Chi mangia con la cultura

Set 18

Pare che sia questa, ultimamente, la domanda più importante da porsi rispetto alla cultura e alle attività culturali in Italia: chi mangia con la cultura? E allora ho pensato che vorrei provare a rispondere.

Io, tanto per cominciare, mangio con la cultura. La produco grazie al mio studio, alle mie attività didattiche, e come me mangiano tutti coloro che lavorano nella cultura, con varie professionalità: bibliotecari, archivisti, restauratori, educatori, conservatori museali, catalogatori, lettori, docenti universitari, ricercatori fissi o a contratto, ecc., quasi tutti di alto livello scientifico perché in Italia si esigono competenze eccellenti (del corrispettivo in denaro parleremo un’altra volta).

Va da sé che con la cultura mangiano anche le famiglie di queste persone, e chi tra voi ha figli adolescenti, come me, sa che esistono delle aggravanti…

Alcuni hanno uno stipendio, generalmente non altissimo, a eccezione, come ovunque, dei direttori e di coloro che gestiscono e coordinano enti e attività. In questa sede preferisco non entrare nel discorso di disparità e (in)giustizie, visto che poi si affogherebbe nel gorgo della famigerata questione del merito.

Altri, moltissimi, lo stipendio non ce l’hanno, pur lavorando, e sono quelli che vivono con contratti a progetto, collaborazioni e partite iva, con tutto ciò che questo comporta. Alcuni sono in cooperative, piccole società, associazioni, altri sono solitari lavoratori autonomi.  Anche in questo caso sorvolo sui dettagli, ma rimando al sito dell’associazione Acta, l’associazione dei free lance, dove è possibile farsi un’idea dei diversi problemi che ci si trova quotidianamente ad affrontare.

Oggi a me interessa sapere chi mangia con la cultura, e di certo tutti questi che ho finora nominato, lo fanno.

Ci sarebbe poi la questione che la cultura per qualche motivo viene sempre distinta dalla scuola. Eppure il dizionario Sabatini Coletti (prodotto da chi si occupa di cultura e che quindi ne ha mangiato, a cominciare da Sabatini, da Coletti, dai loro collaboratori e da coloro che hanno stampato il libro) scrive: «cultura, 1. insieme di conoscenze su cui l’individuo esercita una riflessione critica autonoma e che pertanto hanno parte attiva nella formazione della personalità e nell’affinamento delle capacità ragionative». Quindi, cultura è anche scuola. Ergo, docenti, dirigenti, personale ATA e chiunque faccia parte della scuola mangia con la cultura. Mangiano con la cultura coloro che i libri li fanno, nel senso che li costruiscono, visto che partecipano alla diffusione e alla condivisione della cultura: editori, redattori, e naturalmente autori, illustratori, grafici, e poi ci sono i librai, indipendenti e non… Possiamo poi parlare degli artisti e dei musicisti che, per costituzione e letteratura, mangiano poco, ma comunque mangiano con la cultura.

Poi ci sono coloro che imparano a mangiare dalla cultura. Non ci avevate pensato, eh? Bambini, studenti, adulti… Chiunque può imparare grazie a ciò che di ‘culturale’ viene messo in circolazione.

Ancora il Sabatini Coletti: «cultura, 2. Insieme delle conoscenze letterarie, scientifiche, artistiche e delle istituzioni sociali e politiche proprio di un intero popolo, o di una sua componente sociale, in un dato momento storico».

Santo cielo! Ma qui ci vogliono far credere che cultura è tutto ciò che ci riguarda. Siamo noi!

E tutti noi mangiamo, chi più chi meno. Queste conoscenze sono a nostra disposizione e possiamo usarle anche per comprare il pane. Figuriamoci se la cultura serve per comprare il pane..! Così mi disse un mio antichissimo studente cui tentavo di far studiare un po’ di letteratura. Lui era figlio di un ricco imprenditore, e sapeva già che avrebbe lavorato col padre. L’ho conosciuto che ripeteva l’anno, o gli anni, non ricordo, in una scuola di recupero. Mi disse anche: «Lei qui è sprecata, questi [i padroni della scuola di recupero] non capiscono quanto sia brava….». Lui si era affezionato a me, anche se non studiava lo stesso, ma non sono riuscita ad apprezzare il complimento…

Epperò serve anche per il pane: qual è il pane migliore per me e per la mia salute? Come è fatto il pane ché così ne posso giudicare l’adeguatezza? Quanto costa fare il pane ché così posso capire se il prezzo è giusto o meno? Che cosa devo chiedere quando vado a comprare il pane?

Quante domande. Ma che serva anche a questo, la cultura: a imparare a fare domande…?

No comments

Trackbacks/Pingbacks

  1. A che cosa serve la Storia? | Il blog di Adriana Paolini - […] Continua la serie delle domande epocali che abbiamo deciso di porci sin da quando abbiamo scoperto quanta gente in…

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *