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Azione 24 per le biblioteche scolastiche. Intervista con Gino Roncaglia

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Azione 24 per le biblioteche scolastiche. Intervista con Gino Roncaglia

Vi presento Gino Roncaglia

Filosofo di formazione, è professore associato di archivistica, bibliografia e biblioteconomia presso l’Università della Tuscia. Da anni divide i suoi interessi fra la storia della logica e l’informatica per le scienze umane. L’attività universitaria si combina anche con la partecipazione alla progettazione di trasmissioni televisive e di pubblicazioni indirizzate a una maggiore conoscenza dell’informatica per le scienze umane e in generale per le nuove forme di media culturali. Ha fatto parte del Comitato Biblioteche e Istituti culturali del Ministero dei beni culturali e ha collaborato con il MIUR su alcune delle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale.

ginoroncagliaDopo esserti dimesso con l’intero Comitato Biblioteche e Istituti culturali del Ministero dei beni culturali, il MIBACT, per un profondo disaccordo con alcuni aspetti della politica portata avanti dal Governo in ambito bibliotecario, hai avviato mi pare una ben più proficua collaborazione con il MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dedicandoti alle biblioteche scolastiche innovative nella definizione dell’azione 24 del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD). Potresti spiegarci di che cosa si tratta?

L’azione 24 del PNSD credo sia una delle iniziative più valide ed interessanti nate nel contesto della controversa legge sulla ‘Buona Scuola’: innanzitutto, non si propone solo l’acquisizione delle tecnologie senza tener conto delle infrastrutture, delle competenze, delle metodologie didattiche e in generale dell’ambiente scolastico e di chi lo frequenta, come purtroppo era spesso capitato in passato, ma al contrario, tiene conto di tutti questi elementi, compreso l’aspetto fondamentale rappresentato dalla formazione degli insegnanti. È finalmente un progetto che si cala nella realtà concreta, sforzandosi di valutare ogni aspetto di questa, dai contenuti alle forme di apprendimento. (altro…)

Le biblioteche scolastiche. Intervista con Alessandra Carrara

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Le biblioteche scolastiche. Intervista con Alessandra Carrara

Vi presento Alessandra Carrara

Bibliotecaria da 20 anni presso l’Istituto comprensivo Bolzano 6 (Scuola secondaria di primo grado “Ugo Foscolo”e  scuola primaria  “Alessandro Manzoni”), è il faro e il punto di riferimento di ogni insegnante e di ogni studente, non solo per la sua umana simpatia, ma anche per la sua effervescenza nel proporre, aggiornare, stimolare e soprattutto concretizzare un notevole numero di progetti legati ai libri.

 

alessandraL’Alto Adige è un’isola felice per le biblioteche scolastiche, grazie alla legge entrata in vigore oltre vent’anni fa. Qual è la situazione ora, dopo tanti anni?

La situazione è senz’altro positiva: avere una normativa che regola l’attività di una biblioteca in ambito scolastico ha fatto sì che le biblioteche si sviluppassero sino a fungere da centro informativo della scuola, a supporto dell’attività didattica, ma anche permesso di creare le premesse per fare degli alunni dei fruitori di biblioteche. Inutile dire che potrebbero essere fatti ulteriori miglioramenti. Solo per fare un esempio: è vero che ci sono le biblioteche scolastiche ma i bibliotecari sono pochi, non tutte le scuole hanno una biblioteca e un bibliotecario, spesso un bibliotecario è in servizio su  più sedi, a volte è coadiuvato da insegnanti distaccati o volenterosi, o personale amministrativo della scuola. Insomma, la situazione è ancora molto fluida. (altro…)

L’estate sta finendo… e il blog riprende i lavori

Posted by on 9:54 am in Carte in mano, Didattica, Eventi, Pensieri, Valorizzazione fondi antichi | 0 comments

L’estate sta finendo… e il blog riprende i lavori

Care amiche e cari amici,

bentrovati!

Molti riprendono a lavorare dopo le meritate ferie, le scuole tornano ad aprirsi … io, come molti, non ho mai smesso di produrre, anche durante le meritate ma brevissime ferie (la dura vita dei liberi professionisti), ma di certo è questo il periodo in cui alcuni dei progetti su cui ho lavorato nei mesi estivi, si concretizzano.

