Libri tattili per bambini in libertà

Nov 17

Libri tattili per bambini in libertà

È che mi sono proprio divertita, e così ho deciso di raccontarvi la mia ultima avventura in ‘laboratorio’…

Si è chiusa da poco a Salò la mostra dedicata ai libri futuristi, “Lampi di Stampa: libri, riviste e manifesti futuristi dalla collezione Longo”. Si tratta di una preziosa raccolta di libri e di manifesti che il collezionista bresciano Enzo Longo ha voluto donare alla Biblioteca civica di Salò e che la città ha potuto ammirare presso  il Centro Culturale Santa Giustina (ex Civico).

Dall’associazione La melagrana, che collabora per alcuni servizi con la biblioteca, mi è stato chiesto di pensare a un laboratorio per coinvolgere i bambini.

Ho pensato, dunque, di rivolgermi alle classi quinte delle elementari per raccontare i tentativi dei futuristi di rompere con il passato, della loro ferma intenzione di ‘annientarlo’, senza poter fare a meno di usarlo, però,  attraverso reinterpretazioni e sperimentazioni della realtà soprattutto tipografica, dalle parole in libertà al tattilismo.

Coinvolti in questo ‘gioco’ di rinnovamenti e distruzioni, ho scoperto che i bambini romperebbero con molti aspetti del passato, specie se negativi: litigi, dolori, i troppi compiti…, e reinventerebbero volentieri giochi e parole (e compiti) più vivaci.

E così, dopo il percorso in mostra alla ricerca delle sperimentazioni futuriste, e discutendo della loro efficacia, abbiamo deciso di lasciare lontano l’eco dei cannoni di Zang Tumb Tumb, e abbiamo letto, a due voci, in effetti a venti voci e più che si rilanciavano testi e ‘versi’, la poesia di Aldo Palazzeschi, E lasciatemi divertire, ridendo e giocando con gli irriverenti giochi di parole che ai bambini sembravano strani, da vedere su un libro (la vera trasgressione!), ma pure tanto familiari, nei loro scherzi.

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Una super-mostra a Bolzano!

Mag 24

Purtroppo è già terminata, ma niente paura! Ho le foto.

Sto parlando della mostra ‘Noi ri-scriviamo la storia. La scrittura ieri e oggi’ che i ragazzi delle prime classi delle medie “Ugo Foscolo” di Bolzano hanno allestito nell’atrio della scuola.

Non lo dico perché è la mostra che ha concluso i percorsi fatti con me, anche se ne sono molto orgogliosa, ma perché tutti sono stati davvero in gamba. Certo, le straordinarie insegnanti e la fantastica bibliotecaria Alessandra hanno coordinato energie e idee, ma tutti i ragazzi hanno partecipato all’allestimento con molto impegno.

Avreste mai pensato che la storia della scrittura potesse scatenare tanta creatività?

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Datemi un ‘qualcosa’, ché ho bisogno di scrivere…

Mar 15

– Un qualcosa che?

– Uno spazio, un materiale, qualcosa, per favore, ché non riesco più a trattenermi, devo scrivere!

-Sì, ma che cosa devi scrivere? A chi? Quante persone devono leggere quello che hai in mente? È un pensiero che deve durare o deve essere subito fatto sparire?

È uno scritto ufficiale? Personale?

Che cosa hai a disposizione? Hai carta? Penna? Una matita? Un coltellino svizzero? Niente? Le mani, hai le mani. E su che cosa vuoi scrivere?

 

Avete mai pensato che in maniera più o meno consapevole, sappiamo sempre che cosa usare per scrivere ciò che vogliamo dire? Siamo così abituati a trattare la scrittura e la comunicazione che sappiamo sempre quale materiale e strumento scrittorio scegliere perché il nostro messaggio sia efficace. Lo sappiamo ma la mancanza di consapevolezza (è infatti di più un’abitudine) non ci permette di sfruttare le potenzialità che la scrittura ci offre.

A guardare la storia della comunicazione scritta, si assiste a una sperimentazione continua da parte dell’uomo di trovare il materiale giusto e il luogo adatto per trasmettere e diffondere il proprio messaggio.

Dapprima si usa ciò che si ha a disposizione, a cominciare dal proprio corpo (ma dove li scrivete i numeri di telefono che quelli carini vi dicono al volo?), poi si raccolgono pezzi di corteccia e si incidono (e non lo faranno per esempio anche i soldati che scrivono dalla Siberia?), si disegna e si scrive sulle pareti di caverne ed edifici (e non lo facciamo anche adesso?).

Si fanno tavolette d’argilla, pesanti e poco adatte alla circolazione, e si depositano in biblioteche, si fanno rotoli di papiro, più leggeri più semplici da maneggiare, ma non troppo comodi da scrivere e da leggere.

Si usano materiali grezzi e altri dopo averli lavorati. Si scelgono materiali poveri o preziosi e si affidano loro messaggi diversi. Un testo sacro o una lettera a un amico avranno supporti diversi, è indubbio.

E poi c’è la storia della pergamena, più semplice da procurarsi rispetto al papiro. Oh guarda, permette anche una diversa forma di libro. E la carta? All’inizio non dà tanto affidamento: è leggerina… Certo che però, costa molto meno…!

Se dovessimo far leggere il nostro messaggio a più persone possibili e farlo durare il più a lungo possibile, dove lo scriveremmo?

Se volessimo far arrivare un messaggio velocemente a tante persone su quale materiale lo scriveremmo? Sì, lo so, questo è un discorso fuori dal tempo, abbiamo telefoni, pc e mille altri dispositivi elettronici. Sì ma che cosa resta dei nostri pensieri affidati a quei mezzi?

Scrivere sui muri resta ancora la forma più efficace di comunicazione, qualsiasi sia il tipo di messaggio, politico, celebrativo, di protesta, d’amore…

Su un muro di Roma si può leggere anche questo: «Sono stati in molti a scrivere qui: io solo non ho scritto niente». Ah sì?!

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