Coscienza di sé. Intervista con Antonella Agnoli

Mar 20

Coscienza di sé. Intervista con Antonella Agnoli

Vi presento Antonella Agnoli 

Viene definita consulente bibliotecaria oppure esperta di progettazione di biblioteche.

Da anni gira per il mondo per conoscere, osservare e imparare da realtà e persone che fanno parte del mondo bibliotecario, e non solo.

Ha costruito la sua competenza soprattutto sul campo, senza paura di confrontarsi e mettersi in gioco contro antiquate filosofie sulla gestione delle biblioteche, fin da quando le venne affidata la costituzione della biblioteca di Spinea (Venezia), e più tardi quella di San Giovanni di Pesaro.

Di fronte ai successi riportati, spesso le viene chiesto che tipo di formazione abbia avuto, ma Antonella preferisce raccontare che quando era giovane le piaceva andare a ballare, non certo studiare, ma si sofferma anche sulla sua militanza, e conclude sempre che il «PCI negli anni Settanta è stata l’università di una intera generazione».

Grazie alle occasioni di incontro con intellettuali e artisti e alla partecipazione a dibattiti e scambi di opinioni, Antonella ha quindi costruito la sua capacità di osservazione e ascolto e soprattutto la consapevolezza dell’importanza della
cultura come base per un pensiero libero. Una consapevolezza che poi ha utilizzato per i suoi progetti in biblioteca.

Antonella AgnoliCara Antonella, ti ringrazio moltissimo per avermi fatto l’onore di iniziare con me questa nuova avventura, e dunque ti chiedo: chi deve avere coscienza di sé?

I cittadini, che devono sapere che possono partecipare alla vita della comunità attraverso la biblioteca, anzi, che possono partecipare anche alla vera e propria costruzione della biblioteca del proprio quartiere, paese o città, così da comprendere finalmente che non è un luogo lontano dai nostri interessi e neppure il deposito dei libri di cui non si sa che cosa fare (perché comunque i libri non si buttano mai, lo sanno tutti).

Gli amministratori dovrebbero avere una maggiore coscienza di sé e delle potenzialità che hanno per le mani, e devono sapere che la biblioteca è vitale per la comunità che guidano. Non è solo un luogo in cui si conservano i libri e non possono pensare che sia sufficiente saper leggere per gestire una biblioteca.

E parliamo anche dei bibliotecari, che mai come oggi alle loro competenze devono aggiungere quelle di facilitatori, di mediatori. Il circolo è ‘virtuoso’: la coscienza di poter fare qualcosa ed essere utili, porta al benessere per tutti.

SalaborsaaBolognaLe parole chiave sono partecipazione dei cittadini, educazione permanente, senso di identità: la partecipazione attiva è un moltiplicatore dei benefici della biblioteca. Oggi, le biblioteche sono vulnerabili perché non ritenute utili. Bisogna, invece, che ci si convinca che sono un servizio indispensabile, perché è – deve diventare – lo spazio comune dove si affronta l’emergenza di cittadini in difficoltà da aiutare, e dove si pianifica un progetto a lungo termine per educare una cittadinanza informata e competente.

 In che modo è possibile questo?

La biblioteca deve aprire veri e propri spazi conviviali, in cui permettere la socializzazione in forma di scambi di informazioni ma soprattutto di chiacchiere e conoscenze: deve diventare una ‘piazza del sapere’. Deve presentarsi anche come uno dei pochi posti (in molte realtà risulterebbe essere l’unico), in cui i cittadini possono rivolgersi per la compilazione di un modulo, per avere informazioni e anche per imparare l’uso di internet, visto che ormai quasi tutta la burocrazia si svolge in rete.

Una ‘semplificazione’ apparente, che ha creato problemi a tutti coloro che non posseggono un pc o che non lo sanno usare, e che sono più di quanto si possa immaginare.

La biblioteca dev’essere un luogo di istruzione, in cui gli studenti non entrano solo per avere un posto tranquillo dove studiare sui propri libri.

Per trasformare lo studente in utente, bisogna sforzarsi di offrire ciò che a un ragazzo giovane può interessare: forse la musica, indicando i nuovi modi per scaricarla da internet, ma costruendogli intorno un sapere di libri sulla storia di certa musica, di quell’autore, di che cosa abbia significato la musica in particolari periodi storici…

Bibliothèque Marguerite Yourcenar_ParisDev’esserci quindi una eterogeneità delle offerte culturali, bisogna creare un continuo scambio di saperi. Anche l’organizzazione di un corso di cucina in biblioteca lo è, o un corso di yoga. Oltre al fatto che questi sono servizi che possono portare alla biblioteca fondi da reinvestire. Il compito dei bibliotecari è di fornire prodotti ‘culturali’ di ogni genere e formato, ma di buona qualità (compresi i videogiochi).