Ho pensato, così, che il primo post della stagione autunno-inverno potesse avere un’aria interlocutoria per dare spazio ad alcune delle prossime iniziative.

Non  posso che cominciare annunciando il nuovo corso per adulti che si terrà ogni lunedì, alle ore 17,45, a Trento dal 19 settembre al 24 ottobre. Dopo il successo incontrato con l’edizione primaverile e le ulteriori richieste che erano rimaste in sospeso, si è deciso di ripetere, con variazioni sul tema, il percorso tra Museo, Archivio e Biblioteca diocesani: Sopra le righe. Per una storia del libro dal Medioevo ai giorni nostri.

Ci sono ancora deTrento end of May 2016 3793i posti liberi, coraggio amici! Avete tutta la settimana per iscrivervi e venire a chiacchierare con me alla scoperta di storie e personaggi interessanti.

 

Per restare in zona Archivio e Biblioteca diocesani, le scuole quest’anno potranno scegliere nell’offerta didattica del Centro Vigilianum, due rinnovati percorsi, rispetto a quelli dello scorso anno. Oltre ai laboratori sui profughi (Voci di pace. Sacerdoti e profughi trentini della prima guerra mondiale) e sui protagonisti dei libri dal medioevo a oggi (Voltiamo pagina! Storia intorno ai libri della Biblioteca diocesana), gli insegnanti potranno portare i loro scolari e studenti a seguire l’incontro sugli antenati, riscoperti grazie ai registri parrocchiali (Alla scoperta degli antenati. Personaggi, famiglie e mestieri nella storia trentina) e quello sui libri di scuola (Leggere, scrivere e fare di conto. Libri e scolari nella storia della scuola). Un terzo percorso partirà da gennaio e sarà dedicato alle mille scritture dell’archivio… (altro…)

The proud archivist. Intervista con Augusto Cherchi

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The proud archivist. Intervista con Augusto Cherchi

Vi presento Augusto Cherchi

Dal dicembre 2010 è nel direttivo dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana. Storico di formazione, ha completato il suo curriculum con il diploma d’archivista e un corso per aiuto bibliotecario, quindi ha vissuto una decina d’anni combinando didattica e ricerca universitaria, lavoro editoriale, comunicazione politica, consulenza nella costruzione di banche dati, per poi dare vita a un’azienda che rappresenta la sintesi di questo percorso individuale, Alicubi.

Caro Augusto, sono molto contenta di averti ospite in questo piccolo ma accogliente blog. Come sai l’obiettivo è raggiungere quante più persone possibile, non del mestiere (ma anche), cui raccontare il nostro lavoro e, soprattutto, l’utilità delle nostre attività.the proud_tagliata

Viviamo un momento di grandi trasformazioni, che attraversano le nostre professioni e più in generale quelle di tutti i mediatori di informazioni e di produttori di conoscenza. Di fronte a questo, la sensazione che prevale – sia nei dibattiti che si accendono all’interno degli specifici ambiti disciplinari, sia nei confronti tra i diversi settori professionali – è di una grande confusione e di uno stato di profonda incertezza.

È una bella sfida riflettere sui nostri lavori e raccontare l’intensità dei cambiamenti in atto, ani credo sia una necessità, perché finora, bisogna ammetterlo, c’è stata una scarsa attenzione da parte degli archivisti nei confronti del mondo ‘esterno’.

Come nasce il tuo impegno nell’Anai?

Bella domanda. In realtà ci sono finito un po’ per caso, un po’ per rispondere a una provocazione.

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I “guaritori” dei libri… Intervista con Simona Inserra

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I “guaritori” dei libri… Intervista con Simona Inserra

Vi presento Simona Inserra

 Simona è una restauratrice e conservatrice di beni librari. Di sé racconta: «Quando ero bambina i personaggi dei miei giochi avevano sempre dei libri tra le mani; li costruivo con pezzetti di giornale che trovavo in casa e li sistemavo tra le loro mani. Al momento di fare la mia scelta universitaria, finita la scuola, non avevo dubbi: volevo occuparmi di libri, di libri da leggere e di libri di cui prendermi cura».

