Lo scandalo dei lavoratori della cultura

Set 02

Lo scandalo dei lavoratori della cultura

Laurea, possibilmente con il massimo dei voti, dottorato di ricerca e/o master di specializzazione, tirocini e stage, partecipazione a corsi professionali, conoscenza di almeno due lingue straniere, capacità e competenze informatiche, esperienze di lavoro in Italia e all’estero.

Questo elenco costituisce l’ossatura di un curriculum medio per lavorare nella cultura. Non solo in questo ambito, è ovvio, la differenza è data dall’uso che di questi curricula si fa nel settore culturale.

I laureati, tutti, hanno trascorso quattro o cinque anni della loro vita a studiare per affrontare al meglio il lavoro che li aspetta. Hanno pagato le tasse universitarie e le loro famiglie anche le tasse allo Stato. Hanno investito tempo, energie e denaro. Una volta completato il corso di studi, hanno scoperto che viene richiesta loro una formazione di più alto livello ed ecco nuovi investimenti di risorse personali, e, va da sé, il rinvio di una qualche forma di remunerazione nell’ambito lavorativo per il quale si stanno preparando da anni. Ogni tanto si tira fuori quella sterile polemica sulla differenza degli stipendi tra laureati e diplomati: insomma, senza fare questioni di merito, direi che il motivo è oggettivo. E comunque, queste grandi differenze non ci sono più da tempo, specie nel pubblico, specie nell’ambito culturale.

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Oblio della memoria

Ago 16

Oblio della memoria

Che cosa ricorderemo del lockdown, della pandemia, di ciò che abbiamo vissuto finora sulla nostra pelle e di quello che abbiamo visto in televisione e sui social, delle storie ascoltate da altri, di tutte le notizie di cui siamo venuti a conoscenza? Non domani, ma tra un anno, tra dieci anni, cinquanta, che cosa saremo in grado di rievocare?

Che cosa tratterrà la memoria collettiva di questo evento e che cosa dimenticherà?

La memoria collettiva è l’insieme dei ricordi di un’esperienza vissuta da una comunità: ma questa è una definizione che dà solo una pallida idea della complessità dell’argomento. Per costruire una memoria collettiva servono i ricordi personali, che si basano su fatti ma ancor più sulle emozioni che quei fatti hanno suscitato e, si sa, l’emotività rende più difficile concentrarsi su realtà oggettive.

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Immagini: tra odio e amore

Lug 24

Immagini: tra odio e amore

Negli ultimi mesi, in varie parti del mondo sono state abbattute statue e sfigurate immagini che rappresentavano esplicitamente o simbolicamente personaggi e periodi storici ritenuti non più accettabili. In seguito alla morte di George Floyd per mano di alcuni poliziotti di Minneapolis, oltre alle manifestazioni di Black lives matter, abbiamo visto cadere monumenti spinti da folle senza controllo che hanno giudicato col senno dell’oggi uomini ed episodi del passato, da Cristoforo Colombo a Edward Colston, da Leopoldo II a Indro Montanelli, mescolando esigenze di giustizia a miopia culturale ma, soprattutto, sollevando interrogativi sull’uso stesso delle immagini. Perché riversare su simboli, figure, rappresentazioni di altri tempi le nostre rivendicazioni di oggi? Che senso ha abbattere una statua che è lì da secoli e di cui solo ora afferriamo uno dei possibili significati? Qual è il nostro rapporto con le immagini?

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