Hai spesso parlato di matrimoni e compleanni da festeggiare in biblioteca o di altre ‘invenzioni’ come fonte per avere denaro fuori dai soliti canali istituzionali.

Ovviamente non hanno avuto un grande successo queste mie proposte, ma è necessario abbandonare certi rigori sterili.

Il fatto è che le biblioteche hanno pochi soldi, erosi quasi quotidianamenti da tagli insensati, e dunque devono trovarne altri per poter offrire quello che sono e che posseggono. E allora non c’è molto da fare: bisogna ingegnarsi. Per non parlare del vantaggio che in questa maniera i cittadini sentiranno ancora più forte il legame con questo centro culturale.

E poi bisognerebbe spendere meno in catalogazione, utilizzando agenzie nazionali come accade già in Germania e in Gran Bretagna, e investire maggiormente nel servizio al pubblico e garantire più ampi orari di apertura, con l’utilizzo dei volontari. I volontari non devono sostituire i professionisti, li devono aiutare e se hanno proprie competenze, possono metterle a servizio della comunità. Questa convivenza tra dipendenti (bibliotecari) e volontari, è vitale soprattutto nei piccoli centri o nei punti di lettura dei quartieri, dove i dipendenti sono oggettivamente troppo pochi per poter gestire tutto, per non parlare delle biblioteche che non fanno parte di un sistema di rete, che sono ancora molte, soprattutto al sud.

Alla coscienza di sé è necessario aggiungere, ora, la coscienza degli altri. Nei tuoi libri ci sono molti riferimenti, ed esempi, sulla capacità di ascoltare i cittadini, ciò che accade soprattutto all’estero e più raramente in Italia, con alcune esperienze soprattutto nel centro nord…

Abbiamo bisogno di bibliotecari capaci di svolgere un ruolo di coesione territoriale, sociale e culturale.

Ne La biblioteca che vorrei ho raccontato di due esempi, più propriamente di due esperienze di vita. In Giappone, chiamata a discminnanoieutere de Le piazze del sapere, ho incontrato l’architetto Toyo Ito, che ha progettato la mediateca di Senday, una delle più interessanti al mondo.

Prima dell’incontro mi ha portato a vedere la Minna no ie (Casa di tutti) costruita insieme agli abitanti colpiti al terremoro e dallo tsunami del 2011. Dopo aver visto gli abitanti sopravvissuti che abitavano in alloggi provvisori, Toyo Ito ha desiderato realizzare un luogo dove le persone, distrutte psicologicamente, potessero ritrovarsi per parlare con i loro vicini, bere, mangiare e pensare insieme il loro futuro. Quindi Toyo si è messo ad ascoltare le persone per capire di che cosa avessero davvero bisogno, e i loro bisogni erano una stufa a legna, ma soprattutto la possibilità di incontrarsi e parlare, di non sentirsi soli e di sentire di poter ricostruire qualcosa, insieme. Dopo aver riflettuto su questo, Toyo Ito ha modificato profondamente il suo modo di fare architettura. In Italia, gli obiettivi sono stati raggiungi per esempio nella Cascina Roccafranca nel quartiere Mirafiori a Torino che è un luogo che assomiglia molto alla mia idea di ‘piazza del sapere’ .

Porsi all’ascolto dei bisogni delle persone significa confrontarci con una questione non semplice: come riuscire a garantire la libertà di ognuno all’interno di un quadro di regole condivise?

La biblioteca che vorresti…

È un luogo che accetta di lavorare su due sfide: fornire accesso a tutti alle risorse digitali e stimolare gruppi di cittadini con esigenze differenti.

La bibliografia di Antonella

Oltre a diversi interventi in miscellanea e sui maggiori quotidiani del paese, si segnalano:

Biblioteca per ragazzi, Roma, Associazione italiana biblioteche, 1999 (Enciclopedia tascabile, 17)

Caro sindaco, parliamo di biblioteche, Milano, Editrice Bibliografica, 2011 (Conoscere la biblioteca, 5)

La biblioteca che vorrei. Spazi, creatività, partecipazione, Milano, Editrice Bibliografica, 2014 (Conoscere la biblioteche, 13)

Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Roma, Bari, Laterza, 20142 (Economica Laterza, 693) (testo elettronico)

Rispondi