Sei nata con i libri in mano, ma quando e come hai cominciato ad occupartene per mestiere? simo

A Catania, la mia città natale, mi iscrissi a Lettere, con l’idea di proseguire gli studi nella direzione che avevo nel cuore da sempre. Approfondii gli studi di Filologia Romanza, che mi consentirono di occuparmi di manoscritti medievali e grazie ai quali ebbi la splendida opportunità di studiare per un anno di Erasmus ad Amsterdam. Iniziai la mia tesi di laurea sulla circolazione di un romanzo francese medievale e questo mi diede la possibilità di visitare e apprezzare le numerose biblioteche olandesi e belghe.

Concluso il percorso di studi catanese, immediatamente mi iscrissi alla Facoltà di Conservazione dei beni culturali (indirizzo archivistico e librario) di Viterbo. Fu allora che lessi l’avviso della Scuola Europea di Conservazione e Restauro del libro di Spoleto: si selezionavano 15 giovani in tutta Europa per un percorso formativo, con docenti italiani e stranieri, della durata di tre anni. Vinsi una borsa di studio per il corso triennale e la mia vita prese una direzione che davvero mi soddisfaceva. (altro…)

Carte in … posa. Intervista con Luciano Palombi

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Carte in … posa. Intervista con Luciano Palombi

Vi presento Luciano

 In biblioteca non ci sono solo bibliotecari e amministrativi. A volte ci sono anche i fotografi. Luciano lavora dal 1996 presso la Biblioteca comunale di Trento. Grazie alla conoscenza della fotografia, che è il suo hobby da sempre, e alla sua curiosità, si dedica ai materiali della biblioteca, in una continua ricerca del modo migliore ed efficace per utilizzare gli strumenti a disposizione.

Palombi Come sei arrivato in biblioteca?

Sono stato assunto al Comune di Trento nel ’92 come autista funerario… E adesso nessuno vorrà continuare a leggere questa intervista…

Sfiderò la sorte… Racconta.

Nel 1996 ho partecipato a un concorso interno per la biblioteca. Durante il colloquio mi hanno chiesto se avessi particolari interessi e conoscenze di fotografia, che in verità è il mio hobby, ed è così che la biblioteca mi ha destinato al ruolo di microfilmatore.

In che cosa consisteva la microfilmatura in biblioteca? A che cosa serviva?

Serviva per una forma di tutela e conservazione e poi, naturalmente, per documentare il posseduto. Si è cominciato dalla microfilmatura dei giornali, poi è stata avviata quella dei libri del fondo antico: prima i pezzi che andavano in mostra o in restauro, poi abbiamo proceduto a tappeto. In quegli anni la microfilmatura era coordinata da Luciano Borrelli, bibliotecario dmicrofilmella Comunale di Trento ora in pensione, che cominciò ad affidarmi i lavori anche per le pubblicazioni, che fino ad allora erano stati, il più delle volte, affidati a esterni. Fino ad allora le fotografie in biblioteca si facevano solo dietro richiesta degli utenti.

Nel 2000 si passa al digitale…

In quel periodo c’era parecchio lavoro anche su pellicola e il digitale ha portato tutto un altro modo di pensare la fotografia. Devo dire che ho accettato la sfida e ho cominciato a sperimentare, creare, fino a trovare il modo giusto di gestire e trattare le immagini digitali. (altro…)

E lasciatemi divertire, in archivio. Intervista con Rina Stracuzzi

Posted by on 5:36 am in Carte in mano | 0 comments

E lasciatemi divertire, in archivio. Intervista con Rina Stracuzzi

Vi presento Rina Stracuzzi

“Mi piacerebbe dire che la mia passione per gli archivi sia nata già dalla prima infanzia, come un segno del destino. Per quanto romantico, non è assolutamente vero: fino a 23 anni non avevo mai messo piede in un archivio, né ero ben consapevole di che cosa fosse“. Dipendente della Soprintendenza ai beni culturali di Messina, Rina ci racconta la sua più che ventennale esperienza in archivio.

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Dopo la laurea in scienze politiche, conseguita parecchio tempo fa, in attesa di capire che uso potessi farne, fui inserita in un progetto di lavoro dell’università, preparatorio di un convegno. Entrai per la prima volta all’archivio di stato di Messina e ci rimasi per più di un anno. E mi pagarono pure! (incredibile! Ndr)

A distanza di anni sono sempre più convinta che solo chi non ha mai avuto l’opportunità di entrare in un archivio possa dire che sia solo un posto pieno di polvere e muffa (come è stato sempre detto a me: ma come fai a divertirti in questi posti?!) Capisco che non tutti possono condividere questo “divertimento”, ma non saprei come descrivere questo piacere di lavorare in silenzio e fare i conti con montagne di carte che parlano. Qualcuno la chiama perversione…

Che vuol dire ‘fare i conti’? Descrivi con qualche dettaglio, magari con un esempio pratico, in che consiste il tuo ‘piacere’.

