libro delle Scritture tra monumentalità e rappresentazione, a cura di Marilena Maniaci e Giulia Orofino, [Milano], Centro Tibaldi, stampa 2000.

 

One comment

  1. Complimenti, molto interessante..avrei piacere di incontrarLa
    Grazie,cordialmente
    Franca Blasone

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