Azione 24 per le biblioteche scolastiche. Intervista con Gino Roncaglia

Ott 16

Azione 24 per le biblioteche scolastiche. Intervista con Gino Roncaglia

Vi presento Gino Roncaglia

Filosofo di formazione, è professore associato di archivistica, bibliografia e biblioteconomia presso l’Università della Tuscia. Da anni divide i suoi interessi fra la storia della logica e l’informatica per le scienze umane. L’attività universitaria si combina anche con la partecipazione alla progettazione di trasmissioni televisive e di pubblicazioni indirizzate a una maggiore conoscenza dell’informatica per le scienze umane e in generale per le nuove forme di media culturali. Ha fatto parte del Comitato Biblioteche e Istituti culturali del Ministero dei beni culturali e ha collaborato con il MIUR su alcune delle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale.

ginoroncagliaDopo esserti dimesso con l’intero Comitato Biblioteche e Istituti culturali del Ministero dei beni culturali, il MIBACT, per un profondo disaccordo con alcuni aspetti della politica portata avanti dal Governo in ambito bibliotecario, hai avviato mi pare una ben più proficua collaborazione con il MIUR, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dedicandoti alle biblioteche scolastiche innovative nella definizione dell’azione 24 del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD). Potresti spiegarci di che cosa si tratta?

L’azione 24 del PNSD credo sia una delle iniziative più valide ed interessanti nate nel contesto della controversa legge sulla ‘Buona Scuola’: innanzitutto, non si propone solo l’acquisizione delle tecnologie senza tener conto delle infrastrutture, delle competenze, delle metodologie didattiche e in generale dell’ambiente scolastico e di chi lo frequenta, come purtroppo era spesso capitato in passato, ma al contrario, tiene conto di tutti questi elementi, compreso l’aspetto fondamentale rappresentato dalla formazione degli insegnanti. È finalmente un progetto che si cala nella realtà concreta, sforzandosi di valutare ogni aspetto di questa, dai contenuti alle forme di apprendimento.

Non era così scontato che nel Piano nazionale scuola digitale ci potesse essere uno spazio per le biblioteche scolastiche, e un così importante investimento economico.

Quindi, l’azione 24 che tipo di biblioteca prevede?

La biblioteca scolastica dev’essere il fulcro del lavoro sull’informazione, della lettura all’interno della scuola, ma deve anche fungere da collegamento con le biblioteche che sono sul territorio. I libri non devono perdere d’importanza, ma a questi bisogna affiancare i nuovi media e potenziare l’offerta che studenti e insegnanti potrebbero sfruttare per i propri progetti o per la crescita delle loro conoscenze.

Lo stesso bando, infatti, mette in evidenza non solo l’integrazione fra risorse informative e documentali tradizionali e digitali, ma anche l’importanza dell’alfabetizzazione informativa e la promozione della lettura e della scrittura.

Non è la prima volta che il Governo si muove in favore delle biblioteche scolastiche, ma sempre l’ha fatto con un’ingloriosa fine del progetto… Che cosa è diverso ora? Basta la parola magica ‘digitale’ per muovere persone e fondi?

ginoroncaglia1È vero. Dal progetto “Biblioscuole”, del 2004, che in verità alcuni risultati li aveva raggiunti, a “Bibliorete21”, del 2010… Sembrava che le buone intenzioni potessero bastare per costruire una rete che aiutasse a censire e a collegare fra loro le biblioteche scolastiche, offrendo strumenti comuni e quindi potenziandole. Ma senza alcun finanziamento e affidati alla buona volontà di pochi, i progetti si sono arenati.

Questa volta il termine, ma direi meglio la realtà, digitale ha giocato un ruolo rilevante, non c’è dubbio: non è possibile negare che il consumo informativo e mediale è sempre più orientato al digitale, specie da parte delle nuove generazioni. Ma questa è solo una delle prospettive che l’azione 24 propone, perché c’è anche la forte attenzione alla biblioteca come spazio fisico, al suo ruolo all’interno della scuola ma anche sul territorio, dalle persone che gravitano intorno alla scuola, a cominciare dai genitori, fino al quartiere e alle altre biblioteche.

Il bando si è proposto di selezionare fino a 500 progetti e per ciascuno prevede fino a 10.000 euro. Uno stanziamento che è aumentato notevolmente – di oltre tre volte – rispetto a quello iniziale previsto dal PNSD e che non si esclude possa essere ulteriormente incrementato. Sono previsti fondi specifici anche per l’attività formativa dei referenti, per un progetto relativo a una piattaforma nazionale di coordinamento, e per l’iniziativa #imiei10libri che ha lo scopo di portare nelle biblioteche scolastiche dieci titoli di autori contemporanei selezioni attraverso una votazione aperta alle classi scolastiche.

La risposta al bando dell’azione 24 ha superato ogni previsione, sono arrivati oltre 3300 progetti – un numero enorme rispetto alle aspettative – e si sta cominciando a pensare se non sia il caso di prevedere, in aggiunta, anche il canale dei finanziamenti da parte delle amministrazioni locali, magari attraverso i patti locali sulla lettura, in modo da allargare ulteriormente il numero dei progetti finanziati.

Oltre allo stanziamento dei fondi, che darà la possibilità di dar vita a nuove iniziative, come sarà possibile garantirne la continuità e l’esistenza anche nel futuro?

