Carte in … posa. Intervista con Luciano Palombi

Giu 12

Carte in … posa. Intervista con Luciano Palombi

Vi presento Luciano

 In biblioteca non ci sono solo bibliotecari e amministrativi. A volte ci sono anche i fotografi. Luciano lavora dal 1996 presso la Biblioteca comunale di Trento. Grazie alla conoscenza della fotografia, che è il suo hobby da sempre, e alla sua curiosità, si dedica ai materiali della biblioteca, in una continua ricerca del modo migliore ed efficace per utilizzare gli strumenti a disposizione.

Palombi Come sei arrivato in biblioteca?

Sono stato assunto al Comune di Trento nel ’92 come autista funerario… E adesso nessuno vorrà continuare a leggere questa intervista…

Sfiderò la sorte… Racconta.

Nel 1996 ho partecipato a un concorso interno per la biblioteca. Durante il colloquio mi hanno chiesto se avessi particolari interessi e conoscenze di fotografia, che in verità è il mio hobby, ed è così che la biblioteca mi ha destinato al ruolo di microfilmatore.

In che cosa consisteva la microfilmatura in biblioteca? A che cosa serviva?

Serviva per una forma di tutela e conservazione e poi, naturalmente, per documentare il posseduto. Si è cominciato dalla microfilmatura dei giornali, poi è stata avviata quella dei libri del fondo antico: prima i pezzi che andavano in mostra o in restauro, poi abbiamo proceduto a tappeto. In quegli anni la microfilmatura era coordinata da Luciano Borrelli, bibliotecario dmicrofilmella Comunale di Trento ora in pensione, che cominciò ad affidarmi i lavori anche per le pubblicazioni, che fino ad allora erano stati, il più delle volte, affidati a esterni. Fino ad allora le fotografie in biblioteca si facevano solo dietro richiesta degli utenti.

Nel 2000 si passa al digitale…

In quel periodo c’era parecchio lavoro anche su pellicola e il digitale ha portato tutto un altro modo di pensare la fotografia. Devo dire che ho accettato la sfida e ho cominciato a sperimentare, creare, fino a trovare il modo giusto di gestire e trattare le immagini digitali.

Nel frattempo abbiamo proseguito con l’attività di microfilmatura perché il digitale non è considerata una modalità sicura di conservazione.

Quali sono stati gli effetti dei tagli nel tuo settore?

Per esempio, è stata smantellata l’attrezzatura per lo sviluppo del microfilm. La macchina non funzionava più e il Comune non ha potuto reinvestire nel nuovo macchinario. Ora si fanno solo microfilm in negativo dei giornali.

Prima di questo, avevo il compito di microfilmare in negativo e duplicare in positivo. Da quando la macchina è stata dismessa, il materiale va alla Provincia che affida a una ditta esterna lo sviluppo in negativo e delle copie in positivo che devono essere distribuite alle maggiori biblioteche del Trentino, Rovereto, Ala, Arco e naturalmente alla Comunale di Trento. Ma l’onere della ditta esterna, che dunque sviluppava e duplicava i positivi, era diventato troppo pesante ed è stato tagliato.

Il risultato è che ora faccio solo la copia in negativo, poi sviluppata laboratoriodalla ditta esterna, che viene poi affidata al personale della Provincia che a sua volta fa la scansione del microfilm per creare cd-rom da rendere alla Comunale di Trento. Stiamo aspettando installazione di PC per la consultazione.

Il lavoro più interessante è ancora quello delle foto. Curo le immagini per pubblicazioni, sia della Biblioteca sia dell’utenza, per il materiale che va in mostra, per il sito della Comunale, e  digitalizzo materiali per i cataloghi on-line.

Quali soluzioni potrebbero esserci per migliorare la qualità dei servizi senza spendere troppo denaro? E soprattutto è possibile?

Per poter avere  una biblioteca al passo con i tempi è impossibile non investire denaro, l’importante è sapere cosa effettivamente serve per poter lavorare su più materiali senza spendere una fortuna. Sarebbe poi utile formare più persone per dare continuità al lavoro. Da pochi mesi, inoltre, è stata consegnata una nuova macchina fotografica, ma soprattutto è stato acquistato uno scanner utile per la digitalizzazione: così sarà possibile aumentare le opere digitalizzate e  valorizzare il patrimonio.  Non possiamo ancora dire di essere al passo con i tempi, ma siamo sulla strada giusta. Sono convinto che sia necessario rimanere aggiornati e investire in continuazione.

Digitalizzare il patrimonio: a che cosa serve?

L’obiettivo è sempre quello di una maggiore tutela del patrimonio, poi significherebbe una maggiore comodità di consultazione: si pensi anche alle persone che per qualsiasi motivo non possono recarsi in biblioteca, alla facilità di riprodurre delle copie, alla possibilità di poter visionare in sicurezza materiali di grandi dimensioni come mappe, progetti, pergamene, di fare una ricerca in un fondo fotografico vedendo all’istante l’immagine. Basti vedere il successo che stanno avendo CATINA, il catalogo on-line delle cartoline e delle incisioni della biblioteca, oppure STABAT Stampe antiche della Biblioteca comunale di Trento, ed ESTER, sugli editori settecenteschi trentini e roveretani.

Come si lavora in biblioteca?images

La maggior parte di coloro che è qui in biblioteca ha una grande passione per il proprio lavoro e questo spesso aiuta a sopperire a mancanze e a difficoltà. Possiamo dire che il Servizio biblioteca del Comune di Trento sia tra i più apprezzati dalla cittadinanza.

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