Il primo fra tutti i “miei” piaceri è trovare tra i documenti qualcosa che mi riporti al Medioevo. Non è facile a Messina perchè sugli archivi della città è passato di tutto: terremoti in ogni secolo, sequestro di archivi, e per finire le bombe intelligenti americane nel 1943. Sai la memoria resiste…ma quasi mai al fuoco. Dunque quando miracolosamente tra registri e “cartacce” affiora una scrittura inequivocabilmente anteriore al ‘500 ho quasi le palpitazioni. Un po’ meno quando trovo copie posteriori, che comunque hanno un loro perché. Ultimamente ho cominciato ad apprezzare anche il ‘500 che quantitativamente parlando ha lasciato più tracce. Scherzo ovviamente. È vero comunque che gli archivi della città sono tutti di età moderna.

L’altro piacere è puramente archivistico: una sfida tra me e le carte per riuscire a ricostruire la struttura storica e quindi anche la storia di chi ha prodotto l’archivio. Un vero e proprio “interrogatorio” all’ultima lampada…di Wood ovviamente. Alla fine di tutto il lavoro hai un’intima soddisfazione perchè sai che renderai la lettura, lo studio o anche la ‘semplice’ ricerca di informazioni più agevole. Io faccio parte di quella minoranza di “studiosi” che non ha paura a condividere lo studio. Trovo meno emozionante quando l’archivio è già ordinato e devi solo rilevare i dati di catalogo. Là, però, ti puoi immergere con tranquillità nella lettura di donne, uomini, case, strade, alberi, litigi, ma anche di noiosi accadimenti della vita quotidiana. Si è capito che amo le storie? Mi piacerebbe poter condividere letture a voce alta di documenti di archivio! Un’altra delle mie perversioni archivistico-paleografiche sono i testamenti (sempre medievali): quando ne trovo qualcuno non posso fare a meno di trascriverlo, soprattutto se le testatrici sono donne.

E come sei arrivata alla Soprintendenza?rina4

Alla fine di quel mio primo lavoro decisi di iscrivermi alla Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica dell’Archivio di Stato di Palermo, e contemporaneamente, su segnalazione del personale dell’Archivio di Stato, partecipai alla selezione di personale per un progetto che il Ministero dei Beni Culturali aveva appaltato a privati per la catalogazione delle serie notarili, di cui ormai ero diventata fine estimatrice e goditrice: il progetto in questione rientrava in quel calderone tristemente noto col nome di “Giacimenti culturali” che, partorito nel 1986 dal ministro De Michelis, prevedeva una massiccia campagna di catalogazione informatica su tutto il territorio nazionale di ogni tipologia di bene culturale (ndr tra i tanti articoli su questa iniziativa si vedano questo e questo). Ovviamente scelsi i beni archivistici. Fui selezionata, e qui cominciò una lunga odissea di contratti a tempo determinato, prima statali (sono stata anche metalmeccanica!) e poi della Regione Sicilia, che notoriamente non ha idea di che cosa siano gli archivi, non essendo nelle competenze specifiche dei beni culturali della Regione.

Tuttavia in virtù di un accordo tra Cei e Regione, si aprirono (non sempre) gli archivi ecclesiastici del territorio, ed il personale che aveva già lavorato per i giacimenti culturali, più altro segnalato dalla Regione per ‘imprescindibili virtù lavorative’, fu impiegato in attività di catalogazione dei beni archivistici ecclesiastici, prima con contratti a scadenza e poi a tempo indeterminato, tramite l’inserimento in società mista con prevalente capitale pubblico.

E adesso, con quali mansioni lavori?

