I “guaritori” dei libri… Intervista con Simona Inserra

Giu 25

I “guaritori” dei libri… Intervista con Simona Inserra

Vi presento Simona Inserra

 Simona è una restauratrice e conservatrice di beni librari. Di sé racconta: «Quando ero bambina i personaggi dei miei giochi avevano sempre dei libri tra le mani; li costruivo con pezzetti di giornale che trovavo in casa e li sistemavo tra le loro mani. Al momento di fare la mia scelta universitaria, finita la scuola, non avevo dubbi: volevo occuparmi di libri, di libri da leggere e di libri di cui prendermi cura».

Sei nata con i libri in mano, ma quando e come hai cominciato ad occupartene per mestiere? simo

A Catania, la mia città natale, mi iscrissi a Lettere, con l’idea di proseguire gli studi nella direzione che avevo nel cuore da sempre. Approfondii gli studi di Filologia Romanza, che mi consentirono di occuparmi di manoscritti medievali e grazie ai quali ebbi la splendida opportunità di studiare per un anno di Erasmus ad Amsterdam. Iniziai la mia tesi di laurea sulla circolazione di un romanzo francese medievale e questo mi diede la possibilità di visitare e apprezzare le numerose biblioteche olandesi e belghe.

Concluso il percorso di studi catanese, immediatamente mi iscrissi alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali (indirizzo archivistico e librario) di Viterbo. Fu allora che lessi l’avviso della Scuola Europea di Conservazione e Restauro del libro di Spoleto: si selezionavano 15 giovani in tutta Europa per un percorso formativo, con docenti italiani e stranieri, della durata di tre anni. Vinsi una borsa di studio per il corso triennale e la mia vita prese una direzione che davvero mi soddisfaceva.

L’esperienza spoletina è viva in me, come se non fossero passati i 15 anni che invece sono intercorsi da allora sino ad adesso. I rapporti con i colleghi che oggi occupano ruoli di prestigio in giro per il mondo, sono forti e leali.

A conclusione della tua esperienza, immagino che tu sia voluta rientrare in Sicilia per occuparti dei libri della tua terra…

Sì, ma forse non è stata una buona idea…simolab11

Qui infatti ho dovuto penare molto per aver riconosciute le mie competenze e  la mia figura professionale; e mentre i miei colleghi di corso iniziavano a lavorare chi all’Archivio Segreto Vaticano o al Laboratorio di Restauro della Biblioteca Vaticana, chi alla Biblioteca Marciana, chi alla Nazionale di Firenze, chi all’estero, sempre apprezzati e ben voluti, dovetti faticare non poco perché l’Assessorato regionale ai beni culturali della Regione siciliana riconoscesse il mio titolo di studio (apparentemente valido sino alla Calabria, e poi lo stretto di Messina, si sa, porta verso altri mondi…) e mi consentisse di avviare un laboratorio privato di restauro di materiale archivistico e librario.

Però ci sei riuscita. Che cos’è ‘Antico Valore’?

È il nome del laboratorio di conservazione e restauro di materiale librario che ho fondato con un gruppo di colleghi nel 1999, collaudato dall’Assessorato per i beni culturali della Regione siciliana, di cui oggi sono direttore tecnico. Qui ho iniziato il mio lavoro di restauratrice dopo un tirocinio presso il Laboratorio di restauro della Regione Siciliana a Palermo; devo dire, però, che  la Sicilia non è il luogo ideale dove lavorare seguendo le proprie passioni e sfruttando le proprie competenze – che tristezza ammetterlo, mi fa male al cuore, ma è così; si spende molto poco per la manutenzione delle collezioni storiche, per progetti di conservazione e per interventi di restauro dei materiali di pregio.

Mi pare evidente, dunque, che il lavoro con Antico Valore non sia stato sufficiente a garantirti tranquillità professionale ed esistenziale… 

Esatto. È stato per questo motivo che sin da subito ho affiancato altre esperienze con le quali potevo mettere a frutto le mie competenze. Entrai a far parte di un bel gruppo di lavoro per la catalogazione del retrospettivo all’Università di Catania, iniziai poi a insegnare Catalogazione al neonato corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali a Siracusa, e da lì la mia strada ha proseguito con progetti di ricerca legati al mondo delle biblioteche, della catalogazione, della conservazione.

IMG_5527Da alcuni anni sono ricercatrice (a tempo determinato) e insegno Biblioteconomia e Conservazione dei materiali archivistici e librari.

Il settore del restauro librario in Italia è da tempo, ma soprattutto in questi recenti anni, in gravi difficoltà. A che cosa è dovuto questo? Ho incontrato giovani restauratori all’estero, emigrati dall’Italia per mancanza di lavoro e accolti altrove con tutti gli onori grazie alle loro notevoli competenze.

La verità è che siamo al collasso; ci sarebbe bisogno di molti conservatori e e restauratori e della creazione di laboratori di conservazione e restauro all’interno di biblioteche pubbliche. Le professionalità esistono, molti giovani negli anni passati sono stati formati per prendersi cura del nostro patrimonio librario, da bibliotecari o da conservatori, ma i più ignorano tutto questo e la classe politica non si fa carico di investigare questi problemi e trovare le più opportune soluzioni.

