Giorgio Raimondo Cardona, Antropologia della scrittura, Torino, UTET 2009

Apr 26

«Tebe dalle sette porte, chi la costruì?» si chiede l’operaio lettore brechtiano. «Ci sono i nomi dei re dentro i libri, ma sono stati i re a trascinarli, quei blocchi di pietra?». Così ha inizio il libro Antropologia della scrittura, di Giorgio Raimondo Cardona. Non è certo il primo, né l’unico a ricordare le parole di Brecht e a farle proprie. E’ ormai chiaro che sia questa la prospettiva giusta per avvicinarsi alla Storia, per renderla più interessante e viva, per conoscere il mondo passato e spiegarsi il nostro. La Storia è anche l’opportunità che noi abbiamo per imparare a fare le domande giuste e a porci criticamente verso le cose della vita, non solo nello studio. Possiamo dire che può aiutarci a imparare a pensare.

Giorgio Raimondo Cardona (1943-1988) era uno straordinario studioso. Insegnava  glottologia alla Sapienza di Roma, ma era anche linguista, antropologo, storico. Un raffinato intellettuale che ha scritto pagine (troppo poche) da cui tutti non possono che imparare, e soprattutto godere della genialità e della vivacità intellettuale dell’autore. Quello che più mi colpisce è la passione del suo lavoro che si avverte nella lettura e che emoziona. Una passione che Cardona condivide generosamente con le sue ricerche, provocando e suggerendo domande con una acutezza davvero rara. In questo libro, in particolare, parla di ogni forma di comunicazione scritta, del legame tra la tradizione orale e quella scritta, ma soprattutto dell’uomo che cerca simboli e lettere per esprimere tutto ciò che fa parte del suo mondo interiore e della sua realtà. Il mio entusiasmo e la mia curiosità per i suoi scritti non riguardano solo gli argomenti, che mi sono congeniali, ma quella sua passione mi prende il cuore e la mente e studiare diventa per me fonte di gioia.

Giorgio Raimondo Cardona, Antropologia della scrittura, Torino, UTET 2009

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