Aprite gli occhi: è di cultura che abbiamo bisogno!

Mag 10

Aprite gli occhi: è di cultura che abbiamo bisogno!

Forse non ci siamo spiegati. Possibile che non sia chiaro quanto sia importante la cultura?! Sempre. Soprattutto ora.

Magari il concetto diventa più facile da comprendere se rappresentiamo la cultura come un ecosistema: i temi culturali, a prescindere dal linguaggio scelto per esprimerli, hanno sempre un forte impatto sulla comunità, la quale, dopo essersi ‘nutrita’, restituisce sotto altre forme: consapevolezza sociale, attenzione all’ambiente, maggiore disponibilità all’accoglienza, conoscenza del proprio territorio da tradurre, per esempio, in percorsi turistici. E, soprattutto, esige nuovi stimoli innescando un circolo virtuoso. I processi culturali vengono alimentati da un ambiente che li sollecita e un progetto non solo porta lavoro a chi lo concretizza, ma immette sul territorio le potenzialità di un miglioramento economico e sociale. Anzi, le possibilità di investimento aumentano se il terreno è stato reso fertile da una crescita culturale.

Si capisce ora perché la cultura sia importante e quanto sia parte della nostra vita? Non ancora?! Poniamoci allora qualche domanda semplice, che in tanti si sono già fatti. Quanto ci è piaciuto guardare film e spettacoli in televisione o sul web? Quanto abbiamo scoperto della nostra terra fermandoci ad ascoltare qualcuno che ci raccontava una storia? Quanta bellezza abbiamo ammirato grazie ai musei che hanno aperto virtualmente le loro sale? In questi giorni di clausura sarebbe davvero più difficile resistere senza film, musica, libri, arte (forme di cultura), spesso offerti in forma gratuita,. Aggiungiamo quella cultura ‘pop’ che ci permette di cantare insieme le stesse canzoni sul balcone. Pensiamo a quanto di tutto ciò che abbiamo imparato in questo periodo possiamo e potremo condividere con altri, diffondendo conoscenza.

Parlare di cultura, poi, che per qualcuno è sottintesa (come se si autoproducesse), per altri è lontana, per i più inutile, induce spesso a dimenticare che è prodotta da persone che lavorano e fanno anche fatica, come tutti: sono operatrici e operatori culturali, giusto per identificare la categoria nella quale ci sono artisti, bibliotecari, ricercatori, archeologi, giornalisti, musicisti, attori, archivisti e molti altri. Sono stati i primi a rimanere senza lavoro, già nei giorni precedenti al lockdown, precari e sottopagati da sempre, messi in ginocchio dal Covid19. Eppure sono gli stessi che, da subito, si sono messi in gioco per reinventarsi, cercando di capire quali siano le nuove esigenze e le nuove disponibilità sociali, economiche e tecnologiche.

Sono molti i tavoli (virtuali) su cui si sta ragionando per rendere la cultura ‘sostenibile’, per adeguarsi al distanziamento fisico (non sociale!) senza perdere l’opportunità della presenza, ma anche per utilizzare la nuova ‘visualità digitale’.

Non è necessario cancellare spettacoli, mostre e concerti perché stiamo tutti lavorando per offrire un prodotto culturale adeguato. Si potrebbero mettere a disposizione spazi non utilizzati, anche non convenzionali, per laboratori, letture e spettacoli, per esempio. Nel mondo delle arti performative, che si fondano sul contatto con il pubblico, si discute sulla possibilità di far entrare il pubblico a teatro anche durante le prove e di aprire i teatri giorno e notte stipulando accordi con le associazioni e diversificando l’uso degli spazi. Le idee sono molte e di qualità. Si può fare, anzi, si deve fare, ma ascoltando, stavolta, gli operatori culturali, quelli che davvero conoscono il ‘mestiere’ e hanno a cuore la crescita culturale di una comunità.

Si capisce ora perché sia vitale ripartire dalla cultura. La proposta avanzata da un consigliere della Provincia di Trento di dirottare altrove i fondi destinati alle mostre di Palazzo Trentini (ndr: legate alle decisioni della Giunta provinciale), ormai cancellate, mi pare però la dimostrazione di come questo concetto ancora sfugga. Perché non lasciarli nell’ambito culturale e artistico, reinvestendoli in nuovi progetti o per azioni di sostegno alle attività culturali, a sostegno, per esempio, di coloro che non potranno lavorare perché quelle mostre non ci saranno?

Le risorse previste per i grandi ‘eventi’ devono essere investite in progetti più legati al territorio, che possano creare occupazione sulla lunga durata e un impatto più profondo sulla società. La cultura deve diventare ispirazione per raggiungere benessere, quello di tutti.

 

Articolo pubblicato sul ‘Trentino’ il 7 maggio 2020

 

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