Non siamo mai passati nei ruoli regionali, ma lavoriamo per la Regione, presso le Sovrintendenze per i Beni Culturali. Io sono in quella di Messina. In questo momento lavoro su due archivi: in uno di questi, l’Archivio storico della curia Archimandritale, avevo già lavorato parecchi anni fa con i miei colleghi archivisti. Essendo un archivio chiuso pensavamo di aver concluso il lavoro di catalogazione, ordinamento e inventariazione. Poi invece, a distanza di anni saltò fuori altra  documentazione confusa tra le carte di un altro archivio e quindi ho ripreso il lavoro fatto e ora sto cercando di ricostruire il tutto. L’altro invece, l’Archivio storico del Capitolo della Cattedrale, mi impegna già da 4 anni. Era oltremodo disordinato con un inventario lodevole nelle intenzioni, ma carente dal punto di vista archivistico, redatto negli anni ’80 da due uomini di buonissima volontà ma non archivisti.

È il problema che ancora adesso c’è nel continuare ad affidare lavori particolari alle professionalità sbagliate….

Adesso sta prendendo forma ma le perdite sono state veramente ingenti, dovute soprattutto ai riordini continui che sono stati compiuti nei secoli dagli incaricati archivisti di turno che hanno smembrato volumi e volumi di scritture per ricomporre fascicoli secondo le esigenze del momento, buttando ciò che non serviva più. Il concetto di archivio storico è duro da mandare giù. Per finire, contemporaneamente, sto catalogando un piccolo fondo pergamenaceo che si trova nella biblioteca del Seminario.

rina2Sembra tutto bellissimo e lo è fino ad un certo punto. Tralascio qualunque giudizio sulla qualità del lavoro svolto in più di 20 anni di catalogazione perchè non ne usciremmo più, ma non posso tacere sul vergognoso uso, anzi non uso, di tutto questo impegno lavorativo. Mi vergogno anche a dirlo, ma lavoro ancora su schede di carta che non so che fine faranno fra qualche anno. E quelle prodotte negli ultimi 20 anni si sono salvate perchè noi abbiamo avuto cura di conservarle. Sono stati spesi dalla Regione miliardi e miliardi per finanziare una nota società informatica perchè sviluppasse un software in grado di informatizzare le schede di catalogo e dialogasse per la consultazione condivisa, che ha funzionato per sei mesi. Poi tutta l’operazione è stata smantellata, ma non ho idea per quale motivo, forse perchè andati via i tecnici della nota società nessuno fu in grado di fare manutenzione al programma o forse per pigrizia mentale. Sono tanti i misteri della Regione Sicilia!

Certo una sensazione sempre presente, ma che all’inizio era veramente forte, era questo senso di solitudine e di impossibilità di confronto. Anche le scelte di continuare a voler essere un “Regnum” autonomo senza mai confrontarsi con la catalogazione nazionale, mi ha spesso causato una certa depressione lavorativa perchè lo splendido isolamento non è la strada giusta. Poi ho scoperto l’Anai (Associazione nazionale archivistica italiana). Non dico che mi abbia cambiato la vita, non sono romantica fino a questo punto, però ha contribuito a non farmi sentire sola, archivisticamente parlando. Mi piacerebbe impegnarmi molto di più soprattutto per far conoscere ai non addetti ai lavori cosa sia un archivio e perchè sia importante la conservazione e la tutela della memoria a prescindere dal ritorno economico di un bene culturale che non produce alcun reddito. In questo caso con i beni culturali non si mangia, se ti limiti a pensare al caviale e lo champagne. Però è un’ottima cura contro l’Alzheimer collettivo!

Nonostante questo disastro, tu in archivio ti diverti…

Solo l’amore per gli archivi e l’idea che il mio lavoro di catalogazione e ordinamento possa aiutare studenti e studiosi, e non solo, mi fa continuare serenamente tutte le mattine a non pensare allo schifo dietro le spalle. Ovviamente continuo a divertirmi in archivio, quel divertimento un pò perverso di cui si parlava…, per cui ai brividi di freddo sempre presenti in archivio, si aggiungono quei brividini di piacere che si provano quando entri dentro un volume o un singolo documento e cerchi di carpirne il segreto anche solo per individuare in quale serie archivistica (ndr: ciascun raggruppamento di documenti con caratteristiche omogenee, all’interno di un fondo archivistico) devi collocarlo.

