Di lotta, di amore, ma soprattutto di lotta

Nov 06

Di lotta, di amore, ma soprattutto di lotta

Lotta. E uno pensa ai pugni alzati del popolo cileno, di quello catalano. E dei libanesi, dei curdi, degli iraniani. Quelli degli indigeni dell’Amazzonia, dei giovani di Hong Kong, dell’Ecuador, della Bolivia, di Haiti: è la globalizzazione della lotta. Poi considera le lotte che si portano avanti per il rispetto alle donne, alle ‘minoranze’ e per il diritto alle ‘diversità’. La lotta del popolo, unido que mas serà vencido. Perché generalmente, la lotta, specie se politica, si fa in piena coscienza, e possibilmente insieme. In molti pensano che queste lotte siano troppe e troppo lontane anche solo per coglierne le informazioni, che non si fa in tempo a provare dispiacere e orrore per i curdi, che il Cile si ribella contro la dittatura. In molti pensano che sia sufficiente pensare per se stessi, ché già ognuno di noi è impegnato in una lotta quotidiana. Non c’è spazio né energia per gli altri. Tutti lottano, ogni minuto della propria vita. Per un ideale, per la giustizia, per i propri sogni (per concretizzarli o anche solo per averne). C’è la lotta di classe.

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Viaggiatori d’Occidente

Ott 29

Viaggiatori d’Occidente

Viaggiando scopriamo noi stessi, si dice, ma questo nel Dizionario non c’è scritto. Viaggio, in Treccani, è “l’andare da un luogo ad altro luogo, per lo più distante, per diporto o per necessità, con un mezzo di trasporto privato o pubblico”. Nel corso di un viaggio, però, impariamo davvero molto di noi: quanto siamo resistenti, o coraggiosi, ma anche curiosi, quanto siamo disponibili allo scambio, quante valigie siamo in grado di portare da soli. Abbiamo l’opportunità di venire in contatto con un mondo che non è il nostro e, attraverso quello, diamo, potremmo dare, un senso più profondo a quello in cui viviamo ogni giorno. Incrociamo persone che, per abitudini, tradizioni, condizioni di vita, si comportano in modo diverso da noi, eppure spesso cogliamo gesti familiari che ci mostrano quanto siamo legati al resto dell’umanità.

Quando arriviamo in un posto nuovo, spesso da soli, ci rendiamo conto di aver superato la paura. Non ci ha mai abbandonato, la paura, ma siamo orgogliosi di non averle permesso di fermare il nostro cammino. Non conosciamo nessuno, ma se sorridiamo, qualcuno ci sorriderà. Se chiediamo, qualcuno ci risponderà. Questo accade sempre, nonostante tutto. Si crea una relazione, una corrente di notizie, di esigenze, di sensibilità, di parole che scorre tra noi e gli altri. A guardare bene, la paura, e, di conseguenza, l’accoglienza possono essere più o meno sostenibili a seconda del motivo che ci spinge a viaggiare.

Il senso del viaggio è dato anche dal mezzo che scegliamo. In treno, per dire.

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Silenzio

Ott 16

Silenzio

Il silenzio è «assenza di rumori e suoni», dice il Dizionario Treccani. Si potrebbe definirlo uno spazio fisico-temporale, anche mentale, dove non si ode suono, sospiro, rumore, respiro. No, sarebbe meglio che almeno il respiro si avvertisse. Quindi non esiste silenzio vero, ma quello totale, quello che dicono ci sia nello spazio, dev’essere spaventoso, disorientante, ché non sai più chi sei. A meno che si stia realmente nello spazio, ma con un casco in testa e un collegamento radio con la base. Forse quel silenzio c’è anche sott’acqua. Ma c’è sempre il proprio respiro, il battito del cuore. Temo che il silenzio assoluto ci sia solo con la morte, e possiamo dirlo solo perché in effetti non sappiamo che cosa ci sia ‘dopo’. E se fosse vero che c’è il coro degli angeli? E se non mi piacesse quello che cantano?

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