Non mi sento di entrare in polemica e non voglio parlare qui né della procedura abilitante per restauratore né del recentissimo concorso dei “500”, che si commenta bene attraverso le dimissioni degli organi consultivi del Ministero, proprie di queste ultime settimane.

Mi spiace solo, a volerci pensare, di far parte di una generazione sbagliata, umiliata e maltrattata, quella dei 45enni (50enni, ndr) di oggi. Giovani che si sono costruiti una professionalità che non ha eguali nel mondo e che hanno visto solo la possibilità di stare a far altro (ma altro che?) o andare a vivere all’estero; o a darsi da fare freneticamente o con apparente schizofrenia, per dar concretezza ai loro sogni. Ma anche questo avrà un senso, no?, Quanto meno ci rende, attraverso la sofferenza, più umani (possiamo sperarlo? Ndr, Sempre ndSimona).

Lasciamo da parte queste amarissime considerazioni e prova, per favore, a rendere chiaro a chi non lo conosce, in che cosa consista il tuo lavoro.

13327436_10156950282100156_1020936124403380468_nConsiste soprattutto nell’analizzare fondi librari o singoli libri  antichi, manoscritti e pergamene, e comprendere, come fossi un medico, dopo averli interrogati e portato avanti una serie di indagini, qual è il loro stato di salute. Stabilire, d’accordo con i bibliotecari o i proprietari, come prendermi cura di loro per farli vivere meglio e più a lungo. I libri si sa, sono composti di materiale organico e perciò soggetti al naturale degrado dovuto al tempo, sempre che non occorrano eventi esterni a velocizzarlo (la cattiva manipolazione, la mancanza di controllo dei parametri ambientali dentro le sedi di conservazione, disastri e accidenti di vario tipo). Quindi, se  veramente necessario, sottoporli a un intervento di restauro: fotografarli, smontarli, lavarli (sì, sì, i libri si possono lavare, credetemi!), restaurare le carte sul tavolo luminoso, rimettere a posto i fascicoli, cucire e rilegare seguendo le tecniche storiche.IMG_7283

In realtà è un lavoro molto complesso che richiede ampie conoscenze scientifiche, molti anni di esperienza pratica in cui affinare la manualità, aggiornamento costante.

È un lavoro che non mi annoia mai e chi mi piace in tutti i suoi aspetti; oggi, è bene dirlo,  vado convincendomi sempre di più che la strada migliore sia quella di non restaurare, affinché non vadano perse importanti informazioni storiche, legate anche all’uso, che manoscritti e libri antichi veicolano. Allora se non restaura, il conservatore restauratore che fa?

Può fare tante cose, in verità altrettanto complesse: redigere piani di emergenza e di conservazione, preparare custodie per conservare bene i materiali antichi, analizzare e schedare le legature e altri elementi, scrivere la storia dei libri e delle tecniche di produzione e legatura. E restaurare piccoli elementi senza smontare i volumi, lavoro spesso assai più complesso di un restauro completo.

E il buon profumo della carta antica…? 

IMG_5508Ah no! Non mi dite “che buono il profumo dei libri antichi”; quello no, in genere non mi piace, perché il “buon profumo di libri antichi”, mi fa subito scattare un allarme, e capisco che bisogna intervenire subito;  di solito infatti si tratta di cattivo, cattivissimo odore di muffa o di degradazione acida della carta, e significa che i nostri libri sono in grave pericolo!

Mi piace molto il mio lavoro. Mi piace sfogliare i libri e sentire la ruvidezza della carta, leggere e interpretare le note manoscritte, e tra le righe osservare difetti di stampa; studiare la loro struttura fisica, l’organizzazione in fascicoli, il sistema di cucitura, i capitelli, la coperta e i motivi di decorazione, le carte di guardia decorate. Non si finisce mai di guardare un libro antico o un manoscritto, non si finisce mai di stupirsi. È questo che amo del mio lavoro, l’arricchimento della conoscenza, il cuore che batte forte quando gli occhi trovano un particolare che mi porta al legatore o al tipografo o allo studioso, che mi avvicina alle persone che ebbero quel libro in mano.IMG_8574

A proposito di competenze all’estero, so che sei stata in  Egitto…

Grazie alla collaborazione tra l’Università di Catania e il Dipartimento di Arti Applicate dell’Università egiziana di Helwan, al Cairo, sono consulente scientifico  di un Master internazionale che forma figure di conservatori di fotografie e di materiale cartaceo; nell’ultimo anno ho trascorso al Cairo alcune settimane. E, mentre ero lì, sono stata invitata dalla Bibliotheca Alexandrina per tenere un workshop sugli inchiostri metallo gallici per il personale del laboratorio di restauro: una esperienza entusiasmante!

E, last but not least, c’è la tua attività con i bambini, consapevole come molti, che siano loro i più disponibili a raccogliere certi insegnamenti, certe riflessioni e che in fondo, come pochi, confortano della bontà di certe scelte.

Sì, amo giocare con i bambini e mi impegno a trasmettere loro un poco della mia passione e dell’amore per il nostro patrimonio librario!

monastero catania Per questo collaboro con l’Associazione Officine Culturali per la valorizzazione del Monastero dei Benedettini di Catania, con la quale progetto e metto in atto laboratori dedicati al libro, alla scrittura a mano, alla legatura e al restauro dedicato ai piccoli visitatori del Monastero.

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