Sono anche stata utilizzatrice finale degli archivi: infatti qualche anno dopo gli inizi incerti del mio iter lavorativo, già sposata e con una figlia piccola, ma ancora con qualche energia, mi iscrissi nuovamente all’Università, lettere moderne, e cominciai a coltivare la mia nuova passione per la storia medievale, sempre nei limiti consentiti dal corso universitario non particolarmente ricco in quel senso. Feci un’appassionante, per me, tesi di laurea sullo studio dell’archivio storico di un soppresso monastero cistercense femminile, S. Maria dell’Alto, di cui oggi resta solo un santuario, detto di Montalto, soffermandomi particolarmente sul fondo pergamenaceo, interamente collocabile in età medievale. Non contenta, qualche anno dopo, dopo aver conseguito la seconda laurea e aver avuto la seconda figlia, ho vinto il dottorato di ricerca in storia medievale e per tre anni ho potuto apprezzare a piene mani e polmoni il piacere di fare ricerca d’archivio e di dare una  personale interpretazione a ciò che le carte dicono. Ed ora eccomi qua, con la gatta che mi guarda dall’alto dello schermo del computer, a chiedermi se mi sarebbe piaciuto fare qualcos’altro nella vita. Non so. Molte mie curiosità sono rimaste inevase, ma non penso che si debba proprio assecondare tutto. Certo, penso che, nonostante le innumerevoli, e non ancora del tutto risolte, traversie lavorative di ogni tipo, io mi sento una privilegiata, e questo lavoro mi ha insegnato molto: c’è un ordine necessario e c’è anche uno scarto necessario, poi c’è la vita.

 

 rina3La bibliografia di Rina

L’archivio storico del Santuario di Montalto di Messina, in Guida al Patrimonio librario antico delle biblioteche pubbliche e agli archivi storici ecclesiastici nella provincia di Messina, a cura di A.M. SGRO’, Soprintendenza beni culturali ed ambientali. Sezione Beni bibliografici. Messina, 1998, 269-274.

Mastro Antonino Pilli, pittore messinese a San Fratello, in “Paleokastro”, anno III, numero 12, ottobre-dicembre 2003 .

STRACUZZI, Il tabulario di S. Maria dell’Alto di Messina (1245-1718), “Archivio Storico Messinese”, 89-90, 2008-2009.

Le pergamene della Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Messina, inScritture e libri della Sicilia Cappuccina, a cura di Giuseppe Lipari, Università degli studi di Messina. Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2009, 263-298.

Il testamento di Rainaldo Spatafora, in Scritture e libri della Sicilia Cappuccina, a cura di Giuseppe Lipari, Università degli studi di Messina. Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2009, 263-298.

Il tabulario di S. Maria dell’Alto di Messina (1245-1718),Società Messinese di Storia Patria, Messina 2008-2009.

C. PUGLISI, R. STRACUZZI,I manoscritti della Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Messina, inFrancescanesimo e cultura nella provincia di Messina, a cura di C. Miceli e A. Passantino, Biblioteca Francescana, Officina di studi medievali Palermo, 2009, 273-283.

Carta e libri, cartai e librai. Viaggio negli archivi messinesi tra il XV ed il XVI secolo, in In nobili civitate Messanae. Contributi alla storia dell’editoria e della circolazione del libro antico in Sicilia, a cura di P. LIPARI, Messina 20013, pp. 15-56.

R. STRACUZZI, S. LANUZZA, Cultura barocca e collezionismo a Messina. L’inventario post mortem di Giovanni Antonino Minutoli, in U’ ben s’impingua, se non si vaneggia. Per P. Fiorenzo Fiore, a cura di P. LIPARI, Messina 2015, pp. 357-391.

Di prossima pubblicazione sull’Archivio Storico Messinese, rivista della società messinese di storia patria: R. STRACUZZI, Regesti delle pergamene della biblioteca Regionale Universitaria “G.Longo” di Messina, (1255-1763).

Professionalità e passione, in biblioteca. Intervista con Milena Bassoli

Posted by on 6:33 am in Carte in mano | 0 comments

Professionalità e passione, in biblioteca. Intervista con Milena Bassoli

Vi presento Milena Bassoli

Milena lavora nella sezione di Conservazione della Biblioteca comunale di Trento. Di sé dice «Il mio amore per i libri e per la lettura è nato quando sono nata, lo so. I libri mi hanno sempre affascinata: ho conservato fotografie in cui facevo finta di leggere, quando tu (cioè io, ndr) non c’eri ancora!”milli

Come sei arrivata alla sezione Conservazione della biblioteca?