Innanzitutto, è previsto un momento di valutazione, quindi i vari progetti verranno monitorati e seguiti fino al loro compimento. Determinante, però, sarà riuscire a coordinarsi con la proposta di legge Giordano-Zampa, ora in discussione, sulla promozione della lettura. Nella sua formulazione attuale, la proposta prevede non solo l’istscuola4-982x540ituzionalizzazione delle reti di biblioteche scolastiche ma anche che per ogni rete sia prevista una figura di referente con competenze specifiche.

Inoltre, si prevede una forte azione formativa dei responsabili di progetti.

L’azione 24 è un’ottima occasione, ma è necessario che di biblioteche scolastiche si parli anche in contesti diversi dal PNSD, occorre che si lavori al riconoscimento della figura dei bibliotecari scolatici, che le risorse economiche siano stabili nel tempo e riguardino anche l’incremento dei libri su carta. E, soprattutto, il mondo della scuola deve acquisire finalmente consapevolezza dello straordinario ruolo sociale che le biblioteche scolastiche possono avere sia nel migliorare la qualità della formazione, sia nel contribuire a costruire nelle nuove generazioni un rapporto positivo e vitale con libro e lettura.

Quali sono i criteri base per la scelta dei progetti e quando si conosceranno i vincitori del bando?

Credo di non rivelare nulla di segreto nel dire che come commissione di selezione abbiamo stabilito dei criteri uniformi la cui prima regola prevede la valutazione degli indicatori che possono aiutare a far capire la concretezza dei progetti, ovvero se ci sono già le condizioni per poter avviarli, condizioni sia professionali sia infrastrutturali, che altro non sono che la garanzia per renderle sostenibili nel tempo.

La commissione è formata da sole 5 persone, ci piacerebbe riuscire awinner concludere entro novembre, anche se esaminare oltre 3300 progetti non è proprio uno scherzo!

3 comments

  1. Roberta Truppa /

    Gentile Professore Roncaglia, approfitto dell’ occasione fornitami da questo blog per comunicare con Lei, sperando di riuscirci. Visto che si occupa di biblioteche scolastiche e data la Sua professionalità, mi sembra giusto parlare con Lei della realtà delle biblioteche scolastiche napoletane. Sono una docente inidonea all’attività didattica e utilizzata come bibliotecaria in un Liceo (e sono tra l’altro veramente bibliotecaria, essendomi specializzata in Biblioteconomia al Vaticano ed essendo iscritta all’AIB), mi chiamo Roberta Truppa e vivo a Napoli.
    Le scrivo perché sono estremamente preoccupata e addolorata circa la condizione d’incuria e di degrado in cui versano le biblioteche scolastiche e della situazione lavorativa che sto vivendo. Attualmente, dopo due esperienze che non esito a definire umiliant,i lavoro presso un Liceo dove fortunatamente sto bene, ma da tempo mi sto ponendo degli inevitabili ed inquietanti interrogativi legati alla situazione che potrei vivere qualora il DS del Liceo in cui sto lavorando si trasferisse e ne subentrasse un altro che non reputasse opportuna la mia presenza (può capitare ed è capitato proprio a me!). Potrei infatti teoricamente trasferirmi in altri licei, alcuni dei quali hanno una considerevole quantità di materiale (moderno, antico e di pregio), affidato a docenti che, per quanto volenterosi, sono privi delle competenze adeguate. Ma tutti i licei ai quali ho scritto hanno rifiutato la mia offerta di lavoro (che alle scuole non costerebbe nulla), preferendo eventualmente il personale docente o, al limite, dei contratti a tempo determinato con laureati o laureandi: ciò nonostante la maggior parte dei DS delle scuole storiche napoletane lamenti la mancanza di personale professionalmente e tecnicamente preparato per catalogare il patrimonio da essi posseduto e puntualmente esibito ad ogni occasione. Quindi, io potrei in futuro correre il rischio di essere rifiutata dalle scuole e di andare in prepensionamento o, se sono fortunata, di essere parcheggiata su una sedia come una parassita o un’incapace,nonostante il CV (due lauree, un master e una specializzazione), mentre esiste nelle scuole napoletane un patrimonio antico e di pregio da valutare e tutelare che rimane in pasto agli insetti e ai parassiti (animali ed umani!). Proprio in questi giorni mi è giunta notizia di un Liceo storico napoletano che sta proponendo dei contratti ad esperti esterni utilizzando soldi della Regione e si tratta di uno dei Licei ai quali ho scritto numerose volte.
    Mi scusi se L’ho importunata, La ringrazio infinitamente per la Sua cordiale e paziente disponibilità e per il Suo impegno e colgo l’occasione per augurarLe buon lavoro.
    Affettuosi saluti.

  2. Cara Truppa,

    purtroppo i problemi che mi descrive sono uno dei molti esempi delle difficoltà che incontra chi si occupa di biblioteche scolastiche in una situazione in cui mancano ancora riferimenti normativi sicuri sulle relative professionallità. Io non saprei proprio quali risposte dare, dato che non ho nessuna responsabilità ministeriale: spero solo che in un futuro non lontano si possa ottenere un riconoscimento specifico per la professionalità dei bibliotecari scolastici, e indicazioni chiare sul loro impiego.

    Un saluto cordiale

    gino roncaglia

    • Roberta Truppa /

      Gentilissimo Professor Roncaglia,
      grazie per avermi risposto. Mi consenta di dissentire leggermente da Lei osservando che la situazione da me illustrata ha una relativa attinenza ai riferimenti normativi sulla professionalità dei bibliotecari scolastici. A mio modesto parere il problema principale è la mentalità italiana molto refrattaria al cambiamento e alla meritocrazia e verso la quale nessuno può o vuole fare niente!
      Grazie ancora per la Sua cortese professionalità.
      Cordiali saluti.

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