Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Mag 08

Curiosando tra le antiche lingue d’Italia

Oggi vi racconto dei contaghi.

E che saranno mai, mi chiederete? Ah, uno degli argomenti più affascinanti in cui mi sia imbattuta, vi rispondo io.

Ero lì che studiavo per preparare uno dei prossimi incontri del corso Sopra le righe, e ho pensato di parlare di questo tema che da tempo mi incuriosisce e che purtroppo, per vari motivi, non sono mai riuscita a studiare.

Però posso raccontarvi ciò che nel frattempo ho imparato e che in parte ho anche portato, ormai anni fa, al Festival della letteratura di Gavoi per un bel laboratorio con i bambini i quali, ricordo, si dimostrarono molto consapevoli e orgogliosi del primato della loro cultura.

Con il termine Condaghe (plur. Condaghes o Condakes) si indica il bastoncino intorno al quale si arrotolava la pergamena che conteneva un atto di natura giuridica. In seguito andò a indicare l’atto stesso . In origine i documenti venivano sovrapposti e cuciti uno all’altro intorno al bastone; in epoca medievale, dimenticato il bastoncino, si trasformarono in libri. È una specie tra tante di “documenti in libro” o “su libro”. I Condaghi in forma di libro sembrano essere diffusi sin dai secoli X e XI presso i monasteri della Sardegna. Condaghe (1)

Questo perché solo i monasteri, in quell’epoca, gestivano così tanti documenti da sentire il bisogno di raccoglierli. In questi registri patrimoniali venivano ordinatamente annotati dagli abati, priori o monaci varie tipologie di atti: inventari, donazioni, contratti di acquisto (comporus) e vendita, permute (tramutus), smerci, cessioni di terre e di servi, definizioni di confine (postura de tremens), transazioni (campanias), sentenze giudiziarie relative alla proprietà.

L’impostazione di tipo narrativo data ai testi, la dovizia di particolari forniti e il ricorso frequente al discorso diretto e indiretto permettono di avere un’idea abbastanza precisa della struttura e del funzionamento della società giudicale.
Notevole è il ruolo dei monasteri, comunità ecclesiali dotate di una loro identità giuridica ben precisa, attivi e funzionanti come aziende, al centro della vita economica e politica, oltre che religiosa, delle comunità.

I Condaghi perciò hanno una estrema importanza storica per la ricostruzione della vita economica e sociale della Sardegna tra il secolo XI e il secolo XVI, perché poi scomparirono.

Nel contempo, hanno un’importanza ancor più notevole dal punto di vista culturale: essi infatti sono stati redatti prevalentemente in lingua sarda.

Primi fra tutti, i sardi rinunciarono alla sudditanza alla lingua latina e proposero la loro lingua. Mentre in Italia compaiono i primi tentativi di una lingua non latina, come la formula pronunciata da alcuni testimoni sulla proprietà di certe terre contese,  Sao ko kelle terre per kelli fini que ki contene trenta anni le possette parte sancti Benedicti... che un notaio capuano,tra il 960 e il 963, riprodusse in documenti in latino, per non parlare del famosissimo indovinello veronese che abbiamo studiato a scuola, Se pareba boves alba pratalia araba et albo versorio teneba et negro semen seminaba: C’era una volta un bue / bianchi campi arava / e bianco aratro teneva / e nero seme seminava, risalente all’VIII secolo, mentre nella penisola accadeva questo, in Sardegna si stipulavano in volgare contratti e atti giuridici, e in volgare li si registrava nel libro-condaghe.

Tra quelli finora noti ci sono il Condaghe di San Pietro di Silki, nel quale gli atti più antichi, copiati nel 1150-80, risalgono al secolo precedente, per i quali fu usata la lingua logodorese, del nord dell’isola; il Condaghe di San Nicola di Trullas, il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, in varietà arborense, i cui frammenti più antichi risalgono agli anni 1120-46.SantaMariaBonarcado

L’unico registro in lingua sarda laico pervenuto fino ai nostri giorni è il Condaghe dell’ospedale di San Leonardo di Bosove che raccoglie gli atti delle donazioni del giudice Barisone II di Torres a favore del lebbrosario.

Mi avvicinai a questo materiale, ormai molti anni fa, dopo aver visto un catalogo sui manoscritti in lingua sarda, che, peraltro, è arricchito dalla riproduzione, in copertina, da una delle straordinarie opere dimanoscritti_lingua_sarda Maria Lai (Dimenticando, 1982), ma ormai le carte sono state quasi tutte studiate e pubblicate anche online.

 

 

 

 

Per una breve introduzione all’argomento si vuole segnalare la lezione di Francesco Casula, http://truncare.myblog.it/2013/01/14/i-condaghi/

e le edizioni

http://www.sardegnadigitallibrary.it/documenti/17_81_20100115162028.pdf

http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_26_20060401174021.pdf

inoltre,

Il Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, a cura di Maurizio Virdis, Nuoro, Ilisso, 2003.

Il Condaghe si San Nicola di Trullas, A cura di Paolo Merci, Nuoro, Ilisso, 2001

Il Condaghe di San Pietro Silki, a cura di Alessandro Soddu e Giovanni Strinna, Nuoro, Ilisso, 2013

 

Chiunque voglia suggerire altra bibliografia sarà ben accolto. Grazie

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