Dopo il liceo me ne sono andata dalla mia città, Bolzano e ho iniziato l’università a Firenze, soprattutto attratta dalle suggestioni evocate dalle letture di Lanfranco Caretti, docente di filologia e critica letteraria in quella università, cui mi aveva indirizzato la mia professoressa di italiano, Annalisa Gallegati, una delle donne importanti della mia vita. Purtroppo, per motivi familiari, dopo qualche anno dovetti tornare e terminai gli studi all’Università di Trento…

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I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Posted by on 7:32 am in Carte in mano | 0 comments

I giovani professionisti. Intervista con la campagna ‘Mi riconosci?’

Vi presento la campagna ‘Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali’

Nel novembre 2015 si forma ufficialmente la campagna Mi riconosci?, in seguito a un lento lavoro di riflessione e poi di condivisione nato sulla legge Madia sui beni culturali. Nel corso della sua attività, la campagna ha dimostrato di avere grande capacità di catalizzare l’attenzione degli studenti, degli operatori del settori e dei politici, grazie alla concretezza delle loro proposte e alle loro modalità d’azione.

Risponderà alle domande Leonardo Bison, archeologo e attivista della campagna.

 

Com’è nata la campagna Mi riconosci?miriconosci_logo

Il nostro gruppo avvia i primi passi, anzi le prime discussioni, in seguito alla promulgazione della legge 110/2014, la cosiddetta legge Madia sui beni culturali, dedicata in particolare al riconoscimento di alcune professioni dei beni culturali. Una legge che avrebbe dovuto essere attuata entro il marzo 2015 e che non ha ancora promosso, a tutt’oggi, azioni di alcun genere.  Alcuni rappresentanti degli studenti di Link-Coordinamento Universitario (la parte universitaria della Rete della Conoscenza, il network dei soggetti in formazione) iniziarono fin da subito a interessarsi alle criticità legate all’accesso alle professioni e ai percorsi post-laurea e in particolare nelle università di Padova, Lecce, Pisa, nacquero dei gruppi di discussione… Con fatica, Link-Coordinamento Universitario, su sollecitazione di questi gruppi, ha avviato i contatti per formare un vero e proprio ‘Gruppo nazionale beni culturali’, che progettasse una campagna che poi si è trasformata in “Mi Riconosci?”: abbiamo iniziato a lavorare ufficialmente insieme nel marzo 2015 e la campagna è stata lanciata a novembre.

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Una biblioteca può salvare un quartiere. Intervista con Donatella Natoli – 2

Posted by on 5:52 am in Carte in mano | 0 comments

Una biblioteca può salvare un quartiere. Intervista con Donatella Natoli – 2

Vi presento Donatella Natoli

A dire il vero, Donatella ve l’ho già presentata nel post del 3 aprile, come una delle fondatrici e delle animatrici della Biblioteca dei bambini e dei ragazzi Le Balate , che potrete trovare nel quartiere dell’Albergheria, a Palermo, vicino al mercato Ballarò.

Oggi pubblicherò la parte dell’intervista dedicata alle attività della Biblioteca, prezioso gioiello della generosità e della professionalità di Donatella e di tutti coloro che lavorano con lei.

 

LA BIBLIOTECA DE LE BALATE

le-balate-internoCome e perché si è costituita la biblioteca delle Balate?

Ho continuato a lavorare sul territorio, ancora in Ospedale. Con compagne e compagni di strada abbiamo sviluppato progetti con ragazzi con grave disagio, con donne emarginate, con mamme e bambini piccoli. Ancora adesso con tante compagne di allora ci siamo ritrovate e lavoriamo insieme in uno spazio bello, una chiesa della fine del 1700 trasformata in una biblioteca dei bambini e dei ragazzi, dove speriamo che possano sviluppare il loro pensiero e ritrovare una dimensione di armonia per la loro vita immediata, spesso stravolta, e per quella di donne e uomini adulti.

Uno stimolo molto importante alla nascita della Biblioteca è stato dato dalla introduzione in Italia del progetto “Nati per Leggere”. A Palermo, per iniziativa di due pediatri di base, Salvo Fedele e M. Grazia Lunetta, nel 1999 è stato organizzato un corso di formazione per pediatri ed operatori di base che volessero praticare la lettura ad alta voce come prevenzione dei disagi e per la promozione dello sviluppo di numerose capacità, rivolta ai bambini in età prescolare. Questo stimolo ha accelerato lo sbocco naturale di quel lungo lavoro sul territorio all’interno del Distretto socio-sanitario sperimentale.

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