Sospesi nel cielo. Decima puntata

Apr 09

Sospesi nel cielo. Decima puntata

“Stasera verranno qui degli amici – disse Giulio ad Antonio, dopo che ebbero pranzato – Vorrei che li conoscessi”. “E chi sono?”, Antonio si sentiva particolarmente a suo agio con Giulio, e si chiedeva come fosse possibile, loro così diversi. “Sono quelli che mi hanno aiutato a scappare da Trento, e che stanno organizzando il viaggio di Clara. Sono buoni amici, credo”. “Non lo sapete, se sono amici veri?”

“Alfonso sì, lui è un amico vero. Ci ha dato questa casa, la casa dei suoi genitori. Lui è un amico. Ma gli altri – Giulio esitò – ecco, non lo so. Si aspettavano che collaborassi con loro con qualcosa di più della mia presenza alle riunioni, hanno cominciato a guardarmi con sospetto, o forse con disprezzo”.

“Non siete più d’accordo con loro?”, Antonio non era certo di capire fino in fondo questo strano discorso. “Non riesco più a sostenere la mia parte – rispose – Desidero che mi aiutino a far venire Clara, ma so di non poterli aiutare. Non come loro vorrebbero. È venuto il momento di essere sincero e di metterli al corrente della mia decisione”. “Antonio! – chiamò Bonaria dalla porta – Vieni a vedere!”. “Vai – disse Giulio – ne parleremo ancora. Non so perché, ma sento di poterti parlare con sincerità, come a un amico”.

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Noi non siamo in guerra

Apr 07

Noi non siamo in guerra

Vorrei che si smettesse di parlare di guerra. Noi non siamo in guerra. La guerra è un’altra cosa. In guerra, il più delle volte, un paese entra in conflitto con un altro per un motivo, vero o presunto, e i soldati si sparano addosso. È uno scontro armato, tra Stati, o tra gruppi organizzati etnici, sociali, religiosi. È violenza, contro le persone e le cose. In guerra i civili per non morire devono fuggire. In guerra vengono usate armi che non danno scampo. In guerra c’è la fame. In guerra città intere vengono distrutte. In guerra l’angoscia è data anche dall’insensatezza umana che uccide e fa prigionieri, che tortura, che volontariamente nega la vita. Potremmo ricordarlo, quando leggiamo o guardiamo della situazione nei campi profughi. Chi torna dalla guerra non è più se stesso, a volte si perde nel silenzio.

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Sospesi nel cielo. Nona puntata

Apr 05

Sospesi nel cielo. Nona puntata

Con quella lettera stretta nel pugno, Clara cercava di fare respiri profondi, come le aveva detto di fare il dottore quando avvertiva un peso sul petto. Alda la vide. “Stai male? Che succede? È di Giulio?”

“No, mamma, è una lettera di don Felice. È la prima volta che mi scrive apertamente della situazione a ** ed è straziante. La vita dei profughi in quei maledetti campi di baracche è difficile e quella povera gente ha solo i parroci ad aiutarli. Non c’è da mangiare, hanno freddo. Guarda”, disse porgendole il foglio.

Cara Clara,

ti conosco da quando eri bambina e le tue lettere sono un grande conforto per me. So bene che sarebbe mio compito proteggere e consolare il tuo cuore, con i tuoi cari lontani, ma qui la situazione mi fa disperare.

I soldati austriaci che ci hanno mandato via dalle nostre case avevano detto che lo facevano per la nostra sicurezza e che saremmo rientrati dopo qualche mese. Non dovevamo fidarci, siamo qui da più di un anno e chissà per quanto tempo ancora dovremo restare. La maggior parte di noi ha gli stessi abiti della partenza. A maggio era caldo, ma qui stiamo soffrendo un freddo senza scampo. E la fame.

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